DELLY.
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Vivere insieme.
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1974. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE.
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Una inaspettata eredit trasforma la vita di Prospero e Zelia Louviers. Gli agi, i piaceri li portano a dimenticare gli antichi amici e gli antichi amori, che rientrano nella loro vita solo dopo alcuni anni. Ma  vero amore quello che si trasforma in odio e vendetta? E con il passare degli anni quale sentimento predominer in loro?
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca.
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Vivere insieme.
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Capitolo 1.
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Il giovanotto si era fermato davanti al negozio di un mobiliere arredatore. Dietro l'immensa vetrina, sotto la luce intensa e dolce delle lampade elettriche, erano esposti con arte alcuni
mobili graziosi, di una eleganza raffinata; stipi di legni preziosi, dagli intarsi leggeri; piccole scrivanie adatte per le corrispondenze frivole, poltrone Luigi 14 di una grazia infinita, ricoperte di sete bellissime...
E ancora altre sete di un rosa antico delizioso, di un verde pallido, di un bianco avorio, sete ricamate, rigate, e disseminate di fiorellini, formavano una scintillante e ricca decorazione
alla mostra di uno dei negozi pi select dei viali.
Le luci che valorizzavano tutte queste raffinate eleganze, rischiaravano anche, dalla testa ai piedi, il giovanotto fermo davanti alla mostra.
Era un giovane vestito da operaio agiato. Alto, massiccio, con lineamenti marcati, aveva una barba bruna, folta e leggermente ondulata. Le palpebre, in quel momento un po' abbassate, lasciavano scorgere gli occhi solo a met... ma che espressione di invidia, di astiosa amarezza, si leggeva su quel volto!
Una giovane coppia scese da una bella automobile, ed entr nel negozio. Le palpebre dell'uomo si sollevarono, lasciando vedere degli occhi
chiari, che davano al viso una espressione di vivace intelligenza. Seguirono nell'interno del negozio le persone arrivate: lui un bell'uomo dall'aria seria e molto aristocratica; lei una giovanissima donna bruna, molto graziosa, vestita con sobria eleganza.
Si davano da fare per accoglierli; erano evidentemente clienti di classe... E l'occhio chiaro dell'operaio era pieno di odio e di invidia, la sua bocca, dalle grosse labbra, si stirava nervosamente... Accidenti!... quando verr l'ora di schiacciare questi ricchi?! sibil, tra i denti serrati.
Sussult sentendosi posare una mano sulla spalla.
Guarda, non mi sbaglio, sei tu, Prospero! diceva nello stesso tempo una voce sonora.
Si volt, e si trov faccia a faccia con un giovane operaio, un bel giovane dalla faccia serena e dallo sguardo aperto.
Ah! Sei tu, Cipriano?!
Ma certo! Te la spassi da queste parti!
Non c' dunque pi lavoro dai fratelli Vrinot?
Prospero alz le spalle, brontolando: Prendo un giorno libero quando mi piace... e se loro non sono contenti... Un gesto espressivo termin la frase.
Ti diranno addio, uno di questi giorni, caro mio, e sarebbe un peccato, perch sei pagato piuttosto bene!
Beh! Trover altrove!... Ma voglio essere libero, libero di lavorare un giorno e di passeggiare l'indomani, se cos mi piace. Ne ho abbastanza di piegarmi come uno schiavo sotto la
volont dei padroni, di affaticarmi per arricchirli mentre io resto povero come prima!  il momento di spazzare tutto questo; e ci dobbiamo pensare noi, che fanno lavorare e disprezzano!
Pronunziava queste parole con un tono di voce basso, nel quale vibrava un sordo odio. Cipriano rispose con una energica alzata di spalle.
Che sciocchezze!... Avrai un bel da fare, tu e tutti gli imbecilli che ti montano la testa, ci saranno sempre dei poveri e dei ricchi, finch esister il mondo.
Per me va bene se sono i ricchi di oggi a diventare i poveri di domani, e siamo noi che prendiamo il loro posto.
Senti, ci saranno sempre dei lavoratori furbi, degli imbroglioni o dei fortunati, che sapranno ritornare ricchi come prima, e dei pigri, degli incapaci, o dei prodighi, che perderanno
tutto quello che hanno guadagnato con la famosa rivoluzione sociale; ammettendo che ci guadagnino qualcosa!
Guarda te, se eri al lavoro, invece di girellare come un benestante, ti saresti guadagnato una buona giornata, te la mettevi da parte, e avresti cominciato a fare il tuo gruzzoletto.
E se tua sorella facesse come te, invece di comprarsi dei fronzoli e delle mini-gonne, credi sareste pi infelici, alla fine dell'anno?
Ecco, sempre privazioni! disse Prospero, irato. Zelia ha ragione, e non sar io che la rimproverer di amare gli abiti e le cose belle. Io sono come lei... Guarda, il sangue mi
bolle, vedendo tutto questo! Tendeva la mano verso la scintillante vetrina.
Non credi che avremmo noi, come questi aristocratici, il diritto di godere di questo lusso?
Cipriano, che aveva seguito la direzione del gesto del suo interlocutore, mormor: Guarda,  il marchese di Mollens!
 una delle tue conoscenze? sogghign Prospero.
Hai detto bene, caro mio! Ci siamo incontrati pi di una volta, e l'altro giorno ho desinato con lui!
Spaccone!
Ah, credi che scherzi? Il signor di Mollens si occupa del circolo cattolico della nostra zona, viene quasi ogni domenica a presiedere la riunione, e parla straordinariamente bene,
sai! Poi rimane l a parlare con noi, d qualche consiglio, va a trovare quelli che sono ammalati, e porta denari o dolci, secondo il caso. Sembra un po' rigido e severo, ma non si pu
immaginare come  cortese e buono con noi! Un mese fa, in occasione del suo matrimonio con la bella signora che  con lui, ci ha offerto un desinare nella sala del circolo...
Si sarebbe vergognato a ricevervi in casa sua, probabilmente, ribatt Prospero, con un riso sardonico.
Ci avrebbe messi in soggezione, e questo ci avrebbe tolto ogni piacere, al circolo, invece, siamo tutti in casa nostra, in famiglia.  stata una bella festa, e lui era allegro e contento in
mezzo a noi, come se non avesse fretta di andare a raggiungere la sua graziosa mogliettina.
Per ricco,  veramente un buon ricco!... Non ti dico che siano tutti come lui, disgraziatamente, no, ma infine ce ne sono... E bisognerebbe sapere cosa faremmo noi, se un giorno la fortuna
ci piovesse dal cielo.
Lo sguardo di Prospero si pos sui bei mobili. Un avido lampo vi brill per un secondo.
Tu, naturalmente, divideresti con i compagni... Vi era nel tono di Cipriano una sfumatura di ironia, che colp fortemente Prospero; la sua fronte si corrug violentemente.
Rider bene chi rider l'ultimo! borbott tra i denti. Quando saremo i padroni, le cose andranno meglio di oggi!
Uhm! fece Cipriano con un sorriso di incredulit canzonatoria da quanto si vede, l'avvenire  ben poco incoraggiante.
Non capisci niente, sei soltanto un vieto clericale, ipnotizzato dai preti e dai signori! Ti faremo felice e libero malgrado te stesso.
Grazie tante! Ma non chiedo niente, ho lavoro, buona volont, e guadagno bene, i miei datori di lavoro sembrano abbastanza contenti di me, e spero di avere ben presto una mogliettina buona, seria, e anche pia. So che la felicit completa non  di questo mondo, e ne prendo quella parte che la Provvidenza me ne d. Il rimanente lo avr lass.
Clericale!
Cipriano lo consider con uno sguardo di piet.
Se credi, dimmi pure delle ingiurie!... Andiamo,
buona sera, me ne vado, perch probabilmente
finiremmo per discutere in modo troppo
grossolano. Le nostre idee sono talmente dissimili...
Saluta Zelia da parte mia.  molto tempo
che non la vedo.
Tese la mano, che Prospero serr fiaccamente,
e si allontan con passo rapido.
Razza d'imbecille! borbott Prospero.
Gett un ultimo colpo d'occhio sull'elegante
vetrina e sugli aristocratici clienti del gran mobiliere,
e riprese il suo vagabondaggio lungo i
viali. Il suo sguardo geloso e astioso seguiva
le belle automobili che si incrociavano. Si fermava
affascinato e avido, sulle mostre abbaglianti
dei gioiellieri, su quelle dei grandi pasticceri
e dei fiorai famosi, sfiorava con rabbia
invidiosa i clienti di cui scorgeva nell'interno
le figure elegantemente vestite.
Cominci a cadere una pioggia fine fine, e
decise di affrettare il passo. Ben presto abbandon
i quartieri pi eleganti per altri di pi
modesta apparenza, poi raggiunse le strade popolari,
fiancheggiate da case dalle numerose finestre
mal rischiarate, con le piccole botteghe, le
cui vetrine ricordavano solo molto da lontano
quelle di cui aveva ancora negli occhi tutto il
fascino.
Il giovanotto si ferm davanti alla porta di
una mescita di vini, parve incerto per un momento,
poi apr ed entr nella stanza dove parecchi
gruppi di operai erano seduti a delle
tavole, davanti a bevande diverse, tra le quali
dominava il verde torbido dell'assenzio.
Guarda Louviers!... Arrivi al momento giusto;
stiamo per cominciare una partita!
Un verde, eh, amico?
Scherzi, Miron! Eppure sai che gli rivolta
lo stomaco! Il signore  della lega antialcoolica.
I presenti uscirono in grosse risate, e Prospero
esclam, ridendo:
Nessun timore! Non ce ragione, se l'alcool
non mi piace, che impedisca ai compagni
di prenderne. Noi siamo per la libert, vero,
amici?
Lo credo, disse un grosso biondo, con
la lingua gi impastata.
Non siamo dei borghesi che si impinzano,
ma vogliono impedire al popolo di divertirsi!
Viva la libert!... E abbasso i ricchi!
Ben detto, Paolino!... Andiamo, pago un
giro. Berremo all'avvento del popolo, alla rovina
della borghesia, al regno del proletariato, alla
spartizione dell'infame capitale. Va bene?
Va bene!... Viva Louviers! Viva il popolo!
Ah, quando vedremo tutto ci?! sospir
un grosso uomo che aveva la sbornia malinconica.
Presto, caro mio, afferm Prospero,
dandogli un pugno. Demoliremo questa vecchia
societ marcia, e metteremo al suo posto
qualcosa di nuovo, di superiore... ti dico solo
questo! Sar la grande fraternit universale, la
felicit per tutti. Non pi ricchi, non pi poveri,
tutti uguali!
Da quando era entrato, era il centro di quel
piccolo gruppo di operai. Evidentemente esercitava
su loro un certo ascendente... E chi lo
avesse sentito parlare, avrebbe compreso l'influenza
che quel giovanotto intelligente esercitava.
Quando Prospero Louviers, dopo un'ora, si
alz per andar via, abbracci con un rapido
colpo d'occhio quelli che lo attorniavano, e nei
suoi occhi chiari pass un lampo, in cui si mescolavano
la soddisfazione orgogliosa, l'ambizione
sorda.
Si rimise in cammino sotto la stessa pioggerella
fine di prima. Ben presto imbocc una
strada trasversale, la percorse per cinque minuti,
ed entr sotto l'arco di un portone. Attravers
la corte ingombra di barili, attorniata da
quattro braccia di fabbricato dalle numerose
finestre, per la maggior parte illuminate a quell'ora,
che era quella del pasto serale. Prospero
si diresse verso la costruzione di destra, destreggiandosi
tra i barili, nella semi oscurit, da
uomo che conosceva bene la casa. Entr in uno
stretto corridoio pavimentato a mattoni logori,
con le mura screpolate dall'umidit.
Parecchie porte si facevano fronte l'una con
l'altra. Una di esse si apr nel momento in cui
Prospero passava; apparvero due donne: una di
una cinquantina d'anni, piccola e debole, dal viso
affaticato e molto dolce, inquadrato da un berretto
nero; l'altra, una giovane alta e sottile, con
i capelli di un biondo acceso, che circondavano
come una aureola un viso allungato, dal colorito
chiaro e dagli occhi seri. Era vestita come
una modesta operaia.
Buona sera, disse Prospero, passando.
E sollev il berretto.
Buona sera, Louviers.
L'uomo si infil nella stretta scala dagli scalini
consumati, e si ferm al terzo piano. Tir
fuori di tasca la chiave, la introdusse nella serratura,
ed entr.
Si trovava in un ambiente basso, grande, dove
si vedevano, oltre alla cucina, una vasta tavola,
un armadio, e un letto molto misero. Regnava
nella stanza un grande disordine: piatti, bicchieri
non lavati, erano ancora sparsi sulla tavola.
Delle scarpe scalcagnate e delle ciabatte
mezze rotte, erano sparse sul pavimento di mattoni.
Brrr! Qui si gela! mormor Prospero,
dopo aver acceso la luce. Non ce pericolo
che quella diavola di Zelia rientri un po' pi
presto per accendere la stufa!
E borbottando si fece un dovere di accenderla lui.
E ogni tanto mormorava:
Ma bene! Quando ritorna? Non  affar mio occuparmi di queste cose!... Ma lei ha una bravura
speciale per mettere tutto sulle spalle degli
altri!... Certamente non  stata trattenuta nel
laboratorio. Sar andata a vedere le mostre dei
negozi sui viali, a riempirsi di invidia fino agli
occhi... come me, caspita! Ah,  proprio mia sorella,
quella l! Lei non sar certamente l'ultima
a prendere la sua parte nella grande distribuzione.
La stufetta ora ronfava. Prospero gett il
berretto sul letto, e si mise a camminare in lungo
e in largo, con le mani nelle tasche e la fronte profondamente corrugata.
Si ferm a un tratto davanti alla finestra, dalla quale pendeva uno straccio di tenda ricamata.
Il suo sguardo si diresse verso il fabbricato
che gli stava di fronte, dall'altra parte della
corte; si pos su una finestra. La tenda rialzata
lasciava vedere una svelta figura femminile piegata
verso una poltrona, nella quale si distingueva
una vaga forma umana. Era la giovane
bionda che Prospero aveva salutata passando.
La fisonomia dell'operaio si era addolcita, vi
si leggeva una specie di emozione...
Quanto era graziosa, Michelina!... sempre pi
graziosa! Se non fosse stato per il fatto che non
ne voleva sapere di sbarazzarsi della madre, piantandola
in un ospizio, Prospero conosceva qualcuno
che sarebbe stato ben contento di condurla
davanti al sindaco. Lavoratrice, seria... Ah, per
questo, s! Non era il caso di scherzare con lei,
e farle dei complimenti! Troppo bigotta, per...
Ma io, questo, glielo farei passare, borbott
Prospero. Peccato che abbia la madre
alle spalle!
Una chiave strise nella serratura, la porta si
apr, lasciando libero il passaggio a una ragazza
bruna, alta e bella, vestita con ricercatezza.
I tratti del volto ricordavano, pi raffinati, per,
quelli di Prospero.
Il giovane si volt dicendo in tono di cattivo
umore:
Ah, eccoti, finalmente! Mica sciocca, la Zelia!
Arrivi al momento giusto per trovare l'alloggio
ben caldo... E probabilmente contavi che tuo
fratello preparasse il desinare, cos non avevi .che
da metterti a tavola...
La giovane alz bruscamente le spalle.
Si sa che  nelle tue abitudini essere tanto
compiacente! Hai acceso la stufa solo perch
avevi freddo! Ti conosco, sai, il mio uomo!
Si mise a ridere ironicamente, ed entr nella
stanza vicina. Ne usc poco dopo, senza la giacca,
con un grembiule a quadretti chiari, ornato di
una gala, e annodato intorno alla vita sottile.
Prospero si era seduto alla tavola, e batteva
il tempo su un piatto.
Tu, naturalmente, hai mangiato, disse
sua sorella, dirigendosi verso una piccola dispensa
di legno bianco.
S, ho mangiato un boccone da Mario. So
che non bisogna contare su te, per trovare qualche
cosa, venendo qui, ribatt seccamente
Prospero.
Zelia replic con calma, piegandosi per aprire
la dispensa:
Hai ragione. Ciascuno deve custodire la
propria libert e avere le braccia libere. Non
sarebbe conveniente per me darmi da fare perch
tu trovi tutto pronto arrivando. Gli uomini
sono dei grandi egoisti, ma non sono io, quella
che blandir questo difetto, te lo assicuro!
Aveva una voce chiara e breve, che ben si
accordava con la sua fisonomia decisa, un
po' dura, e i suoi movimenti sicuri.
Oh, non ne dubito! disse ironicamente
Prospero. Farai bene a trovare un marito
che si lasci guidare, se no!...
Si volt con un piatto in mano, il labbro
sollevato da un sorriso canzonatorio.
Non aver paura, sapr scegliere. Del resto
non ho fretta, amo troppo la mia libert.
Si avvicin, respinse i piatti non lavati, e
tir a s una pagnotta gi cominciata.
Sono stata a prendere un brodo uscendo
dal laboratorio, e questo mi ha permesso di
aspettare... Vuoi mangiare qualcosa? Ho portato
del salame.  troppo tardi per fare la minestra.
Lui pieg la testa in segno di consenso, e
prese a sua volta una fetta di pane.
Sei stata a passeggio sui viali? domand
lui, attirando a s delle fette di salame
e galantina.
S, sono stata a riempirmi gli occhi di
meraviglie e il cuore di fiele contro questi sciagurati
ricchi!
Prospero fece una specie di ghigno.
Come me... Noi ci bisticciamo qualche
volta, Zelia, ma ci non impedisce che, in fondo,
si abbiano le stesse idee e gli stessi desideri...
E anche lo stesso odio! fin lei, sordamente.
E dire che lavoriamo per la borghesia,
e il suo lusso  frutto delle nostre privazioni...
Che miseria! Quando spazzeremo tutto ci?
La sua mano ebbe un gesto cos brusco, che
un piatto, posato vicino a lei, scivol a terra
e si spezz sul pavimento.
Non spaccare il vasellame, piccina mia!
Non saranno certo i borghesi che ce ne pagheranno
dell'altro...
Un colpo battuto alla porta lo interruppe.
Zelia si alz e and ad aprire.
Guarda, sei tu, Cipriano!
Io stesso in carne e ossa, cugina. La portinaia,
quando passavo, mi ha chiesto di portare
questa lettera, che  per Prospero e per te.
Una lettera?... Guarda di chi mai. Grazie,
Cipriano. Non entri un istante?
No,  un po' tardi, ti ringrazio, Zelia!
Buona sera a tutti e due.
Buona sera, Cipriano, risposero il fratello
e la sorella.
Zelia richiuse la porta e torn verso la tavola.
Prospero chiese, infilando il coltello in
una fetta di salame:
Di chi  la lettera?
Non so...  una grande busta con il timbro
di Parigi.  indirizzata al signore e alla
signorina Louviers.
E diamine, aprila, disse Prospero, a
bocca piena. Oppure consegnamela, se vuoi.
Zelia prese un coltello, tagli la busta, e ne
tolse un foglio di carta.
Non  lunga... Viene da un notaio...
Un notaio? rispose Prospero, subito
molto interessato, lasciando cadere il pezzo di
pane che teneva in mano. Leggi, presto!
Signore,
se vostra sorella e voi siete davvero i nipoti
di Gian Martino Louviers, che emigr giovanissimo
nell'America del Sud, vi prego di venire
domani nel mio studio, dove avr una comunicazione
che vi riguarda. Vi prego di portare
con voi dei documenti di identit, e tutti
i documenti relativi alla vostra famiglia di cui
vi trovate in possesso.
Bene! Cosa significa tutto ci? esclam
Prospero. Una comunicazione?... Una eredit,
forse?
Una eredit!
Gli occhi neri di Zelia brillarono.
Il cugino avr fatto soldi, laggi... Lui 
morto, e noi siamo i soli eredi.
Pu essere, mormor Zelia.
Si guardarono con una ardente speranza in
fondo agli occhi.
Oh, se ci fosse! esclam Zelia, in
tono appassionato.
Vorrei essere a domani! mormor Prospero,
respingendo i cibi posati davanti a s.
Come mi sembrer lunga questa notte!
Prese la lettera, la lesse a sua volta, fermandosi
lungamente, come se cercasse di indovinare
tra le righe...
Zelia aveva appoggiato i gomiti sulla tavola,
e rifletteva, con gli occhi bassi, la testa un
po' piegata.
La rialz a un tratto, e disse in tono breve:
Sai, Prospero, non una parola alla gente
di qui... Neppure a Cipriano. Non ce bisogno
che si sappiano i fatti nostri...
Oh, non aver paura, bambina mia! La
penso come te. Ma come vorrei gi essere a
domani!
E io no, forse? mormor Zelia, infilando
le mani lunghe e sottili nella folta capigliatura
cresputa.
...
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Capitolo 2.
...
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...
Michelina Laurent era lavorante in passamanerie.
Abitava in una soffitta del quinto piano
con la madre sorda, paralizzata in tutte le membra,
disgraziata creatura la cui intelligenza si
era oscurata per alcoolismo. Di questo terribile
vizio il padre di Michelina era morto otto anni
prima, quando la figlia stava per compiere quattordici
anni.
Michelina era vissuta fino a diciotto anni
in campagna, da una sorella della madre, ottima
donna, che aveva fatto della nipote una
fervente cristiana e una abile operaia, come era
lei. Ma la buona zia Luisa era morta, e la madre,
che abitava a Parigi, era subito venuta a
riprendere la figlia, e soprattutto, a mettere le
mani sulle poche economie che Luisa Blanchet
lasciava alla nipote.
Michelina aveva trovato presto lavoro a Parigi.
Mentre lei era al laboratorio, sua madre
si abbandonava pi che mai al suo degradante
vizio, e quando la giovanetta, con il cuore spezzato
dal dolore, arrischiava qualche osservazione
piena di dolcezza e di rispetto, veniva assalita
da ingiurie, e spesso da botte.
Ma un giorno la disgraziata donna aveva
avuto un malore per la strada. Da allora era rimasta
una povera cosa, senza pensiero, senza
ragione, che passava le giornate in una vecchia
poltrona, vicino alla tavola dove erano stati
stesi i materiali da lavoro di Michelina. Infatti
la giovane aveva dovuto lasciare il laboratorio.
Sua madre non poteva rimanere sola, le era
necessaria una sorveglianza e delle cure quasi
continue. La ragazza dunque, ora, lavorava in
casa, e guadagnava ancora assai bene, perch
era una esperta lavorante.
Ma le spese erano forti, l'inferma, nella quale
esistevano solo appetiti materiali, assorbiva una
gran quantit di vitto. Michelina riusciva appena
a non aver debiti, senza riuscire a mettere
da parte qualcosa per gli imprevisti.
Ma come aveva resistito con ammirevole
forza cristiana all'umiliazione e al dolore che le
causava lo stato in cui spesso si trovava la sua
disgraziata mamma, e non aveva cessato di circondarla
di cure e di rispetto, cos, ora, la ragazza
mostrava un coraggio, una rassegnazione,
una tranquilla confidenza nella Provvidenza, che
suscitava la segreta ammirazione delle compagne
della comunit parrocchiale, con le quali
si ritrovava talvolta la domenica, quando una
vicina un po' in gamba, veniva a tenere compagnia
all'inferma.
Michelina era profondamente buona, intelligente,
ed era dotata di un notevole spirito di
sacrificio. Aveva pensieri nobili, e questa seriet,
questa elevatezza dell'animo, si rifletteva sul
grazioso viso, dando alla sua fisonomia, al suo
modo di fare, una riservatezza grave e fiera, che
si imponeva ai pi arditi ammiratori.
Quella mattina Michelina discese verso le
nove per fare la spesa. Al ritorno si scontr,
quasi, sotto la volta del portone, con Cipriano
Mariey, il giovane operaio elettricista, cugino
dei Louviers, che abitava una piccola camera
sopra al loro alloggio.
Oh! scusate, disse questi con premura.
Me ne andavo un po' in fretta, data l'ora...
Come sta la mamma?
Una commossa gioia brillava nel suo sguardo
leale.
E, sulle guance un po' pallide di Michelina,
era salita a un tratto una vampata rosea.
N meglio n peggio, Mariey, grazie.
Andiamo, meglio cos! Me ne vado in
fretta, per...
Si interruppe, ed esclam:
Guarda! sei di gran lusso, oggi... e a
quest'ora...
Queste parole erano indirizzate a Prospero
Louviers e alla sorella che, uscendo dalla corte,
comparivano sotto la volta. Il giovanotto
indossava un completo scuro, Zelia ostentava un
abito di lanetta di un tenue azzurro, rallegrato
dal taglio elegante, caratteristico dell'operaia parigina.
Fratello e sorella avevano avuto nello sguardo
la stessa luce di contrariet, vedendo Cipriano
e Michelina.
S, usciamo per vedere qualcuno... il cugino
Robin, che  di passaggio a Parigi, e ci ha
scritto perch si andasse a salutarlo, rispose
Zelia con calma.
E tu, vai pi tardi al lavoro, oggi?
chiese Prospero, il cui sguardo un po' irritato
era scivolato dal cugino a Michelina, che si
stava allontanando dopo aver risposto al saluto
del fratello e della sorella.
Mi sono sentito un po' male, stanotte e
ho riposato un poco, stamani. Siccome non ho
l'abitudine di essere assente per gusto, il caposquadra
non dir niente, e...
Qualcuno entrava sotto l'arco. Cipriano salut
cordialmente, e Prospero guard sorpreso
la giovane donna bruna e sottile che passava vicino
a loro, graziosa e aristocratica nel suo semplicissimo
tailleur di buon taglio.
Chi , Cipriano? domand Zelia, il cui
sguardo, subito indurito, seguiva la donna che
aveva risposto al saluto di Cipriano con un amichevole
cenno della testa.
 la signora di Mollens... Cesarina mi ha
detto proprio stamani che viene tutti i giorni
per medicare la vecchia Leblanc e leggere il
giornale a babbo Matteo.
Ah, s, la moglie del tuo marchese!
disse Prospero, in tono canzonatorio. Mi pareva
di riconoscerla, infatti...  un altro tipo
di posa, il suo!
Cipriano gli lanci un'occhiata di traverso.
Speriamo ci siano molte persone che
posano come lei!... Se credi le sia piacevole
lasciare la sua bella casa per andare in ambienti
pi o meno puliti, e curare una chiacchierona
noiosa come mamma Leblanc, o ripetere
pi volte la stessa frase a babbo Matteo che 
sordo! Potrebbe fare come tante altre del suo
ambiente: alzarsi a mezzogiorno dopo aver passato
la notte a ballare, correre per i negozi, e
passeggiare nelle strade eleganti per fare ammirare
i suoi abiti. Ma il signor di Mollens non
avrebbe sposata una donna di quel genere. Ha
sposato questa che  un angelo, a quanto dicono
tutti quelli che l'avvicinano.
Un angelo che ha una automobile e un
autista, e va a comprare i mobili in uno dei pi
grandi magazzini di Parigi! ribatt Prospero.
Bene! E chi  che ne gode? Chi  che
ha fatto quei mobili? Degli operai che devono
guadagnare. Se non vi fossero pi ricchi, cosa
farebbero? E la signora di Mollens  obbligata,
per la sua posizione sociale, a tenere casa con
un certo tono. Ma so, da uno dei domestici del
Marchese, che lo rende pi semplice che pu,
e non vi  persona pi modesta di lei... E buona
per i domestici, a quanto pare.
Una perfezione, diamine! afferm Zelia,
con tono aspro.  facile, del resto, essere
generosa e caritatevole quando si ha del
denaro!
Questo non impedisce che ci siano persone
che tengono per s tutte le loro sostanze!...
Ma mi fate chiacchierare, e fo tardi. Arrivederci,
cugini!
Si allontan con passo rapido, mentre Zelia
e Prospero uscivano a loro volta, prendendo la
direzione opposta.
Quel pretonzolo di Cipriano ha sempre
in bocca i preti e gli aristocratici! esclam
Prospero, alzando le spalle. Se ce ne fossero
molti come lui, si tornerebbe schiavi di quella
gente, che fa finta di essere amica del popolo
per meglio asservirlo e sfruttarlo. Ma fortunatamente
non ce nulla da temere. Guadagniamo
ogni giorno terreno, e possiamo gi salutare
l'aurora della grande emancipazione del popolo.
Non parlare cos forte, disse Zelia,
toccandogli il gomito. Non sei mica davanti
ai compagni! Non bisogna far rivoltare la gente...
Come vorrei essere gi dal notaio! Sar sicuro,
Prospero, che ci chiami per un testamento?
Mi sembra probabile. Ma tutto sta a sapere
se la somma  grossa. Se fosse... ah! Zelia,
cento milioni!
Le pupille di Zelia furono attraversate da
un lampo ardente.
Taci... Non voglio fantasticare... Ho troppa
paura di una delusione. Ma quanto mi batte
il cuore!
Il notaio abitava in una vecchia strada della
riva sinistra. Fratello e sorella si fermarono davanti
a una casa antica, passarono il portone e,
secondo l'indicazione del portiere, salirono al
primo piano.
Nella stanza in cui entrarono, un giovane
venne loro incontro. Prospero present la lettera
ricevuta il giorno prima. Il giovane disse
subito:
Il signor Dubian vi ricever immediatamente.
Apr la porta e fece entrare i due in uno studio
vasto e severo. Un uomo anziano, in piedi
di fronte allo scrittoio, sfogliava un incartamento.
Volse gli occhi verso di loro, esaminandoli
con uno sguardo penetrante.
I signori Prospero e Zelia Louviers?
chiese, salutando.
S, signore, dichiar Prospero. Gian
Martino era fratello minore di mio padre. Poich
i suoi genitori lo maltrattavano, ottenne da
loro, verso i diciotto anni, il permesso di partire,
con un altro operaio pi anziano, per l'America
del Sud. Per un certo tempo dette notizie
di s, poi non se ne seppe pi nulla. I miei
nonni non si preoccuparono, poich amavano
solo mio padre, e questi non aveva particolare
attaccamento per il fratello minore.
Allora voi non sapete niente di quanto sia
accaduto a vostro zio?
Non sappiamo assolutamente niente, signore.
Forse voi ne avete avute notizie?
Invece di rispondere direttamente, il notaio
domand:
Vorrei vedere i documenti di identit che
dovevate portarmi.
Lesse attentamente le carte consegnate da
Prospero, sfogli di nuovo l'incartamento aperto
davanti a s, e infine disse:
S, siete sicuramente i nipoti di Gian Martino...
Per conseguenza, i suoi soli eredi.
Ambedue ebbero un soprassalto.
Ah! lo zio  morto? domand Prospero,
i cui pomelli si arrossarono.
S, da parecchi mesi, a Buenos Aires. Poich
non ha lasciato testamento, sono state necessarie
delle ricerche. Un collega di laggi me
ne ha incaricato, e ho potuto scoprire la vostra
esistenza.
E allora... noi ereditiamo, ansim Zelia.
Ma s, siete i suoi parenti pi prossimi...
Un bel patrimonio... sono all'incirca seicento milioni.
Seicento... balbett Prospero, divenuto
di fiamma.
Quanto a Zelia, sembrava mutata a un tratto
in una statua di sale, e il suo sguardo incredulo
era posato sul notaio, che continuava, da
uomo avvezzo a simili sorprese:
Il signor Louviers si  arricchito con l'allevamento
del bestiame. Dieci anni fa era molto
pi ricco, ma si spos, e sua moglie sperper
la maggior parte del suo patrimonio. Anche il
resto se ne sarebbe andato se quella scialona
non fosse morta... Tutto il capitale  in contanti.
Appena saranno legalmente stabiliti i vostri
diritti, entrerete in possesso dell'eredit.
Zelia cominciava finalmente a credere a quella
fantastica realt. Ora una pazza gioia brillava
nei suoi occhi neri... E Prospero aveva un
po' l'aspetto di un uomo ebbro, mentre ascoltava
la voce chiara e fredda del notaio, che gli
indicava le formalit da compiere.
Vi pregherei di tornare tra dieci giorni,
avr senza dubbio qualche chiarimento da chiedere.
Non voglio trattenervi pi a lungo, signori.
Si alzarono, presero congedo dal notaio, e
uscirono, come degli automi.
Una volta fuori, Prospero mormor:
Dimmi, dunque, non  un sogno, Zelia?
Eh! caspita, no! Siamo proprio noi, Prospero...
noi che abbiamo questa fortuna. Capisci?
Saremo ricchi!... Ricchi anche noi.
Aveva preso il braccio del fratello, e lo stringeva
con una specie di frenesia.
Tu parlavi di cento milioni! Ah, che miseria,
ragazzo mio; saremo quasi miliardari!
Andiamo, non parlare cos forte, non vale
la pena che tutti siano messi al corrente dei nostri
affari, borbott Prospero, riprendendosi,
e gettando un colpo d'occhio intorno a s.
Hai ragione... Ma vorrei potermi sedere,
ho le gambe come tagliate!
Vieni da questa parte, allora, cerchiamo
di riprenderci.
La trascin verso i giardini del Luxembourg.
Si lasciarono cadere su una panchina, e rimasero
per qualche istante silenziosi, ancora meravigliati,
come oppressi, con una specie di
ebbrezza negli occhi.
No, non posso credere che siamo noi...
che siamo noi! mormor infine Prospero, passando
una mano sulla fronte.
Zelia riprendeva poco per volta possesso di
se stessa, la sua testa si raddrizzava, il suo
sguardo brillava di un misto di orgoglio e di felicit...
Non c' proprio dubbio, Prospero, siamo
proprio noi i nipoti di Gian Martino Louviers.
L'eredit  nostra... Non pi laboratorio, non
pi officina! Io che passavo tutte le mie giornate
davanti a una tavola a montare dei fiori per ornare
le ricche borghesi, ne comprer, invece,
senza lavorare!
E io comprer subito una Mercedes!
soggiunse Prospero.
Li schiacceremo tutti!
Zelia appoggi il mento sulla mano, e riflett
per qualche istante. Poi, levando gli occhi verso
Prospero:
Dimmi un po', non hai mica l'idea di andare
a raccontare subito ai vicini la nostra fortuna?
Eh? Perch?
Ehi! Stolto, sai come saresti assediato?
Ricordi le noie che ebbe Michaud quando vinse
quel premio? Tutti andavano a chiedergli denaro.
Prospero afferr, entusiasta, le mani della
sorella.
Diamine! Che sciocchezza avrei fatto! Sei
una ragazza giudiziosa, Zelia. Certamente si getterebbero
su noi come le mosche sul miele!
Tanto pi visto come gli hai montato il
cervello con le tue teorie sulla divisione del capitale,
dichiar Zelia, in tono beffardo.
Chi sarebbe preso in castagna, se venissero a
chiederti di metterle in pratica?
Prospero aggrott fortemente le sopracciglia.
Vorrei vedere anche questa!  il denaro
del mio zio, non ho nessun obbligo di dividerlo
con estranei...
Compagni, replic, sempre beffarda,
Zelia.
Oh, mi annoi! disse lui, in collera.
Sono parole... Ma io me ne rido!
E io no? Non ti inquietare, andiamo e
combiniamo il modo di far loro sfumare la nostra
eredit sotto il naso.
Non ce che un mezzo, bambina: filare
alla chetichella fuori dalla bicocca, e non tornarci
pi.
Sono del tuo parere... Ma per andare
dove?
Ah, ecco!... Rimanendo a Parigi si correrebbe
il rischio di incontrare un compagno e
di avere delle noie... Mentre... Ascolta, Zelia; io
ho sempre invidiato i tipi che facevano politica.
 un mestiere elegante che mi andrebbe
proprio bene. Loriot, sai, quello grosso che fa
le conferenze, mi ha detto un giorno in cui
avevo fatto un breve discorso: Guarda, guarda,
hai il modo; potresti smuovere la gente. Ed
 vero, Zelia, sento che sono fatto per questo.
Ma ci si dovrebbe stabilire altrove, aspettare
che qui ci dimenticassero; fare pelle nuova in
una grande citt qualunque.
Zelia fece una smorfia.
Lasciare Parigi... dove potrei condurre
una vita tanto piacevole?
Ci torneremo presto, non temere. Anche
per me c' solo Parigi. Ma, lo ripeto, bisogna
farci dimenticare. Tutti quegli imbecilli sarebbero
capaci di darmi delle noie se vedessero
che ho cambiato idea... E poi, arriverei pi facilmente
a qualche cosa in provincia.
E dove andremo, allora?
Credo Lione farebbe al caso nostro. Loriot
abita l, accetterebbe, probabilmente, di
spingermi.
Vada per Lione, se credi sia meglio che
qui. Soltanto, sai, se mi annoio, ti pianto l, e
ritorno.
Ma no, non ti annoierai; ne verr di gente
a divertirsi e a profittare del nostro denaro,
non temere... E poi, avrai una dote abbastanza
bella, che ti permetter di fare un bel matrimonio.
Oh, mi ci vorr qualcuno ben quotato!
Un futuro prefetto o un futuro deputato...
Eh, sei ambiziosa come me! osserv
Prospero, con un colpo amichevole sulla spalla
della sorella. Va bene, arriveremo, visto che
abbiamo corda... Allora sistemiamo la nostra situazioncina.
Saremo obbligati a riprendere il
lavoro finch non avremo il denaro, perch il
nostro contegno, altrimenti, sembrerebbe strano,
capisci?
Zelia strinse le labbra.
Eh, certo... ma sar opprimente! E quanto!
Essere obbligati a penare tutta la giornata quando
si  cos ricchi!
Probabilmente le cose non andranno tanto
in lungo. Eppoi, quando il notaio sar ben
sicuro che siamo gli eredi, forse ci anticiper
la somma necessaria per il viaggio e la sistemazione.
Prepararono cos il loro piano. Intelligenti
ambedue, dotati di una certa cultura, di una
certa mentalit .pratica e lucida, con gli stessi
istinti di grandezza e di lusso, non si sentivano
smarriti di fronte a questa straordinaria avventura.
Con piede sicuro entravano nel loro ruolo,
e architettavano le loro combinazioni con sangue
freddo, appena turbato, a momenti, da riflessioni
denotanti l'ebbrezza cupa che riempiva
le loro anime.
Con i resti del loro salario, si regalarono il
lusso di un buon desinare; poi Zelia trascin il
fratello verso i negozi eleganti. Si attardarono
lungamente davanti alle varie mostre, inebriandosi
alla vista di quel lusso, ieri ancora inaccessibile
per loro, esaltandosi allo splendore
delle gemme preziose... poi, lentamente, con
rimpianto, tornarono verso il loro quartiere
popolare.
Oh! rientrare in questa bicocca... nelle
condizioni in cui siamo! disse Zelia, con una
specie di collera, arrivando davanti alla loro
dimora.
Cerca di non prendere delle arie sdegnose,
che sarebbero notate, consigli Prospero.
 difficile, lo so, perch ora siamo
diversi da tutta questa gente, ma infine,  necessario
per il successo della nostra piccola
combinazione.
Si far il possibile, dichiar Zelia, con
condiscendenza.
Mentre arrivavano alla porta del fabbricato
nel quale abitavano, ne usciva un vecchio sacerdote,
accompagnato dalla vecchietta con il
berretto nero che, quando Prospero era tornato
a casa, parlava con Michelina Laurent. Il giovane
operaio sfior il prete senza salutare, lanciandogli
una occhiata di sdegno canzonatorio.
Nello stretto corridoio, la stessa porta della
sera precedente, era aperta. Mentre fratello e
sorella passavano, una figura umana si drizz
nell'apertura, e ambedue voltarono la testa con
un moto di orrore... il viso che si mostrava era
letteralmente divorato da un cancro spaventoso.
Si affrettarono verso la scala, e Zelia mormor
con ira:
Quella bigotta di Cesarina dovrebbe almeno
rinchiuderli, i suoi mostri! Se le fa piacere
darsi da fare tutto il giorno per curare questa
gente che sono solo degli estranei per lei,
non  una ragione per colpire al cuore gli altri,
con la vista di questi esseri spaventosi.
Certamente, afferm Prospero. Bisogna
credere che  un po' tocca, quella l,
per andare a raccogliere in questo modo degli
infermi. E quali infermi!
Entrarono nel loro alloggio, e gettarono attorno
un'occhiata. Disprezzo inesprimibile, trionfo,
gioia traboccante, orgoglio immenso, erano
riuniti in quella occhiata.
Naturalmente abbandoneremo tutto questo,
disse sdegnosamente Prospero, con un
gesto circolare.
Lo credo bene! Cosa faremo di questi
orrori, dico? Acquisteremo nuovo mobilio... e
bello, sai! Oh! Me ne intendo io, puoi contare
su di me!
Entr nella sua camera, e Prospero, macchinalmente,
si avvicin alla finestra.
Ebbe un lieve sussulto. Dal fabbricato che
gli stava di fronte usciva in quel momento Michelina;
indossava un modesto abituccio scuro
e aveva un grembiule azzurro, molto pulito, annodato
intorno alla vita. I bei capelli biondi
erano rialzati con una semplicit che si confaceva
all'espressione seria della sua graziosa fisonomia.
Michelina! mormor Prospero, mentre
il suo sguardo si addolciva improvvisamente.
Che cara mogliettina sarebbe! Con abiti eleganti
avrebbe una finezza... come la marchesina.
Ora che sono ricco, potrei pagare qualcuno per
curare sua madre...
Appoggi la fronte al vetro e si sprofond
per qualche momento nelle sue riflessioni. Poi,
scrollando bruscamente le spalle:
Pazzo che sono. Sposare una donna senza
un soldo!... Con la madre a carico... Crederebbero
davvero che fossi diventato miliardario.
I denari che ho non portano tanto lontano, ai
giorni nostri. Devo sposare una donna ricca, 
indispensabile se voglio arrivare a qualche
cosa... E poi lei  troppo devota, questo mi nuocerebbe...
oppure dovrei battagliare per farle
cambiare idea, e non so se ci riuscirei, perch
mi sembra abbia una volont di ferro... No, assolutamente,
non  il caso di sognare una cosa simile.
Si mise a camminare in lungo e in largo per
la stanza, con le mani in tasca e la faccia scura.
Peccato, perch mi piace molto! Avr forse
da tribolare, per dimenticarla... Beh, non si
pu avere tutto! concluse filosoficamente,
lasciandosi cadere su una vecchia poltrona di
paglia.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Ebbene? nessuna notizia, Mariey?
Nessuna, Cesarina! Non ci capisco proprio
nulla di nulla!
 davvero incomprensibile questa sparizione...
Per mi erano sembrati un po' strani,
quando li ho visti uscire, domenica.
S, l'ho notato anche io, disse il bottaio,
un grosso uomo rossiccio, avvicinandosi
a Cesarina e a Cipriano, fermi non lontano dal
capannone dove lavorava. Nei giorni precedenti,
gi non erano pi gli stessi. La Zelia aveva
un modo di guardare passando... pareva una imperatrice!
E Prospero sembrava nelle nuvole,
tanto che non ci vedeva nemmeno se gli si
dava il buon giorno.
Poi, al laboratorio, pare Zelia non facesse
pi nulla, e alla proprietaria che minacciava di
licenziarla, si dice, abbia risposto: Non dovete
preoccuparvi, i fiori che monter da ora in poi,
non ingombreranno le vostre scatole!.  una
delle sue compagne di laboratorio che ha raccontato
questo a Michelina.
Ecco Michelina! esclam Cesarina.
La giovane rientrava con la borsa della spesa
al braccio, e domand subito:
Non avete saputo niente, Mariey?
No. E voi?
Non molto. Giulia Blancard, ha un fratello
che lavora dai fratelli Vrinot, e mi ha raccontato
che Louviers aveva detto a un compagno
che lo canzonava per la sua aria assorta:
Caro mio, se tu fossi al mio posto, scommetto
che non avresti il coraggio di stare qui. E siccome
l'altro non capiva questa frase, ha aggiunto
con aria canzonatoria: Ti spiegher pi
tardi... quando avr tempo.
Evidentemente combinavano qualche cosa.
Ma che significa tutto questo mistero?
Una lettera per voi, Mariey! grid la
portinaia, comparendo nella corte.
Ah, grazie, signora Leon!...  di mio padre?...
Guarda, no, si direbbe la calligrafia di
Prospero!...
Una viva curiosit si dipinse subito sulle
facce di tutti. Rapidamente, Cipriano apr la busta,
e ne trasse un foglio coperto da alcune righe.
Un biglietto di banca sfugg, e fu acchiappato
a volo dal bottaio.
Ma s,  sua! disse Cipriano, stupito.
Lesse dapprima a voce bassa, poi riprese
ad alta voce:
Caro Cipriano,
tanto Zelia che io abbiamo trovato una posizione
molto vantaggiosa. Poich dobbiamo entrare
a lavorare subito, non possiamo tornare
a riprendere i nostri mobili. Fanne pure ci che
vuoi, noi non ne avremo pi bisogno, poich
l'alloggio ce lo d il datore di lavoro. Ti mando
in ritardo il denaro per pagare il nostro fitto
e qualche debituccio che abbiamo nella zona.
Se ci sar un avanzo, adopralo come vuoi. Siamo
pagati molto bene, e ci hanno anche anticipato
del denaro.
Ti saluto molto cortesemente
Prospero Louviers
Un silenzioso stupore regn per qualche
istante nel piccolo gruppo, aumentato dai vicini,
attratti dalla lettura di Cipriano.
No!... ne hanno avuta di fortuna! esclam
infine il bottaio, dando uno sguardo di invidia
al biglietto azzurro che teneva ancora tra
le dita nodose e grosse.
Tutto questo, per, non spiega perch non
hanno detto nulla, fece osservare giudiziosamente
Cesarina.
Avete ragione, ribatt Cipriano, stringendo
macchinalmente la lettera. Si potrebbe
pensare che fanno qualche cosa di poco confessabile.
Oh, Mariey! protest Michelina.
Caspita, come spiegare diversamente questo
modo di agire? Mi indispone, e non  per
niente chiaro.
Da dove  timbrata la lettera? domand
il bottaio.
Da Parigi.
Forse capiremo qualcosa tra qualche
giorno.
Ne dubito; non sono sciocchi, n l'uno
n l'altra, e avranno certamente preso tutte le
precauzioni.
Ecco il signor di Mollens!
Cipriano si avvi premurosamente verso il
Marchese, che compariva sotto la volta.
Buon giorno, amico, disse il signor di
Mollens, tendendogli la mano. Avevo da chiedervi
una piccola informazione... Ma avete l'aria
un po' confusa.
C' di che. Capita una cosa strana!
In poche parole mise il suo interlocutore al
corrente della scomparsa dei Louviers.
Questo cugino  quello di cui mi avete
parlato un giorno?... quell'acceso attivista?
chiese il signor di Mollens.
Lui stesso.
E nessun indizio vi fa pensare che possa
essersi prodotto un cambiamento nei suoi mezzi
di sussistenza?... che abbia, per esempio, vinto
al totocalcio... o avuto una eredit?
Proprio no. Non gli ho mai sentito dire
che giocava al totocalcio... e in quanto a eredit...
non vedo chi... Non ha pi parenti, mi
sembra, all'infuori di un vecchio cugino da parte
di suo padre. Un buon uomo, assai tranquillo,
con molti figli. Da parte della madre, ha solo
mio padre e me, dei cugini molto lontani. Del
resto... A meno che il fratello di suo padre che
era partito per l'America... Ma non se ne  pi
sentito parlare da anni e anni.
Avrebbe potuto arricchire laggi, e avere
istituito i cugini suoi eredi!
Guarda, ora che ci penso, disse la portinaia
c' stata quella lettera che gli avete
portata voi, una sera, Mariey. Era indirizzata al
signore e alla signorina Louviers...
 vero, lo ricordo... e il giorno dopo li ho
incontrati che uscivano, vestiti da festa. Poich
mi meravigliavo, Zelia mi rispose che andavano
a vedere un loro cugino, Robin, di passaggio a
Parigi. Ripensandoci, questo fatto mi ha meravigliato,
dato che non erano in buonissimi rapporti
con lui... Eppoi, avevano veramente l'aria
un po' singolare.
Il signor di Mollens pos la mano lunga e
fine sul braccio dell'operaio:
Vi dir il mio parere, Mariey: i vostri cugini
hanno avuto qualche bella eredit, e hanno
voluto rompere completamente con il passato,
con il loro ambiente...
Ah, benone! questa sarebbe speciale!
esclam il bottaio. Lui che parlava cos bene
sulla fraternit, sulla suddivisione del capitale...
Un sottile sorriso, tinto di ironia e di tristezza,
sollev i bruni baffetti del signor di Mollens.
Logicamente teme gli sia domandato di
passare dalle parole ai fatti...  fuggito per evitare
di intaccare un poco il suo patrimonio in
favore dei fratelli. Vedo solo questa spiegazione
per una condotta che pu essere qualificata
strana.
Eh! canaglia! esclam un operaio dal
carnato smorto, mostrando il pugno in direzione
della strada. Aveva un certo modo di guardare
i compagni, da qualche giorno! Si sarebbe
detto che si faceva forza per non voltar loro le
spalle... E sua sorella si dava delle arie... bisognava
vedere! Tanto che mia madre le disse una
mattina: Hai dunque fatto una grossa vincita,
Zelia?.... Lei strinse le labbra, e rispose, guardandola
dall'alto in basso: Una grossa vincita?...
Oh! Ve la lascio, se la volete!.... Mia
madre cred scherzasse, ma mettendo tutto insieme...
S, credo abbiate indovinato, Marchese,
disse Cipriano. Bella gente!... E dire che
pensavano al popolo!
Il giovane operaio brontol qualche cosa, tra
cui si discernevano le parole traditore... miserabile
profittatore, e si allontan con un gesto
di collera.
Sar una forte delusione per i compagni
che ascoltavano con tanto piacere le sue belle
frasi, osserv ridendo il bottaio. Gliene
pioveranno sul capo, delle maledizioni!
Il signor di Mollens scroll leggermente le
spalle.
 come tanti altri, anche lui, disposto
a dividere finch non ha niente. Ma se gli 
giunto del danaro, sapr tenerlo e metterlo al
riparo. Le persone generose e disinteressate non
abbondano... Vediamo, Mariey, datemi queste informazioni...
Ah! Cesarina, mia moglie mi ha
consegnato qualche dolce per i vostri protetti.
Verr a portarli tra un minuto, se vi va bene.
Ma con gran piacere, signore. Vado ad
avvertirli, saranno felici di vedervi.
La donna si affrett verso il suo piccolo alloggio,
mentre il Marchese si tirava un po' da
parte, per parlare con Cipriano.
Ottenute le informazioni, il signor di Mollens
domand con un gesto discreto verso il corpo
di fabbricato che gli stava di fronte:
La graziosa bionda che  entrata l dentro,
sarebbe forse quella a cui pensate, Mariey?
Cipriano arross come una giovinetta.
S,  lei,  Michelina Laurent.
Complimenti!  graziosa, e la sua aria
modesta e seria mi ha subito colpito. Allora
avremo presto un matrimonio?
Non le ho ancora parlato. Figuratevi che
non oso... Ho paura di un rifiuto... e mi addolorerebbe
tanto...
Pensate davvero che non accetterebbe un
bravo giovanotto come voi, buon cristiano, ottimo
operaio?
Cipriano arross di nuovo fino agli orecchi.
Non so...  certo che avrei dovuto gi
parlarle... Pu darsi, anche, che non le dispiaccia
troppo...
Vediamo, amico, se si combinasse qualche
cosa?... Mia moglie accetter certamente di
fare da intermediaria tra Michelina e voi, e accomoder
presto le partite. Cos saprete cosa
pensarne.
Oh, come siete buono! disse Cipriano,
emozionato. Non rifiuto certamente! La signora
di Mollens sapr presentare la cosa come
si deve, e dirle che... infine, che penso sempre a
lei, che lavorer seriamente per rendere serena
la vita a lei e a sua madre... poich bisogna dirle
che prendo con me anche sua madre.
S, s, amico, mia moglie sapr mostrarle
che avete un cuore d'oro. Andiamo, arrivederci
a domenica, vero? Avremo una divertente relazione
di uno dei soci, ed  in ponte una sorpresa
del parroco.  cos misterioso che non ne so
nulla nemmeno io.
Strinse forte la mano dell'operaio e si infil
nello stretto corridoio. Sulla soglia della propria
porta stava Cesarina. Disse, con un sorriso che
ringiovaniva singolarmente il suo viso affilato:
Guardateli, tutti allegri, signore! Poveretti!
Non hanno l'abitudine di ricevere visite! Se
non fosse per don Gaillet, vostra moglie, che
entra qualche volta passando, Michelina Laurent,
e voi, signore, non vedrebbero, all'infuori di me,
anima viva.
Il Marchese entr in una piccola stanza ammobiliata
poveramente, ma di una scrupolosa
pulizia. Un uomo vestito di abiti vecchissimi,
ma molto puliti, era in piedi davanti alla finestra.
Fece un movimento di fianco, e la luce del
giorno rischiar il suo viso: lo stesso che aveva,
un giorno, causato tanta repulsione a Prospero
e a Zelia.
Senza esitare, il signor di Mollens gli and
incontro, con la mano tesa. Un benevolo sorriso
dava una espressione di attraente dolcezza
alla sua fisonomia, un po' fredda il primo momento.
Da una vecchia poltrona si alz una creatura
strana, un povero essere dal corpo orrendamente
contorto, e con il viso di una ripugnante
bruttezza. Non si sarebbe saputo che et
assegnargli. I suoi occhi, singolarmente dolci ed
espressivi, erano quelli di un ragazzetto, quasi
di un bambino, ma il cranio era interamente
calvo, come quello di un vecchio.
Erano quei due esseri che Zelia Louviers
chiamava i mostri della Cesarina... In realt,
in quel povero e piccolo quartiere, si svolgeva
un sublime episodio di carit eroica.
Cesarina aveva perduto molto presto la madre,
ed era rimasta sola con il padre, uomo duro,
irascibile, che aveva reso penosissima la sua
esistenza. Pia e rassegnata, non si rammaricava
e compiva coraggiosamente il proprio dovere.
Quando la paralisi inchiod suo padre su una
poltrona, lo cur con incomparabile devozione,
nonostante i rimbrotti, i furori, le bestemmie
di quell'uomo inasprito e in rivolta. Riusc a
ricondurlo a Dio prima che la morte lo prendesse...
E quando fu sola, Cesarina fu tanto triste,
perch non aveva pi a chi dedicarsi.
Allora germogli nel suo cuore una idea... In
un vicino tugurio marcivano, nella miseria pi
abietta, un uomo chiamato Lorin, e suo figlio,
un adolescente. I disgraziati vivevano come bestie,
oggetto di orrore per tutto il rione. I meno
delicati distoglievano la testa con repulsione dinanzi
al mostruoso viso del padre, e all'orrenda
deformit del corpo del figlio.
Cesarina and a trovare quei disgraziati,
seppe calmare la selvaggia sfiducia del loro animo
inasprito, e un giorno li install trionfalmente
nella stanza, non pi utilizzata dopo la
morte del padre. Ormai era felice: aveva a chi
dedicarsi... E il guadagno abbastanza forte che
le procurava il suo lavoro di passamaneria, serviva
a nutrire e curare quegli esseri che l'umanit
respingeva, ma nei quali lei, la cristiana,
aveva saputo vedere l'anima immortale, chiamata
a un destino tanto pi alto quanto pi il
loro involucro terreno era miserabile e sofferente.
Molti consideravano pazza Cesarina. Caricarsi
di quegli estranei, mentre il suo guadagno le
avrebbe permesso di vivere tranquillamente!...
Altri ammiravano e veneravano l'eroica creatura,
sempre serena e sorridente, vera madre per
quelli che chiamava suoi figli, per quanto
uno di loro fosse pi anziano di lei. Nel numero
degli ammiratori erano il signor di Mollens e
sua moglie, che non avevano timore a entrare
nel povero alloggio e ad affrontare la vista di
quelle atroci miserie fisiche, per procurare un
po' di letizia a quei disgraziati.
Il Marchese aveva prese tra le sue mani quelle
orribilmente deformate del giovanotto; gli parlava
con quella cordialit, quella dolcezza sorridente,
che riserbava per la propria famiglia e
per gli umili, mentre le persone del suo ambiente
lo giudicavano molto riservato e un po' freddo.
Lorin padre, disse a un tratto, con la sua
voce rauca, posando sul signor di Mollens i
propri occhi appena visibili nella gonfiezza del
volto:
Quando ero giovane andavo volentieri ad
ascoltare persone che ci sciorinavano con delle
belle frasi, parole di fraternit, e ci incitavano
a sovvertire le vecchie tradizioni. Per chi ci ha
soccorso? Chi ci ha voluto bene, miserabili come
siamo? Cesarina, che va alla Messa e ci parla del
buon Dio. Il vecchio parroco, che un giorno mi
ha abbracciato, quando gli ho detto: Sono un
maledetto, non sono un uomo. Lui mi considera
davvero un suo simile... Voi, signore, la
vostra cara signora... dei devoti... dei bigotti-
ma quei chiacchieroni, chi li ha veduti, qui?
Cesarina guardava con stupore il suo protetto.
Da molto tempo non aveva parlato tanto.
Doveva proprio pesargli sul cuore quello che
aveva detto!
Lo sguardo penetrante del signor di Mollens,
si pos sul povero viso di Lorin.
Non meravigliatevi, amico,  sempre stato
il cristianesimo a glorificare la povert... Ecco
perch, Lorin, quelli che soffrono nell'anima o
nel corpo, troveranno aiuto e amore solo presso
i discepoli di Colui che ha voluto nascere, vivere
e morire, nell'assoluta povert.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
La dolce luce delle lampade elettriche rischiarava
il delicato profilo della giovane marchesa
di Mollens, i suoi abbondanti capelli neri, il
collo sottile, che emergeva dalla scollatura dell'abito.
La giovane donna era in abito da sera,
e vi era un contrasto singolare tra la vaporosa
stoffa del suo vestito bianco, e il tessuto nel
quale le sue piccole dita infilavano attivamente
l'ago.
Lavori dunque fino all'ultimo momento,
piccola, infaticabile Maddalena?
Alz la testa e sorrise al marito, apparso sulla
soglia del salottino, in abito da sera pure lui.
Volevo finire questo per portarlo domani
alla piccola Giovanna che non ha un abito decente...
L, ora  fatto.  forse l'ora di andare?
Quasi, rispose Renato, sedendosi vicino
alla moglie.
Lei prese sul tavolo i lunghi guanti e cominci
a infilarli, dicendo:
Che noia, questo pranzo!
Sono del tuo parere, cara Mad, ma non
potevamo evitarlo senza irritare i nostri amici...
 certo che, come te, darei tutte le riunioni mondane
in cambio delle nostre seratine a due, o
delle nostre riunioni di famiglia... Ma infine,
non ci si deve chiudere in casa.
S, lo so. Infatti era solo una semplice
riflessione da parte mia. Questa piccola seccatura
 ben poca cosa in confronto a tante altre
noie!... E poi, sono particolarmente contenta
oggi, a causa di quel bravo Cipriano Mariey,
che vede avverarsi il suo sogno.
Deve aver trovato poco fa il mio biglietto,
e ora  senza dubbio da Michelina Laurent.
Che creatura incantevole quella Michelina!
L'ho proprio ammirata, stamani, per la sua
seriet, il suo coraggio, la sua delicatezza d'animo.
Quando ho cominciato a parlare di Mariey,
si  fatta tutta rossa, e mi sono detta: non
sar difficile... E invece non  stato facile come
pareva. Temeva che Mariey trovasse un giorno
troppo pesante il carico della sua mamma:
E vede, signora,  mia madre, e non l'abbandoner
mai....
Bisogna vedersela davanti quella disgraziata,
che di umano ha ormai soltanto il nome, per
capire ci che tali parole contengono di abnegazione
e di amore. Le ho semplicemente risposto:
Permetti a Mariey di venire a parlare con te,
vedrai che  disposto a tutto per farti contenta,
se acconsenti a sposarlo. Naturalmente le ho
fatto l'elogio del giovanotto. Lei conosceva, del
resto, il suo valore morale, la sua fede profonda,
e mi ha confessato che sembrava avesse
tutte le doti che una donna seria e cristiana pu
desiderare.
Allora, credi che la cosa andr?
Ma s, perch il giovane stesso ha proposto
di vivere con la madre.  eroico. Questo mostra
quanto ama Michelina. Sono stata poi da
Cesarina. Mi ha parlato dei cugini di Cipriano
Mariey, che sono stranamente scomparsi. Credi
davvero che abbiano avuta una eredit?
Mi pare la spiegazione pi plausibile, dato
soprattutto il carattere di quei tipi, quali me li
ha dipinti Mariey. Era molto imbarazzante, capisci,
andare a dire agli amici: Ora sono ricco,
e sentirsi rispondere: Dividiamo fraternamente.
La fuga, in questo caso, era il miglior mezzo...
Ah, che tristezza vedere prendere in giro
cos queste povere creature! mormor malinconicamente
il signor di Mollens.
Cesarina crede che il giovanotto fosse innamorato
di Michelina Laurent.
Uhm! che gli piacesse, non fa meraviglia,
ma non vedo un tipo come quello addossarsi
mamma Laurent. D'altra parte, il suo carattere
e i suoi principi lo separano nettamente da
quella graziosa ragazza, cos profondamente cristiana...
Vediamo, sei pronta, cara? Il tempo
passa, mentre noi chiacchieriamo.
Ecco, disse lei, allacciandosi l'ultimo
bottone.
Si alz, poi, per un subitaneo pensiero, volt
verso il marito i begli occhi neri, amorosi e
profondi.
Renato, dimenticavo... ho una confessione
da farti.
E posando la mano sul braccio del Marchese,
pieg la testa, con aria un po' contrita.
Qualche cosa di grave? chiese lui, sorridendo
dolcemente. Parla, piccola Mad.
Ho speso tutto il denaro che mi hai dato...
Oh! ho visto tante miserie! Vedi, non ho potuto
resistere!
Lui si chin, e pos dolcemente le labbra
sui capelli ondulati che incorniciavano il viso
della giovane donna.
Se tu li avessi spesi in abiti, ti sgriderei
un po', cara Maddalena. Dato che  per i poveri,
ti dico: ricomincia.
Oh, Renato, quanto sei buono! esclam
lei, felice. Temevo che tu mi trovassi troppo
prodiga... e tuttavia volevo chiedere ancora...
Tutto quello che ho,  tuo, te l'ho gi
detto. E se un giorno dovremo fare delle economie,
non sar sulla voce della carit, che le
realizzeremo.
... In quella stessa ora, come pensava la signora
di Mollens, Cipriano era in casa di Michelina.
L'accordo tra loro era stato trovato
presto, perch il giovane operaio aveva dichiarato
che mamma Laurent non li avrebbe mai
abbandonati.
I fidanzati avevano allora fatto dei progetti
per l'avvenire. Cipriano aveva saputo trovare nel
proprio cuore delicate parole che avevano avvinto
l'anima seria di Michelina... L'inferma fissava
il suo sguardo atono sui due giovani, guardava
vagamente le dita sottili di Michelina che
lavoravano sempre, mentre la giovane ascoltava
il fidanzato. La graziosa operaia non perdeva
mai il suo tempo.
Il matrimonio fu celebrato il mese dopo. Il
signor di Mollens e la moglie furono i testimoni,
l'uno dello sposo, e l'altra di Michelina.
L'abito della sposa era un dono della signora
di Mollens, e il Marchese offr agli sposi il mobilio
per la camera, che port all'apice la loro
gioia.
Il giorno dopo le nozze, andarono a ringraziare
i loro benefattori. Un domestico li fece
entrare nello studio del signor di Mollens, dove
il Marchese e la moglie li accolsero con la loro
abituale cordialit.
Ebbene, nulla di nuovo su quei famosi
cugini? domand il signor di Mollens, quando
i giovani sposi si alzarono per congedarsi.
Niente, niente. Oh,  proprio finita, ormai!
Ci hanno decisamente piantati! Se devo
dirvi quello che penso, questo mi meraviglia
solo a met. In lui, come nella maggior parte
delle persone, ha un valore rilevante il piacere
personale. Se ora hanno di che vivere come vogliono,
degli altri... beh, se la ridono! Quella
gente  fatta cos. Il brutto  che attirano tanti
creduloni con le frasi rimbombanti e gli inviti
all'odio.
Ahim! disse con tristezza il signor di
Mollens. Questi disgraziati hanno una tripla
benda sugli occhi... Auguro al nostro povero
paese molti buoni cittadini, molti bravi operai
come te, Mariey... e un bel numero di ottime
cristiane come voi, aggiunse, chinandosi verso
Michelina. Credo che il vostro focolare
potr essere indicato a modello a tutta la nostra
giovent, e questo sar, se lo gradite, il mio
pensiero augurale all'aurora della vostra unione.
Grazie.  la preghiera che ho fatto anche
io, ieri, al momento di pronunziare il s definitivo.
Ho visto intorno a me tante tristi famiglie!...
Oh, s, siamo fortunati, Cipriano e io,
ad avere la fede! Vorrei, vedete, ispirarla a tanti
disperati, a tanti cuori sofferenti e inaspriti che
conosco!
Parlava lentamente, con tono grave e vibrante,
nel quale si sentiva passare tutta la sua
anima.
La signora di Mollens si pieg verso di lei,
e le prese la mano.
Michelina,  il tormento di noi cristiani,
sapere ci che salverebbe le anime e, molto spesso,
non poterle raggiungere!
Il dolce, profondo sguardo di Michelina, avvolse
la giovane donna e suo marito.
Dio permette che facciamo loro talvolta
un po' di bene, e se ci fossero in Francia un
maggior numero di persone come voi, signora,
e vostro marito, i disperati e le anime in rivolta
sarebbero forse meno numerose.
Quando i due giovani sposi si furono allontanati,
la signora di Mollens disse pensosamente,
tornando a sedersi accanto al marito:
Quanto mi piace Michelina!  una donna
veramente superiore, con una elevatezza e delicatezza
di animo, veramente rara!  a posto
in qualsiasi ambiente!
Ed  il segno di una natura moralmente
raffinatissima. Ha ragione, siamo noi che dobbiamo
dare l'esempio; noi a cui il Signore ha
data una posizione sociale pi elevata, e che dovremo
nel giorno del rendiconto, rispondere alla
domanda del Maestro: E voi, cosa avete fatto
per questi piccoli, cari al mio cuore?.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
I pallidi raggi del sole di dicembre entravano
dalla finestra aperta e venivano a rischiarare
la stanza abbastanza vasta e di una mirabile
pulizia, nella quale Michelina era occupata
a preparare il desinare. Sopra un tappeto, in un
angolo della stanza, giocavano due bimbi biondi,
di cinque e tre anni. In una culla di giunco dormiva
l'ultima nata, grazioso bambolotto, vanto
delle cure vigilanti e igieniche della giovane
madre.
Gli sposi novelli, subito dopo il matrimonio,
erano andati ad abitare in quel quartierino composto
da due grandi stanze ben arieggiate e molto
soleggiate. Mamma Laurent era morta dopo un
anno, curata fino all'ultimo, con la pi profonda
dedizione, dalla figlia e dal genero. Poco dopo
era nato il piccolo Luigi, e Cipriano, che guadagnava
molto bene, e portava tutto il guadagno
a casa, aveva voluto che la moglie lasciasse quasi
completamente il lavoro di passamaneria, per
potersi occupare soltanto del bambino e del suo
lavoro di massaia.
Non voglio che tu ti strapazzi, Lina,
aveva dichiarato hai abbastanza da fare in questo
modo, e non sarei per niente contento di
vederti affaticata come tante nostre vicine, che
si ammazzano dal lavoro, disgraziate!
Perch loro non hanno un buon marito
come te, il migliore operaio dell'officina, e il pi
caro dei padri di famiglia, rispondeva Michelina,
abbracciandolo.
Non vi era stata mai nessuna nube tra loro.
Michelina, dal carattere pi fermo di quello del
marito, sapeva dirigerlo senza parere, e lui non
aveva segreti per lei.
Mentre la giovane donna si piegava verso una
pentola dove bollivano dolcemente dei fagioli,
la porta si apr bruscamente. Cipriano entr.
Aveva il berretto un po' all'indietro, l'espressione
agitata.
Ho visto or ora una cosa molto bizzarra,
qua dentro!
E la sua mano destra agitava il giornale.
Michelina si volt, mostrando il viso, sempre
grazioso, imporporato in quel momento dal
calore del fornello.
Cosa c', dunque?
Figurati che, tornando, leggevo tranquillamente
il giornale, quando giungo al risultato
della elezione legislativa che ha avuto luogo ieri
a M. per sostituire un deputato morto recentemente.
Cosa vedo? Eletto... Prospero Giuliano
Louviers.
Nessuna sorpresa apparve sul volto di Michelina,
che non pot trattenere un leggero scoppio
di risa.
Ah, eccolo che ricompare! Deputato! nientemeno!
Va forte, tuo cugino! Mentre noi ci
domandavamo che ne era di lui, percorreva la
sua strada. Ah, un bel tipo, costui! E tuttavia
ci sar ancora della gente che si lascia prendere...
Ci non impedisce che tutto si sappia, e
potrebbe incontrare qualcuno che gli getta in
faccia il bel modo usato per piantare in asso i
suoi amici.
Ah, povero Cipriano, non so come mai,
ma niente apre gli occhi a questi poveri ciechi!
Chiss!... Ma dimmi, dunque, ieri ti avevo
raccontato che avevo veduto in una grossa macchina
una signora elegante, che somigliava a
Zelia. Potrebbe essere lei davvero.
Possibilissimo. Ma andiamo, mettiti a tavola,
il desinare  pronto.
Bisogna che prima abbracci i ragazzi.
Siamo stati buoni, eh, Luigi, Luciano?
Dava una carezza al maggiore che si attaccava
al suo vestito da lavoro, e prendeva in
braccio il minore, per mettergli un bel bacio
sulla fronte.
E la piccina, non ha pianto stamani?
No,  stata molto tranquilla, oggi. Ieri
era un po' sofferente, vedi? Se vuoi far sedere
i bambini, io servo subito.
Babbo, la madrina  venuta, confid
Luigi al padre, mentre lui lo sistemava davanti
a uno dei posti preparati alla tavola, coperta da
una tela cerata, molto pulita. Ha portato dei
dolci. Vedi? Guarda laggi come sono belli. Poi
ha lasciato un bel vestitino per Luciano.
S, la signora di Mollens  venuta,
disse Michelina, posando il piatto dei fagioli sulla
tavola.  stata incantevole come sempre. Era
un po' preoccupata per il suo piccolo Enrico,
che  molto delicato, e le ho promesso di pregare
molto secondo le sue intenzioni.
Ah, lo credo bene! Per loro non potremo
mai fare abbastanza.
 graziosa, la madrina, e le voglio molto
bene, dichiar serio il piccolo Luigi.
Hai ragione, caro, continu Michelina,
sedendosi tra il marito e il figlio. Ma bisogna
soprattutto volerle bene perch  buona, molto
buona. Nulla di nuovo all'officina, Cipriano?
L'operaio ebbe un gesto scontento.
Eh, si agitano, quegli sciocchi! Ascoltano
le frasi di qualche mestatore e si lasciano montare
la testa come dei ragazzi. Chiedono delle
cose che non ritengo giuste.
Allora, si tratta di sciopero?
Se ne parla. Spero tuttavia che anche questa
volta saranno parole. Ce ne sono fortunatamente
parecchi non disposti ad arrestare il lavoro.
E dire che dobbiamo tutte queste noie a
dei buffoni del tipo di Prospero! aggiunse Cipriano,
battendo il pugno sul tavolo, facendo
sussultare Luigi e Luciano.
Andiamo, mangia tranquillamente, consigli
Michelina, tuffando il cucchiaio nel piatto.
Porgimi il piatto; vuoi che ti serva? Posa il
giornale, via!
Un minuto soltanto, mogliettina, devo vedere
ancora qualche cosa. Mi  sembrato che vi
fosse un piccolo trafiletto sul risultato delle elezioni.
Eccolo. Ah! Ascolta, Michelina: Il candidato
eletto  cognato di Giulio Morand, il deputato
che ha sposato due anni or sono la signorina
Louviers. Benone! Si sono sistemati tutti
e due, eh! Perch Morand  ricco anche lui. Non
mi sarei neppure immaginato che sarebbero arrivati
a tanto!
Michelina scosse dolcemente la testa, e disse,
pacata:
Penso, vedi, che nonostante tutto, siamo
sempre pi felici di loro.
E io ne sono sicuro! dichiar Cipriano,
chinandosi per abbracciare la moglie.
In quel medesimo momento una bellissima
automobile si fermava nel Corso del Trocadero,
davanti a una casa molto bella. Un uomo alto,
un po' grosso, che indossava un bel paletot di
pelliccia, ne scese rapidamente, e si avvi verso
l'ingresso, adorno di magnifiche piante verdi, e
di l a una larga scala, guarnita di un morbido
tappeto. Al primo piano appoggi lungamente il
dito su un campanello elettrico.
Si apr un battente della porta, lasciando apparire
una elegante cameriera.
La signora  in casa?
La signora non  ancora rientrata, signore.
Ma il signore sta facendo colazione.
Parlando si ritraeva per lasciare entrare
l'ospite.
Si tolse la pelliccia e apparve in giacca all'ultima
moda. And verso una porta, l'apr, ed
entr in una stanza da pranzo riccamente ammobiliata.
Un grosso uomo, un po' corpulento, biondo,
con il viso molto colorito, era seduto dinanzi
alla tavola elegantemente preparata. Usc in una
esclamazione, vedendo il nuovo venuto, e si alz,
andandogli incontro a mani tese.
Ah, ecco il nostro trionfatore! Salute, caro
collega! Sei contento, eh!
Assai, caro mio!  stata un po' dura, ho
dovuto forzare il tono, moltiplicare le promesse,
e soprattutto distribuire follemente denaro!
Bah! Ne hai abbastanza, Louviers. E ora,
eccoti arrivato. Fai colazione, vero? Giuliana, un
coperto per il signor Louviers!
Zelia?
Giulio Morand aggrott le grosse sopracciglia
bionde.
Non parlarmi di tua sorella, ne ho fin sopra
alla testa! borbott. Prima di tutto non
so mai dove si trova. Torna quando le pare, e
viviamo, presso a poco, ognuno per conto suo.
Questo non ci impedisce di avere delle scenate,
quando madama ha bisogno di una grossa somma
di denaro, per pagare i suoi fornitori che la
disturbano troppo, o quando vorrebbe permettersi
il lusso di una auto personale. Ma sai che
comincio ad averne abbastanza?! Amo la tranquillit,
e uno di questi giorni la pianter!
Il pugno battuto sulla tavola, punteggi la
dichiarazione del deputato.
Prospero Louviers si era seduto alla destra
del coperto preparato per la padrona di casa.
Le parole del cognato sembrava non lo commovessero
affatto, e con calma, rispose:
Andiamo, ci vuole un po' di pazienza, Morand!
Zelia  ancora giovane, ama la societ, i
piaceri; ma le passer, invecchiando.
Ah, sei molto buono, tu, se devo aspettare
fino ad allora, e sopportare tutti i capricci
di questa donna piuma...! No, non sono di quella
stoffa, ragazzo mio! Tu sei tranquillo, almeno.
Eccoti vedovo, e ricco! Felice mortale!
Prospero si mise a ridere, mentre un fuggevole
lampo di orgogliosa soddisfazione attraversava
il suo sguardo.
Mi trovo assai ben sistemato dal destino,
questo  certo. E ieri gli elettori mi hanno procurato
ci che ancor mi mancava. Eccomi sulla
strada di arrivare a qualche cosa.
Si rovesci indietro sulla sedia, e spinse indietro
i capelli neri, che portava un po' lunghi.
S, voglio arrivare lontano. Per questo
devo farmi una grande popolarit.
Riuscirai, perch hai parlantina, e sai far
prendere agli stolti lucciole per lanterne, disse
Morand, versandosi un bicchiere di Sauternes.
Avanti, serviti, queste ostriche sono squisite.
Ne mangio tutti i giorni,  la mia grande ghiottoneria.
E dunque ti avremo a Parigi, naturalmente?
S, terr almeno un pied--terre. Desideravo
acquistare il castello di Moranges, ma ho
riflettuto che non potrei goderlo, perch sarei
continuamente fuori sede. Conto di tenere molte
riunioni ai quattro angoli della Francia, per
farmi conoscere. Se poi vi  qualche piccolo
sciopero da scaldare...
Ah, s, soprattutto! disse Morand, con
una risata. Sarai perfetto in questo. Ti sento
di qui, che lasci sgorgare le onde della tua indignazione
contro gli accaparratori, gli sfruttatori
del popolo... Oh, l, l, belle frasi!
Anche Prospero rideva, mentre staccava lentamente
un mollusco dalla sua conchiglia e lo
portava alla bocca.
Deliziose queste ostriche!  roba scelta!
Le cose buone, sai, mi occorrono! Come
dico a Zelia, non tengo ad aumentare il lusso
della nostra casa, ma mi occorre una tavola ben
servita e una abile cuoca. La signora vorrebbe
che si cambiasse appartamento, questo non le
sembra sufficientemente elegante. Poi vorrebbe
un cameriere! I miei mezzi non me lo permettono
e gliel'ho dichiarato seriamente. E sai cosa
mi ha risposto?
No, l'ignoro, rispose distrattamente
Prospero, assorto nell'assaporare le sue ostriche.
Ecco le testuali parole: Sei un vecchio
spilorcio, e non ti ho sposato per vedermi negare
tutte le soddisfazioni; regoleremo presto i
nostri conti, se continui.... Vedi che l'ambiente
comincia a scaldarsi? Non ci vuol molto perch...
Crac! ce ne andiamo ciascuno per conto
proprio, liberi come l'aria.
Una porta si spalanc a un tratto, spinta da
una mano un po' brusca, lasciando entrare una
giovane donna alta e sottile, con un elegante
abito da passeggio.
Prospero! Ecco una bella sorpresa!
E nella sua voce passava una vibrazione di
contentezza.
Prospero, senza disturbarsi, si volt a mezzo
sulla sedia, e le tese la mano.
Non contavi un po' sulla mia venuta,
Zelia?
Non oggi, pensavo che tu avessi da fare
laggi.
Ci torno stasera, ma sono venuto a prendere
un po' di aria di Parigi.
In macchina?... Cammina bene quella
nuova?
Io preferisco le macchine meno veloci,
sono pi chic, dichiar Zelia, in tono sdegnoso.
Giulio Morand ebbe una specie di riso silenzioso,
ma fortemente canzonatorio, che parve
esasperare sua moglie.
S, va bene, avr la mia vettura! afferm
a denti stretti. Arrivo sempre a ci che
voglio...
E io faccio soltanto quello che mi piace!
rispose Morand, con uno sguardo di sfida.
Staremo a vedere! ribatt freddamente
Zelia, porgendo la borsetta alla cameriera, che
sembrava molto divertita da quell'inizio di discussione.
Andiamo, non vi bisticciate mentre son
qui io, almeno... borbott Prospero. Occupati
di desinare, Zelia, sar molto pi utile, per
il momento.
La giovane donna si sed presso il fratello,
e lui, per evitare il ripetersi di una discussione
tra i due sposi, si mise a narrare le peripezie
della sua elezione, a raccontare degli strani aneddoti,
a parlare dei suoi progetti per l'avvenire.
Zelia lo ascoltava con attenzione, senza per
questo perdere un boccone dei piatti scelti presentati
dalla cameriera. Giulio Morand sembrava
del tutto assorto nell' importante funzione di
riempirsi lo stomaco, e annaffiarlo di liquidi
vari, tutti di marca eccellente. Dopo l'arrivo
della moglie, la sua fisonomia gioviale di buontempone
era divenuta accigliata, e il suo grossolano
brio abituale pareva completamente estinto.
In contrasto, Zelia pareva molto a suo agio,
e la sua fisonomia, generalmente un po' fredda
e ironica, esprimeva una vivissima soddisfazione,
causata senza dubbio dai successi del fratello.
Allora non ti resta ormai che risposarti,
Prospero, disse, dopo la frutta, quando la
cameriera ebbe portato il caff.
Lui fece un gesto vago.
Oh, c' tempo per pensare a questo! Lasciami
gioire un poco della mia libert. Non 
che la povera Anna Maria mi abbia disturbato.
Era una bonacciona, e facevo quello che mi pareva.
Hai fortuna, tu! mormor Giulio Morand,
attirando a s la bottiglietta dell'acquavite.
Una donna della quale si fa ci che si
vuole... Ah, corbezzoli, non ho mai conosciuto
una cosa simile, io!
Zelia diede in un riso ironico.
Povera vittima, vai! Infine non hai un
aspetto molto tribolato, nonostante tutto il malessere
di cui ti sono causa, e che potresti evitare
dicendomi gentilmente: Fai ci che vuoi,
Zelia, ti do carta bianca.
Non contarci! url furente Morand,
versando una buona dose di alcool nella propria
tazza di caff. E se continui a seccarmi,
non avrai pi un soldo, hai capito?
La minaccia parve non commuovere affatto
Zelia. Replic con un piccolo sorriso canzonatorio:
Avr sempre la mia dote, che mi sar
sufficiente per il momento. Andiamo, taci!
soggiunse imperiosamente, vedendo che il marito
apriva la bocca per replicare ancora. Non
 il caso di annoiare Prospero con queste storie,
durante le poche ore che trascorre con noi.
Ah, no, sapete, non mi piacciono le dispute!
dichiar Prospero. Bisticciatevi
quando siete soli, ma lasciatemi in pace!
S, s, a te tutto riesce, tu sei libero, tranquillo!
borbott Morand, con una occhiata invidiosa.
Inghiott il suo caff, si asciug rabbiosamente
i baffi, e si alz, dicendo burbero:
Vado da Muret. Sar senza dubbio tornato
prima che tu te ne vada, Louviers.
Oh, non me ne andr prima delle cinque!
Va bene, ci sar.
Prendi la macchina, Giulio? domand
Zelia.
Lui fece un cenno di testa affermativo.
 divertente! Dovevo fare delle visite...
Quando ti dico che mi ci vuole una vettura!
Morand sghignazz canzonatorio, e si allontan
con una energica alzata di spalle.
Ti condurr con la mia, promise Prospero,
che sorseggiava lentamente il caff.
Zelia pos bruscamente la salvietta sulla tavola.
Sarai qui domani, dopo domani e gli altri
giorni?  sempre la stessa storia: il signore
si serve per primo dell'auto... e poi io l'ho quando
non ne ho pi bisogno! Ne ho abbastanza,
infine!
Pos i gomiti sulla tovaglia e la fronte tra
le mani, e rimase in silenzio, con le sopracciglia
aggrottate, mentre il fratello vuotava pacatamente
la propria tazza.
Rialz finalmente la testa, e chiese:
Hai finito?... Andiamo in sala, ho da parlarti.
Si alz e la segu nella stanza vicina, un
salone molto elegante, ma di un gusto assai
discutibile.
Zelia si sed in una poltrona, e suo fratello,
sedendosi in faccia a lei, tir fuori le sigarette,
dicendo:
Vai pure. Di cosa si tratta?
Di quell'imbecille di Giulio, caspita! Te
Io ripeto, ne ho abbastanza. Bisogna finirla, o
ci prenderemo per i capelli. Allora penso che,
avanti di arrivare a questo...
Conviene di pi accomodare le cose all'amichevole,
fin Prospero tranquillamente.
 certo... Ma vediamo, cosa gli rimproveri,
tu, insomma?
 un taccagno, un esoso taccagno! Getta
alte grida a ogni minima spesa che fo, e non
vuole accordarmi la pi lieve soddisfazione.
Avrei voluto un domestico, che  molto pi distinto
di una cameriera... Ah, bene! Se tu avessi
sentito che requisitoria! E per la vettura, dunque!
No, cos non pu andare! Chieder il divorzio.
Prospero corrug un po' le sopracciglia.
 seccante! Non desidero per niente mettermi
male con Morand! Detto tra noi,  una
nullit, ma  molto ben visto nel partito, e potrebbe
danneggiarmi.
Zelia raddrizz la testa con aria da Giunone irritata.
Non pretenderai da me, tuttavia, che resti
ribadita a questa catena per facilitare il tuo
avvenire!
Ah, se facessi conto su questo!... Credi
proprio che non ti conosca? disse in tono
canzonatorio. Divorzia, se ti piace, ma fai la
cosa con dolcezza... all'amichevole, come dicevo
poco fa. Forse sarebbe meglio che fossi io a
sistemare la cosa, perch, voi due soli, temo arrivereste
a parole troppo vive.
Oh, certamente,  talvolta di una violenza!...
e ne sballa, allora! Fortunatamente io ho
la forza di tenergli testa. Ma infine, puoi occuparti
dell'affare, se non te lo vuoi inimicare.
Per evitare le discussioni me ne andr da una
delle mie amiche.
Prospero, sempre parlando, aveva tratto fuori
di tasca una scatola di fiammiferi. Accese la sigaretta,
fum una boccata, guardando la sorella,
mezza affondata in una poltrona, in una posa
studiata che certamente reputava molto aristocratica.
Finalmente disse:
Allora, non desideri provare ancora? Morand
ha una posizione,  ricco...
Puh! Ricco! Mica poi tanto, afferm Zelia,
sdegnosamente. Trover facilmente l'equivalente.
Ora soprattutto che sei deputato, avrai
pi relazioni, e sono sicura di fare un bel matrimonio.
Non ti preoccupare per me.
Oh, no, in fede mia! Sistemati come vorrai,
ci riguarda te. Ti offrir ospitalit in casa
mia, se vuoi, da quel buon fratello che sono...
Ah, ma tuo figlio?
Penso Giulio non chieder di meglio che
di lasciarmelo... Certo, per me sar un grosso
imbroglio! Cercherai di ottenere che faccia per
lui un buon assegno, vero?
Me ne farai della confusione, con il tuo
divorzio! Andiamo; non parliamo pi di questo,
ce ne  abbastanza, per oggi. Torner uno
di questi giorni e parleremo ancora... Vai a vestirti,
ho qualche commissione da fare, e dopo
ti condurr dove vorrai.
La giovane donna si allontan, e Prospero,
stendendosi quasi completamente nella poltrona,
si mise lentamente a fumare. Poco dopo
l'espressione di contrariet apparsa sulla sua
faccia a causa delle comunicazioni della sorella,
si cancellava, il nuovo deputato riprendeva l'aria
di completa soddisfazione che aveva quando era
arrivato dal cognato.
Prospero Louviers, infatti, aveva visto la realizzazione
completa del sogno sordamente rinchiuso
nella sua anima ambiziosa. Ora era un
uomo arrivato, aveva acquistato scioltezza e disinvoltura,
era, e appariva, un personaggio importante.
Dopo parecchio tempo, vedendo che la sorella
non compariva, si alz, usc dal salone, e
and a battere a una porta.
Andiamo, Zelia, spicciati.
Sono pronta... Entra, se vuoi.
Entr in una stanza lussuosa, in mezzo alla
quale Zelia era occupata ad apostrofare la sua
cameriera, in termini che non erano certo modelli
di gentilezza e di distinzione.
Ecco, andatevene, vi do gli otto giorni!
concluse. Non sopporter pi a lungo di
essere servita da una stupida come voi!
La cameriera sogghign, e usc, scrollando
le spalle, e mormorando:
Che vanesia!... E si crede una gran dama,
guarda!
Sempre in urto con i domestici, disse
Prospero.
Che razza, amico mio! Non hai idea delle
noie che ho!
Ma si sa, anche a me non va sempre tutto
bene. Ho un bel tener le briglie strette, quei
bricconi drizzano la testa talvolta... Eh! Ma
non mi sembri troppo tenera per i tuoi, bambina mia!
Non c' altro modo, lo hai visto tu stesso.
Certi esseri hanno bisogno di essere comandati
a bacchetta... Come ti sembra il mio abito?
Molto elegante. Coster qualche centinaio
di mila lire, eh?
S.  un semplice abitino da pomeriggio,
ma  grazioso. E sai, per questo ho avuto una
scenata con Giulio!
Prese rabbiosamente i guanti e usc dalla
stanza, seguita dal fratello.
Nel vestibolo incontrarono una giovane bambinaia,
molto civettuola, che portava un bimbo
assai elegantemente vestito, ma di aspetto malaticcio.
Ha l'aspetto di un ammalato, il tuo piccolo
Leone, fece osservare Prospero, dando,
al passaggio, una occhiata al bambino.
Zelia sfior con una carezza la testa coperta
da una leggera lanugine di capelli, e rispose,
continuando a camminare verso la porta:
Certamente non  molto forte. Il dottore
pretende che l'aria di Parigi non gli faccia bene.
Ma sono storie! Finir per riprendersi come
tanti altri marmocchi. Vorrei soltanto trovare
una bambinaia che lo curasse bene; questa non
mi ispira una gran fiducia.
Mandalo in campagna con il mio.
A proposito, sta bene il tuo Alessio?
Abbastanza, s. Mi sono spinto fin l, tempo
fa, per vederlo... per quanto, lo sai, i bimbi
mi lasciano un po' indifferente.
Fratello e sorella, parlando, avevano sceso la
scala ed erano giunti sotto l'arco del portone.
Un uomo di alta statura, vestito con distinta
correttezza, li incroci in quel momento. Prospero
mormor;
Guarda! Dove ho veduto quello l?
Non  probabile che sia tra le tue conoscenze,
caro, disse Zelia, ironicamente.
 un aristocratico, e della peggiore specie. Sempre
intrufolato nei Circoli cattolici, nella chiesa
e simili pasticci. Viene molto spesso a trovare
un vecchio zio, il visconte d'Anville, che abita
al quarto piano.
Come lo hai chiamato?
Chi? Il nipote?... Aspetta, che pensi... Di
Mollens, credo... S, il marchese di Mollens.
 un bell'uomo, ma un po' superbo. Di cosa?
Me lo domando. Quella gente vorrebbe sempre
schiacciare gli altri!
E alzando irosamente le spalle, Zelia si avvicin
all'auto ferma davanti alla porta. Suo fratello,
con tono importante, diede i propri ordini
all'autista, con voce breve e autoritaria. Gli umili
mortali che passavano modestamente a piedi,
gettarono una occhiata di ammirazione o di invidia
a quei ricchi personaggi, che avevano per
loro solo uno sguardo di condiscendente protezione,
o probabilmente di disprezzo trionfante.
Della gente che va a piedi! Dei poveri diavoli!
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Sotto la fine pioggia che cadeva senza interruzione,
Cipriano Mariey procedeva di buon
passo, malgrado il lastrico un po' sdrucciolevole.
Se ne andava con l'incedere disinvolto dell'operaio
parigino, le mani nelle tasche della
giacca, l'aspetto calmo e sorridente dell'uomo che
ha compiuto il suo dovere per tutta la settimana
ed  soddisfatto di avere una giornata di riposo.
Si ferm a un tratto, e salut. Da una strada
trasversale sboccavano due uomini con soprabiti
scuri e ombrello alla mano. Uno era sottile, di
notevole altezza e di aspetto molto aristocratico;
l'altro, pi piccolo, un po' grassoccio, aveva
il viso intelligente incorniciato da fedine grigiastre.
Ah, buon giorno Mariey! disse il primo,
tendendo la mano. Non siamo mica in ritardo,
vero?
Oh, no, sicuramente! La riunione  alle
quattordici e non ci vogliono neanche cinque
minuti per arrivare.
Camminiamo, allora. Venite sotto il mio
ombrello Mariey; servir per tutti e due... Gli altri
saranno laggi?
S, lo hanno promesso. Disgraziatamente,
molti di quelli che hanno conosciuto Prospero,
sono partiti per non so dove.  un partito preso!
Ma infine ne resta ancora qualcuno, che non ha
dimenticato come ci ha presi in giro. Ho raccontato
la storia dell'eredit, tale e quale l'avete
saputa, signor Hablin.
Queste parole erano dirette al compagno del
marchese di Mollens.
S,  graziosa la storia. E ora fanno una
gran vita, tanto lui che la sorella.
Il che non gli impedir, nonostante tutto,
di montare la testa a tanti disgraziati, parlando
del capitalismo, disse il signor di Mollens,
con tristezza ironica. Ma certamente,
lui, il suo danaro, lo ha messo al sicuro!
Cipriano strinse i pugni, mormorando:
Miserabile mentitore! Mi sento ribollire,
vedete. Per quanto sia mio cugino, ho voluto
aiutare a smascherarlo. Lo considero un traditore
che avvelena il popolo.
Ahim! quanti sono cos! mormor il
signor Hablin. Lui  particolarmente pericoloso,
perch ha una eloquenza trascinante, parla
con frasi non profonde, ma affascinanti, solleva
l'uditorio gi disposto ad ascoltarlo.
Molti dei nostri operai saranno alla riunione,
disse Cipriano. L'agitazione aumenta,
e avremo certamente lo sciopero, uno di questi
giorni. In questo momento siamo ormai solo
un piccolo gruppo, che non vuol sentir parlare
di sciopero, perch  evidente che si tratta di
uno sciopero esclusivamente politico.
Eccoci arrivati, credo, osserv il signor
Hablin.
Si trovavano davanti a una vecchia casa d'affitto.
Dentro al portone si infilavano, a gruppi
o isolatamente, degli uomini, per lo pi operai,
alcuni in abito da lavoro, altri vestiti a festa.
In mezzo a loro si vedeva qualcuno dall'aspetto
borghese.
Il signor di Mollens e i suoi compagni entrarono
come gli altri; si trovarono in una corte
stretta e lunga. Davanti a loro si ergeva una costruzione
composta da un semplice piano terreno,
con grandi finestre poste in alto. Sulla facciata
era affisso un manifesto scarlatto, sul quale
si leggeva a lettere enormi:
GRANDE INCONTRO E CONTRADDITTORIO TRA
ALCIDE GOTON E GIULIANO LOUVIERS
SUL TEMA morte alla vecchia societ
Non hanno messo il suo primo nome!
esclam Cipriano, ridendo. Devono temere
che qualche antica conoscenza venga a dirgli il
fatto suo. Ma  inutile, perch non  cambiato
per nulla, ed  facile riconoscerlo.
Lo avete riveduto, voi, Mariey? domand
il signor di Mollens, salendo i pochi gradini
che portavano dentro la sala.
Qualche giorno fa l'ho scorto in una elegante
auto. Il signore si pavoneggiava nella sua
pelliccia; era da vedersi! Un re non gli era neppure
cugino!
La sala era gi piena per tre quarti. Il Marchese,
il signor Hablin e Cipriano, raggiunsero
un gruppetto che indirizzava loro dei segni.
A tutti, di Mollens e Hablin strinsero la mano
con parole cordiali. Si sentiva che erano uniti
da un affetto reale e forte, da una amicizia senza
sfiducia.
Siete voi che ribatterete le bestialit del
piccolo Goton? domand un giovane operaio,
facendosi indietro per far posto al signor di
Mollens.
No,  Hablin, che avr questo onore. Io
mi sono serbato Prospero Louviers, o Giuliano,
se preferite.
Quella specie di canaglia, disse un
operaio di una certa et, con un gesto di disprezzo
molto espressivo. Fategli rientrare
in gola le sue bugie.
Eccolo, bisbigli Cipriano.
Sulla pedana erano apparsi due uomini. Uno
era piccolo, panciutello, con la testa calva e un
aspetto sornione. L'altro era Prospero Louviers.
Non gi il Louviers elegante, che cercava, con
abiti e maniere, di scimmiottare il gran signore,
ma un Louviers democratico, buon figliuolo, con
le mani in tasca, l'abito dimesso, l'aria sorridente
e affabile.
Scoppiarono degli applausi, con grida di Viva
Louviers! Viva il popolo!.
Sempre sorridendo, Prospero prese posto su
una delle sedie preparate sulla pedana. Il suo
sguardo cadde macchinalmente su un punto della
sala, quello dove si trovavano il Marchese e
i suoi compagni.
Sussult, i suoi tratti si contrassero, mentre
un bagliore di furore e di inquietudine attraversava
il suo sguardo.
Una ruga profonda gli solcava la fronte.
Cercava...
A un gesto di chiamata, un operaio ancora
giovane, alto, biondo, dall'aspetto intelligente e
astuto, gli si avvicin. Il deputato gli parl all'orecchio;
l'altro chin pi volte la testa in segno
di consenso, e and a perdersi in mezzo agli
ascoltatori.
L'ometto grasso cominciava il suo discorso.
Era fatto di proposito per servire da spinta a
Prospero Louviers, ed era di una eloquenza
vuota e insignificante quanto la sua persona.
Hablin, che maneggiava ammirevolmente
l'ironia, si content di lanciargli ogni tanto una
replica sferzante, che rallegr, in generale, l'uditorio,
poco attratto dalle frasi secche di Alcide
Goton. Alcuni gridi ostili contro chi interrompeva,
furono lanciati soltanto dagli ascoltatori
pi esaltati.
Ora era la volta di Louviers. Si alz e si fece
avanti, a testa alta, volgendo sulla folla un occhio
dominatore e deciso, nel quale un osservatore
avrebbe potuto tuttavia discernere una
certa ansiet.
Aveva una voce sonora, le frasi a effetto non
gli mancavano, il gesto era sempre perfettamente
intonato alle parole. In pi, aveva conservato
quell'ascendente che possedeva gi quando
era operaio, ascendente dovuto a una intelligenza
acuta e chiara, e a una volont dominatrice,
che sapeva dissimularsi per non urtare le
suscettibilit, ma che non per questo si esercitava
meno sicuramente sulla volont altrui.
Ora l'uditorio ascoltava. Applausi nutriti sottolineavano
i periodi particolarmente entusiasmanti.
... S, compagni, vi otterremo la grande,
la intera libert, l'uguaglianza sociale, che vi liberer
da quel doloroso servaggio che pesa da
secoli sul disgraziato proletariato francese. Spazzeremo
i resti delle vecchie istituzioni ancora
esistenti; vedremo finalmente regnare sulla societ
nuova la fratellanza universale...
Il signor di Mollens si alz, a braccia conserte,
con la bella testa energica voltata verso
il deputato, e la sua voce netta e mordace,
scand:
Se questa fratellanza  dello stesso genere
della tua, Prospero Louviers, credo il popolo
dovr aspettare a lungo prima di vedere
l'et d'oro promessa!
Per un attimo i due uomini si misurarono
con lo sguardo. Una intensa collera riluceva in
fondo alle pupille del deputato, mentre negli occhi
del signor di Mollens si poteva discernere
calma e disprezzo.
Cosa rimproveri alla mia fraternit?
ribatt Prospero in tono di sfida.
Semplicemente di consistere in belle frasi,
e di non passare mai ai fatti. Ricordi, deputato,
il tempo in cui eri operaio dei fratelli
Vrinot?...
Un frastuono di fischi echeggi nella sala, un
grido di: Eh! eh! abbasso l'aristocratico!.
Fu questa tempesta di clamori e di fischi che
costrinse il signor di Mollens a interrompersi.
Fanno di tutto per impedirvi di parlare,
disse Cipriano, con collera.
 probabile, rispose il signor di Mollens,
con calma. Questa  una delle tattiche
di questi bricconi.
Era proprio questo, infatti, l'ordine dato da
Prospero, per evitare le accuse che presentiva
gli sarebbero state lanciate. Egli continu la sua
conferenza, ma quando il Marchese volle interromperlo
di nuovo, gridi e fischi ricominciarono
pi di prima.
Non riuscirete a parlare, amico, disse
Hablin. Andr cos sino alla fine.
Continuer ugualmente, poich lo disturbo
visibilmente.  nervoso, non  pi padrone
di s.  intimorito e disorientato, nonostante
tutto...
Hai paura della verit, razza di profittatore,
egoista, mentitore! grid un operaio vicino
a Cipriano, tendendo il pugno verso Louviers.
Il signor di Mollens, impassibile sotto gli insulti,
continu a disturbare con le interruzioni
la conferenza del deputato, visibilmente irritato
e furente.
Ma quando il Marchese lo interruppe per la
quarta volta, ci fu un tumulto nella sala, i presenti
si scagliarono contro il piccolo gruppo,
con gridi di odio. A fatica, il signor di Mollens
e i suoi compagni riuscirono a raggiungere la
porta, resistendo duramente agli assalitori, non
senza ricevere qualche ferita, fortunatamente
non grave.
Abbiamo perduto il nostro tempo! disse
Cipriano, che aveva una mano contusa.
Il signor di Mollens scosse la testa.
No, amico mio, non si perde mai tempo
quando si fa il proprio dovere; questa volta dovevamo
avere un insuccesso. Del resto, abbiamo
almeno ottenuto il risultato di disturbare considerevolmente
l'eloquenza di questo uomo, di
volgere un po' a nostro profitto l'attenzione che
gli porgono ordinariamente questi disgraziati che
inganna. Andiamo, cari amici, torniamo a casa.
Saremo probabilmente pi fortunati un'altra
volta. Mariey, per favore, portate questo pacchetto
a Cesarina?
Con piacere... Ma siete ferito?
Un po' di sangue colava, infatti, sulla fronte
del signor di Mollens.
Guarda,  vero. Oh, non  niente, una graffiatura!
Arrivederci Mariey, a domenica prossima.
Cipriano riprese la strada di casa sua in compagnia
di qualche collega di lavoro che abitava
dalla stessa parte. And subito da Cesarina; faceva
la lettura ai suoi protetti, che ascoltavano
con grande attenzione.
Lorin padre era morto da due anni, ma i
pesi di Cesarina non erano diminuiti per questo,
dato che si era affrettata a raccogliere una
disgraziata bambinuccia, rattrappita in tutte le
membra.
Cipriano le consegn il pacchetto del signor
di Mollens, che conteneva del cioccolato per i
giovani infermi, poi le raccont come avevano
impiegato il pomeriggio.
Cesarina scosse la testa, mormorando:
Vogliono accecare il popolo.
Eh,  sempre lo stesso, viene a fare il
compagno, e ride alle loro spalle, con la sua
vita da grasso borghese. Arrivederci, Cesarina,
me ne vado per rassicurare Michelina, che non
era tranquilla vedendomi andare a questa riunione.
Aveva paura che ne buscassi, e un po' di
ragione, l'aveva. Ma  andata abbastanza bene,
grazie al nostro sangue freddo e ai nostri buoni
pugni.
Il divorzio di Zelia Louviers era stato accordato,
ed era venuta ad abitare presso il fratello,
nel vasto e lussuoso appartamento affittato dal
deputato. Questo accomodamento non dispiaceva
troppo a Prospero, la sorella gli era utile
per dirigere la casa e dare qualche ricevimento.
Si intendevano assai bene tra loro, poich avevano
gli stessi gusti e le stesse opinioni. Se qualche
discussione sorgeva tra loro, Prospero diceva
freddamente:
Sai, niente ti impedisce di andare altrove.
Non ti trattengo per forza.
E Zelia, che apprezzava il reale valore della
comoda ed elegante abitazione del fratello, e il
vantaggio di un personale numeroso e di alta
classe, si dominava, e diventava subito dolce e
amabile.
Quel pomeriggio era nel salottino giapponese.
Un Giappone che avrebbe un po' meravigliato
gli abitanti del Sol Levante. N Prospero
n Zelia guardavano a fondo all'esattezza.
Per loro era sufficiente che l'aspetto fosse ricco,
iridescente, colorato. La sobriet del gusto e il
senso dell'arte non entravano precisamente nelle
loro vedute.
Zelia era rientrata da una passeggiata nell'auto
che Prospero aveva lasciato quel giorno
a sua disposizione. Il deputato era andato democraticamente
a piedi fino alla sala delle conferenze.
Seduta accanto al camino nel quale fiammeggiava
un bel fuoco, la giovane donna, con
un elegante abito da casa, cominciava la lettura
di un romanzo del quale le sue amiche le avevano
detto meraviglie.
La porta si apr a un tratto sotto una mano
brusca. Prospero entr, con le sopracciglia aggrottate
e l'aria cupa.
Oh, eccoti! disse Zelia. Non hai un
aspetto trionfante. Non  andata bene?
Prospero si lasci cadere su una poltrona
che scricchiol dolorosamente.
Andata bene!... Devo dire che, senza la
mia presenza di spirito, avrei avuto delle noie
grosse come me! Figurati che l c'era Cipriano
Mariey con quell'aristocratico del quale  l'anima
dannata, il marchese di Mollens.
Ah, bene! graziosa compagnia! esclam
Zelia, lasciando scivolare in terra il libro che
leggeva.
Vicini a loro mi  parso riconoscere dei
figuri di altri tempi, dei compagni del nostro
vicinato. Era stato organizzato qualcosa contro
di me, per nuocermi. Fortunatamente ho potuto
sistemare la partita e non sono riusciti a parlare;
ho messo in opera un sistema che riesce
sempre molto bene: i miei ascoltatori hanno
fatto tanto di quel baccano, che di Mollens e i
suoi accoliti sono stati obbligati a lasciare la
sala.
Per la riunione  stata disturbata, e non
ha prodotto l'effetto desiderato. Quell'infame Cipriano!
Se lo avessi tra le mani!
Canaglia, osserv Zelia, irata.
E poi, pensa che un caso simile pu ancora
accadere da un momento all'altro! Quel
marchese ha l'aria di un uomo terribilmente deciso,
che non ha paura di nulla. Quanto a Cipriano,
 certamente furente di sapermi ricco,
mentre lui  ancora uno straccione. Devo assolutamente
trovare il mezzo...
E appoggiando la fronte sulla mano, Prospero
riflett lungamente.
Ho trovato, dichiar a un tratto. Tra
i miei ammiratori c' un giovane operaio, che si
chiama Labouret; ne far quello che voglio...
con un po' di denaro soprattutto.  lui che oggi
ha dato il segnale dei gridi e dei fischi destinati
a coprire la voce dei noiosi che interrompevano.
Lo incaricher della difesa della mia persona, e
far lo stesso servizio a tutte le mie conferenze.
Cos sar pi sicuro.
S, ma alla Camera?  probabile che questa
gente non terr la cosa per s, e se un deputato
dell'opposizione, in piena seduta, ti lancia
in viso...
S, s, ho gi pensato a questo! In tal caso
non ci sarebbe modo di farli tacere. Ma questo
non pu suscitare grandi inconvenienti. I miei
colleghi del partito non se ne preoccuperanno,
per la semplice ragione che sono tutti nella stessa
situazione. Vai a domandare a Vullier, il miliardario,
di dividere il suo con gli operai delle officine
Michot: li ha trascinati allo sciopero l'anno
passato, e ora muoiono di fame. Vai a domandare
a Moriet quanto paga di tasse, mentre sua
moglie  coperta di gioielli e d, tutte le settimane,
dei pranzi di lusso. Ah,  una bella storia!...
Ma ci si batte sempre!
E Prospero si rovesci sulla poltrona, con
un riso canzonatorio.
No, vedi, non  la Camera che mi preoccupa
di pi... Ma con Labouret, verr a capo dei
miei avversari. Lo far chiamare domani, dato
che ho parecchie conferenze in questi giorni.
Stiamo riscaldando seriamente gli operai elettricisti,
in questo settore lo sciopero non  che
questione di giorni. Andiamo, ora vado a cambiare
abito. Ne ho abbastanza di fare il fratello
degli operai.
Si misero a ridere, e Prospero, alzatosi, si
diresse verso la porta. Al momento di aprirla,
si volt:
Andremo a teatro, stasera? Morand mi ha
mandato i biglietti per il Variet. Un buon ragazzo,
dopo tutto! Non ci tiene rancore.
Bah,  contento della soluzione quanto
me! Poi hai saputo accomodare molto bene le
cose. Sei abile.
Qualche volta, piccola mia! replic il
deputato, con aria di sufficienza. Ho assai
ben condotto la barca anche oggi, in modo da
evitare, probabilmente, grandissime complicazioni.
Quantunque, dopo tutto, la nostra gente
 cos ben preparata, scaldata ed esaltata, che
le accuse lanciate contro di me non avrebbero
probabilmente avuto grande effetto! aggiunse,
alzando le spalle.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Cipriano saliva lentamente le scale di casa
sua. Il suo passo era pi pesante del solito, e
una ruga di preoccupazione gli sbarrava la fronte,
e le sue labbra non avevano il gaio fischiettio
abituale.
Sorrise tuttavia a Michelina, che lo aspettava
sulla soglia del quartierino, con la piccola in
braccio.
Ebbene? interrog la giovane donna.
Ebbene, ci siamo, Michelina mia!  lo
sciopero, per conseguenza, la miseria.
Una profonda desolazione emp i grandi occhi
azzurri di Michelina.
Entr silenziosamente nella stanza, pos la
bimba nella culla, poi torn vicino al marito,
che si era seduto alla tavola bene apparecchiata.
Allora sono tutti per lo sciopero?
No, ve ne sono alcuni che non lo vogliono.
Perci, domani, andremo al lavoro come al solito.
Una espressione di timore apparve sul volto
di Michelina.
Oh! Se gli altri vogliono impedirlo, vi
maltratteranno, vi feriranno, forse...
Cipriano prese la mano della moglie, e la
strinse dolcemente tra le proprie.
Ma no, ma no, non sono cattivi fino a
questo punto. E noi vogliamo difendere la nostra
libert. Che facciano sciopero, se a loro piace,
per obbedire ai vari Louviers e ad altri fannulloni,
ma noi non abbiamo desiderio di imitarli.
 Prospero che li ha eccitati, disgraziati,
con i suoi discorsi incendiari, con i suoi articoli
pubblicati ne La Speranza dei Popoli. Canaglia!...
Via, non ne parliamo pi, mi fa ribollire il sangue
nelle vene! Servici presto la minestra, Michelina,
ho molta fame.
Contrariamente a questa affermazione, Cipriano
non mostr il solito appetito, e il suo
tono forzato dissimulava appena la sua preoccupazione.
N lui n Michelina chiusero occhio, quella
notte. Una sorda inquietudine tormentava la giovane
donna, malgrado tutti gli sforzi che faceva
per calmarsi. Quanto a Cipriano, si domandava
come si svolgerebbe la giornata dell'indomani;
non aveva detto alla moglie, che gli scioperanti
avevano dichiarato di voler impedire a tutti i
costi ai compagni di lavorare. E quegli uomini,
eccitati dall'alcool e dagli agitatori, erano veramente
capaci di tutto.
La mattina dopo Cipriano part all'ora solita.
Come sempre abbracci Michelina. Le lacrime
salirono agli occhi della giovane moglie,
che mormor, prendendogli la mano:
Rimani, oggi, non  prudente!
Via, piccola paurosa! disse lui, con un
sorriso forzato. Sarebbe bella che abbandonassi
gli amici! Non vorresti, vero?
No,  vero, disse lei, irrigidendosi un
po' per dominare la sua angoscia. Fai il tuo
dovere, Cipriano!
Pieg un istante la testa sulla sua spalla, e
lui l'abbracci di nuovo, lungamente. Poi si allontan
con gli occhi umidi, la gola serrata da
una dolorosa emozione.
Dominando coraggiosamente la sua angoscia,
Michelina si occup dei bambini, della piccola
casa. Verso le dieci vide arrivare Cesarina che
le portava una medicina per il piccolo Luciano,
il secondo bambino, che era debole di vista. Michelina
la mise a parte delle sue preoccupazioni,
e l'ottima vecchietta, per distrarla, si attard
a chiacchierare e ad aiutarla nei suoi lavori
di casa.
Verso le undici, si ud un passo sul piccolo
pianerottolo. Michelina mormor, con un sospiro
di sollievo:
Eccolo; senza dubbio.
Ma non era lui, perch si ud bussare alla
porta.
Michelina and ad aprire e si trov davanti
un operaio con i vestiti strappati e il viso contuso.
Pierret!... Cosa c'? grid, terrorizzata.
Signora Mariey, c' che vostro marito 
ferito!...
Ferito!... Dove ?
Le sue mani si contraevano sul braccio dell'operaio.
All'ospedale Beaujon, signora Mariey. Via,
non vi spaventate troppo, si spera che se la caver.
Michelina volse verso Cesarina il viso scomposto,
e disse con voce rauca:
Vado l. Potreste occuparvi voi dei bambini?
S, s, non vi preoccupate di niente, povera
figliuola! Andate, andate, la rassicur
Cesarina, stringendole le mani, mentre le lacrime
colavano sulle sue guance rugose, vedendo
il dolore dipinto sulla faccia alla giovane donna.
Nel suo letto di ospedale, Cipriano era disteso
con la testa fasciata, e gli occhi chiusi. Un medico
era accanto al suo letto, e scambiava con
l'infermiere uno sguardo che diceva chiaramente:
non c' nulla da fare.
Si avvicinava qualcuno... una giovane donna,
modestamente vestita, pallida, lo sguardo angosciato.
Si ferm al letto del ferito; i suoi occhi
pieni di spavento e di dolore, si posarono sul
viso livido e, piegandosi, appoggi le labbra su
una delle mani di Cipriano.
Il ferito trasal, e apr gli occhi. Una gioia
inesprimibile pass nel suo sguardo, e la sua
voce debole sussurr:
Oh, sei tu, Michelina!
S, sono io, Cipriano. Oh, come avevo ragione,
stamani! Ma guarirai presto, tornerai ben
presto con noi.
No, vedi,  finita.  meglio prendere la
cosa coraggiosamente. Ho chiesto del cappellano,
verr tra un momento... Voglio vederlo
prima di...
Cipriano!... Oh, Cipriano! mormor lei,
con un singhiozzo.
Una smorfia dolorosa pass sul viso dell'operaio.
Sii forte, cara. Vedi, sono molto fortunato,
poich muoio da cristiano. Quelli da compiangere,
sono quei disgraziati che muoiono in
rivolta contro Dio. Tu farai dei nostri bambini
dei buoni cristiani e dei buoni francesi, li educherai
nel rispetto delle autorit, fin dove sono
giuste e non feriscono i diritti delle persone.
Metti nei loro cuori l'orrore dell'odio, l'amore
della libert. Ricorda loro che per questi principi
 morto loro padre.
Perdono a quelli che mi hanno ferito, a
quelli, molto pi colpevoli, che l hanno eccitati
alla violenza e all'odio... A Prospero, che  uno
di loro. Avrei voluto vedere il signor di Mollens,
ma penso non arriverebbe in tempo. Gli
dirai che gli ho voluto molto bene... che lo ringrazio...
E poi, di' a tutti che mi ricordo di
ognuno di loro... Ti ho sempre amata pi di
tutto, dopo Dio...
Si ferm, soffocato dalla debolezza e dall'emozione.
Michelina, con la fronte appoggiata
alla mano del marito, si sforzava di dominare
l'atroce dolore che la invadeva.
Il cappellano apparve, la giovane si allontan
per qualche istante. Quando torn al letto
di Cipriano, l'operaio ebbe ancora la forza di
sussurrare:
Ti amo tanto, Michelina mia! In cielo ci
rivedremo. Perdono a tutti...
Cinque minuti dopo, la bella anima leale e
coraggiosa di Cipriano Mariey, compariva davanti
al tribunale di Dio.
Michelina aveva fortunatamente, nella signora
di Mollens e in Cesarina, delle amiche fedeli,
che dovevano addolcire un po' il terribile strappo
di questa separazione. La Marchesa, per una
quindicina di giorni, and ogni mattina a trovarla,
attorniandola di una delicata e affettuosa
simpatia, che uguagliava solo quella di Cesarina.
L'anima coraggiosa di Michelina, dominando
il dolore, le permise di riprendere, a poco
a poco, la vita abituale, cos tetra e dolorosa,
ora che lo slancio gioioso, e soprattutto il tenero
affetto di Cipriano, erano spariti per sempre.
Michelina non aveva, d'altra parte, la possibilit
di fermarsi lungamente sul proprio dolore.
Cipriano non aveva maturato il diritto alla
pensione, e ora doveva, da sola, guadagnare da
vivere per i suoi figliuoli. Aveva ripreso in pieno
il lavoro di passamaneria; ma nonostante il suo
coraggioso e continuo lavoro, la povert era entrata
in quella casa, dove il guadagno di Cipriano,
grazie alla intelligente economia della giovane
moglie, permetteva un tenore di vita quasi
agiato.
La signora di Mollens, autorizzata a ci dalla
sua posizione di madrina del piccolo Luigi, aiutava
con discrezione Michelina.
Lasciatemi il piacere di trattarvi come
una sorella, diceva, con la sua graziosa cordialit
abituale. Vostro figlio  mio figlioccio,
mio marito  padrino della piccola Susanna.
Sono legami molto forti, veri legami di parentela,
anche se solo spirituale.
Michelina la ringraziava con commossa riconoscenza,
e benediceva Dio che, nella sua
sventura, le dava tali sostegni.
Ma nuove inquietudini sorgevano: Luciano e
Susanna, la piccolina, restavano deboli, e spesso
erano ammalati. Il medico, consultato, aveva
detto:
Ci vorrebbe un'altra aria; non quella di
Parigi. All'aria buona si fortificherebbero presto.
Qui... uhm!
Una domenica Michelina indoss il suo vestito
migliore, affid i due bimbi pi piccoli a
Cesarina e, con il piccolo Luigi, si incammin
verso il palazzo dei di Mollens.
I domestici la conoscevano perch, bench
lei con la sua abituale discrezione evitasse di
disturbare la Marchesa, vi era andata diverse
volte su invito della signora, e Luigi aveva giocato
con il piccolo Enrico, che aveva pressa
poco la sua stessa et.
Venne introdotta presso la signora di Mollens
che quel giorno, un po' sofferente, si era
trattenuta in camera. Il Marchese leggeva ad alta
voce alla moglie, i due bambini pi piccoli si
rotolavano felici sul tappeto.
Michelina venne accolta con l'affettuosa amicizia
che la signora di Mollens e suo marito le
dimostravano sempre. Enrico, chiamato subito,
tutto felice, condusse via Luigi, e la Marchesa
chiese notizie dei pi piccoli.
Continuano a non stare bene.  per questo
che mi sono permessa di venire qui, oggi.
Avrei da chiedervi un consiglio.
Siamo completamente a vostra disposizione,
disse il signor di Mollens. E, soprattutto,
lo ripeto ancora una volta, non dovete mai
esitare a rivolgervi a noi.
Grazie. Oh, conosco bene la vostra bont!
Il mio povero Cipriano vi amava tanto, aveva
tanta fiducia in voi!
Le lacrime sgorgarono dagli occhi della giovane.
La signora di Mollens le prese dolcemente
la mano, mentre il Marchese diceva con emozione:
Anche io volevo bene al mio caro Mariey.
Nessuno tra i giovani che ho conosciuto
in tutti questi anni, mi ispirava una stima pi
profonda e un pi grande affetto.
S, era cos leale, cos delicato. Infine, che
la volont di Dio sia fatta! mormor Michelina,
cercando di rintuzzare le lacrime. Cerco
di essere forte e coraggiosa a causa dei miei poveri
piccini. Venivo proprio a proposito di loro,
per esporre una idea che mi  venuta. Sapete
forse, che il padre di Cipriano  morto due anni
or sono.
S, ricordo. Faceva il giardiniere, credo?
Proprio; a Meudon. Viveva solo, del prodotto
del suo lavoro, in una piccola casa che gli
apparteneva, una specie di bicocca vecchissima,
molto scomoda, che, sparito lui, Cipriano non
ha mai potuto trovare da affittare. Visto che
l'aria di Parigi  nociva ai bambini, ho pensato
di andare a stabilirmi l.
Ma mi sembra una buonissima idea, vero.
Renato?
Buonissima, infatti, purch la casa sia
abbastanza abitabile.
Ci sono, in ogni caso, due stanze ancora
in buono stato. Sarei cos libera dal peso dell'affitto,
cos grave per me, per quanto lo abbia
considerevolmente alleggerito, lasciando il nostro
alloggio per la piccola stanza di Cesarina.
Laggi potrei continuare il mio lavoro, i bimbi
sarebbero all'aria buona, la casa  circondata
dal giardino.
Realmente trovo questa idea molto pratica,
dichiar il signor di Mollens. Anche
per voi sar una sistemazione perfetta; vi anemizzate
in quella piccola stanza male arieggiata,
con il lavoro accanito al quale vi dedicate interamente.
Laggi, almeno, avrete aria e sole,
e il problema dell'affitto non esister pi. Mi
sembra davvero che non ci sia da esitare.
Quando Michelina, mezz'ora pi tardi, si conged
dalla signora di Mollens e dal Marchese,
il giorno cominciava a cadere. Per quanto fosse
dicembre, l'aria era quasi tepida, e la giovane,
cedendo al desiderio di Luigi, prese per
le vie larghe e ben rischiarate che allungavano
un po' il ritorno.
Teneva per mano il bambino, e sorrideva al
racconto dei giuochi con i quali Enrico di Mollens
aveva rallegrato il piccolo compagno.
Oh, mamma, che belle arance! disse a
un tratto il bambino.
Il suo ditino era teso verso un carretto pieno
di frutti d'oro.
Bene, sai cosa faremo, Luigino? Compriamone
due per Celestino e Martina. Saranno ben
contenti, e Cesarina pure. Sar una piccola cortesia
per ringraziarla di quello che fa per noi.
E la giovane donna si avvicin al carretto,
per scegliere le arance.
Aveva abbandonato per un attimo la mano
di Luigi. Quando volle riprenderla, si accorse
che il bambino non era pi accanto a lei.
Non era lontano, tuttavia, lo scorse in mezzo
alla strada, e nello stesso tempo vide una automobile
che giungeva, a fari accesi, dritta sul
bambino.
Con un salto fu accanto a lui, lo afferr, lo
trasse indietro. L'autista fren, la vettura si ferm
nel momento in cui sfiorava madre e figlio.
Dall'interno qualcuno si pieg: una testa di
uomo, dai tratti marcati, con una bella barba
nera, ondulata. Il suo sguardo cadde sulla giovane
donna che stava arretrando, e si trovava
sotto la forte luce di un fanale; le sue braccia
stringevano a s il bambino, il pallido viso ancora
pieno di spavento, era di una bellezza che
colpiva particolarmente, per l'espressione di tragica
angoscia che riempiva il suo sguardo.
Lo sconosciuto trasal, una repentina emozione
comparve sulla sua fisonomia fredda e indifferente.
Michelina! sussurr.
Gi l'autista, con una imprecazione all'indirizzo
di questi stupidi pedoni, rimetteva in
marcia la macchina.
Aspettate, Richolle! disse il suo padrone.
Ma Michelina si allontanava, con il bimbo
sempre stretto a s. In quel viso voltato verso di
lei, il suo sguardo, ancora terrorizzato dal pericolo
che aveva corso Luigi, aveva riconosciuto
Prospero Louviers... Prospero, uno dei veri autori
della morte di suo marito!
Potete andare, Richolle! ordin il deputato,
sprofondato nei suoi pensieri.
Una singolare impressione si era impossessata
di lui, vedendo quella che aveva amata quando
era soltanto l'operaio dei fratelli Vrinot. Il
suo cuore egoista, divorato dall'ambizione, aveva
parlato solo una volta, e per Michelina Laurent.
La giovane lavoratrice di passamaneria, era stata
il suo unico amore; l'anima sua, inaridita
dall'empiet e dal desiderio di benessere e di
potere, aveva avvertito un involontario rispetto,
una emozione, mai provata in seguito, ogni volta
che aveva incontrato il grave e puro sguardo
di Michelina.
Deve essere sposata, pensava, mentre l'auto
filava lungo il viale. Vedova, probabilmente,
perch era tutta vestita di nero.  bella come
prima, per quanto in un'altra maniera, da quanto
almeno ho potuto giudicare in cos breve
tempo.
Ritorn ai ricordi di altri tempi, quando occupava
con Zelia quel povero appartamentino.
Quanta strada percorsa da allora! Non rimpiangeva
di aver resistito al desiderio di sposare
Michelina allora. In quel periodo avrebbe intralciato
il suo avvenire, mentre il denaro portato
in dote dalla giovane brutta e intelligente,
divenuta sua moglie, lo aveva potentemente aiutato
a raggiungere la posizione attuale.
Ma ora capiva che mai aveva del tutto dimenticata
Michelina, e che questo incontro risvegliava in lui
un sentimento che credeva ormai morto.
Andiamo, sono matto! borbott salendo
le scale che portavano al suo appartamento.
Ho ben altro da fare che stare a rimuginare
sul passato, quando cercavo di incontrarla
nella corte, senza mai osare parlarle, se
non per dire: Buon giorno, Michelina... Come
sta la vostra mamma?. Ero stupidamente timido,
perbacco, davanti alle arie di quella piccola
bigotta!
Si mise a ridere ironicamente, alzando le
spalle, e infil la chiave nella serratura di
casa sua.
Un domestico gli venne incontro nell'anticamera
bene illuminata, e gli tolse il soprabito,
dicendo:
La posta per il signore  arrivata ora.
Prospero entr nel suo studio, una bella stanza
riccamente ammobiliata. Si sed allo scrittoio,
e si mise ad aprire e leggere rapidamente
le lettere giacenti su un piatto d'argento.
Fatto questo, si sdrai sulla poltrona, e cominci
a riflettere lungamente.
Beh, posso sempre scrivere a Clouet di
informarsi! mormor infine. Vorrei sapere
se  vedova. Probabilmente ha sposato Cipriano,
che pareva apprezzarla molto.
Tir a s un foglio di carta, e si mise a coprirlo
con la sua scrittura alta e a punta.
Due giorni dopo, mentre Prospero si alzava
da tavola, il domestico venne a consegnargli una
lettera, che prese vivamente e apr, camminando
verso lo studio. Lesse queste parole:
Vi invio, compagno Louviers, le informazioni
richieste. Mi  stato facile ottenerle, dato
che la persona in questione abita nella casa davanti
alla mia. Ha tre bambini, ed  vedova di
un tal Cipriano Mariey, clericale, operaio elettricista,
che si  fatto ammazzare dai compagni
durante lo sciopero dell'anno scorso, perch pretendeva
di lavorare nonostante gli ordini.
Quel miserabile di Cipriano, che ha cercato
di farmi il colpo un anno fa, in compagnia
del suo marchese! borbott Prospero,
con un tono di odioso risentimento.
Fin di leggere le informazioni che seguivano,
poi, posando la lettera sulla scrivania, accese
una sigaretta, e si mise a camminare in lungo
e in largo per la stanza.
Beh, perch no? mormor a un tratto.
Non andrebbe male che mi risposassi, ora
che Zelia ha ritrovato il marito dei suoi sogni.
E io posso, ormai, pagarmi il lusso di una moglie
povera. Inoltre, produrr un magnifico effetto
nel cuore dei miei cari elettori, quando sapranno
che sposo una umile operaia e che, per
soprappi, mi prendo i suoi tre ragazzi! Se non
 eroismo questo!
Otterrei felicit e vantaggio nello stesso
tempo. Ora dovr preoccuparmi solo di farle
passare le sue idee di devozione; ormai sono
"arrivato", e anche questa questione non mi
preoccupa, purch non esageri. La moglie di Dulac
va alla Messa; Potrei permettere che i suoi ragazzi
facciano la prima Comunione. No, non la
tormenter per questo, cos non avr pi alcuna
ragione per ricusare.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Sotto la luce di una piccola lampada, Michelina
lavorava a testa bassa, un po' stanca. Vicino
a lei, Luigi studiava a voce alta il catechismo,
con gran profitto di Luciano, che sembrava
accordargli una viva attenzione, e ripeteva dopo
di lui certe parole, sillabandole, il che faceva
ridere Luigi, e chiamava un debole sorriso sulle
labbra pallide di Michelina.
La piccola Susanna cinguettava nella culla,
agitando un ninnolo, regalo del suo padrino.
Ogni tanto Michelina volgeva verso di lei uno
sguardo pieno di vigilante tenerezza. Una atmosfera
di calma, di grande serenit, regnava nella
piccola stanza, ammobiliata con lo stretto necessario,
ma sempre molto ordinata, che aveva sostituito,
per la giovane vedova, il comodo alloggio
di altri tempi.
Un colpo battuto alla porta fece trasalire
leggermente Michelina.
Vai a vedere chi , disse a Luigi.
Il bimbo si alz e and verso la porta, che
apr. Una figura maschile si inquadr nell'apertura,
poi, chiusa la porta, avanz di qualche
passo.
Michelina si alz in piedi, con una esclamazione
soffocata.
Prospero Louviers!
S, Prospero... tuo cugino, Michelina.
E avvicinandosi, le tendeva la mano.
Lei lo arrest bruscamente, molto pallida; gli
occhi, nei quali lampeggiava una indignata protesta,
si posarono sul viso un po' commosso di
Prospero.
Mio cugino!... Voi!... Voi che lo avete ucciso?!
Cosa dici! esclam lui.
Non avete saputo come  morto mio marito?
S, nello sciopero... si  intestato a voler
lavorare...
E sono i disgraziati esaltati dalle vostre
chiacchiere che hanno ucciso il mio Cipriano!
Il vero colpevole siete voi, Prospero Louviers!
Voi che siete intelligente, che agite scientemente,
che usate male il vostro ascendente su questi
disgraziati!
Si drizzava, fremente in tutto il suo essere,
con gli occhi splendenti di dolorosa fierezza.
Prospero aveva avuto uno scatto di collera.
Riusc a dominarsi, e disse con dolcezza:
Il dolore ti trascina, Michelina. Non sono
responsabile delle violenze, dei delitti di questi
uomini di mentalit ristretta, che cerco, al contrario,
di educare e rendere coscienti dei propri
diritti.
Inducendoli a calpestare i loro doveri
pi sacri? Incitandoli al delitto, all'empiet? Oh,
s, siete voi il responsabile! ripet, in uno
slancio di indignazione.
Le nere sopracciglia di Prospero si aggrottarono
bruscamente. Tuttavia riprese, con la
medesima dolcezza:
Ti perdono le tue accuse ingiuste, Michelina,
considerando quale deve essere il tuo stato
d'animo dopo questa disgrazia. Ho saputo tutto
solo ieri, e venivo da te come parente, desideroso
di portarti il mio aiuto, in ricordo di mio
cugino Cipriano.
Lui non vi considerava pi come un parente,
interruppe freddamente Michelina.
Voi stesso, credo, signor Louviers, l'avevate ben
dimenticato, se non erro.
L'accento ironico della giovane donna accese
una luce di collera negli occhi cupi di Prospero.
Si contenne, per replicare con forzata calma:
Ho avuto dei torti, lo riconosco lealmente
davanti a te, Michelina. Ma ho oggi l'ardente
desiderio di ripararli. Ecco perch sono qui. Michelina,
vengo a domandarti se vuoi permettermi
di prendere presso di te il posto del povero Cipriano,
se vuoi diventare la mia onorata e amata
moglie.
La giovane ebbe un soprassalto di stupore,
e lo arrest bruscamente.
Voi?!... voi?!... voi?!
Rialz la testa e, incrociando le braccia sul
largo petto:
S, io, Prospero Louviers, io che sono vedovo
come te, e ti domando di accettarmi per
tuo sposo. Ho un figlio, i tuoi verranno educati
con lui, e mi incaricher del loro avvenire.
Tacete, balbett.
Mi ascolterai, Michelina.  necessario che
tu accetti, la mia felicit  in giuoco. Cosa temi?
 vero che non ho le tue opinioni religiose, ma
le rispetter, te lo prometto, sarai libera di educare
i figliuoli a modo tuo, di praticare tu stessa
la tua religione. Ti far felice, Michelina, e il
mio profondo attaccamento avr, spero, il potere
di farti dimenticare questa dolorosa prova...
Uscite! Non vi ascolter un minuto di pi!
Non avete capito che siete un miserabile ipocrita
ai miei occhi? Non capite dunque che mi
siete odioso?
Lui ebbe uno scatto di furore, e si avanz
verso di lei, con l'ira negli occhi.
Ah, tu osi! Quando io, uomo ricco e arrivato,
mi abbasso a sollecitare la mano di una
povera operaia,  con questi insulti che mi si
risponde! Ma voglio un consenso, lo voglio, Michelina!
I grandi occhi azzurri della giovane donna si
posarono su di lui, intrepidi e superbi.
Desiderate dunque, signore, che vi faccia
conoscere tutto il mio pensiero?  necessario,
perch siate contento, che Michelina Mariey vi
dica che non ha per voi, egoista, gaudente, vile
eccitatore del povero popolo, altro che il pi
profondo disprezzo?
Una bestemmia sfugg dalle labbra di Prospero.
La sua faccia si imporpor di furore; abbozz
un gesto minaccioso. Ma Michelina, calmissima,
stringendo tra le dita frementi la piccola
croce che le pendeva sul petto, disse freddamente;
Alla pi piccola chiamata i vicini accorreranno.
Dovete ricordare che le mura, qui, sono
leggeri tramezzi. Vi consiglio, dunque, di uscire
immediatamente, a meno che non vi dispiaccia
di essere riconosciuto, cosa della quale dubito,
visto che avete scelto, forse di proposito, l'ora
tarda, e avete fatto bene, perch certa gente di
qui, ricorda ancora il Prospero Louviers di altri
tempi.
Indietreggi come un animale domato. Con
un gesto violento, calc sulla testa il cappello
che si era levato entrando.
Vuoi il mio odio, disse, con voce piena
di furore. Ebbene, sei soddisfatta, lo hai!
E Prospero Louviers non dimentica.
Usc bruscamente, abbassando ancor pi il
cappello sugli occhi. Alla porta del corridoio,
urt Cesarina, e pass impettito, senza neanche
una parola di scusa.
La vecchia signorina entr in casa, dette una
occhiata ai suoi protetti, poi and a picchiare
da Michelina, per farle una ambasciata della
quale l'aveva incaricata una vicina.
Entrando, lanci una esclamazione inquieta,
vedendo la giovane afflosciata sulla seggiola, con
la testa tra le mani, mentre i bambini la guardavano
con aria costernata.
Michelina alz la testa, mostrando il viso
inondato di lacrime.
Non  nulla, Cesarina, soltanto la reazione.
Se sapeste chi  stato qui, ora!
Chi, dunque, cara?
Prospero Louviers! E mi ha chiesto, ha
osato chiedermi di diventare sua moglie!
Cesarina tacque un momento, sbalordita, infine
esclam:
Non  possibile!... Cosa mi raccontate, figliuola!...
Sarebbe dunque lui quello che ho incontrato
rientrando, e che per poco non mi ha
gettata in terra?
Era furente... gli ho detto francamente
quello che pensavo di lui, gli ho mostrato che
sapevo chi era, sotto le apparenze di bont e di
disinteresse sotto le quali cercava di nascondersi...
Ho visto che, a un certo momento, stava
per minacciarmi... Ma ero forte, avevo Dio con
me...
E con la voce ancora fremente di emozione
indignata, raccont all'amica la scena che si era
svolta poco prima.
Disgraziato ipocrita! disse tristemente
Cesarina. Non parlo dei suoi sentimenti verso
di voi; quelli sono, probabilmente, sinceri. Ma
il suo cosiddetto interesse per gli operai, quella
povera gente di cui si serve come di un marciapiede!...
E la disinvoltura di dirsi non responsabile
delle violenze commesse dietro sua istigazione!...
Andiamo, calmatevi, ora, Michelina, dimenticate
questa scena penosa. Questo tristo tipo
non pu nuocervi, e inoltre siamo qua noi, e siamo
amici fedeli... Venite, Luigi e Lucianino, venite
ad abbracciare la mamma per consolarla.
Oh, s, perch quel brutto uomo l'ha fatta
piangere! esclam Luigi, tendendo le piccole
braccia verso la madre.
Lei lo prese e lo strinse a s, mormorando:
Siete i miei tesori... Siete gli amatissimi
ricordi del mio Cipriano!
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Michelina lasci Parigi alla fine della primavera
per sistemarsi nella casetta di Meudon. Fu
un vero dolore andar via da quella casa dove era
vissuta per tanti anni, prima con la madre, nella
povera soffitta del quinto piano, poi con Cipriano
nel loro grazioso appartamento, e infine, in quegli
ultimi tempi, in quello dove era vissuta Cesarina,
che le era stata cos spesso un impagabile
aiuto e che l'amava veramente, come si ama
una sorellina.
Ma la salute dei bambini esigeva questo sacrificio,
e Michelina ne fu presto ricompensata
vedendo i cari piccini perdere il loro colorito
troppo pallido, e fortificarsi a vista d'occhio.
Lei lavorava come a Parigi, ma l'aria pi
pura l'aiutava a lottare contro l'anemia che l'aveva
minacciata. Coraggiosa e dolcemente rassegnata,
si dedicava completamente al suo compito
materno, senza pensare neppure per un
momento che le erano stati offerti benessere,
vita facile e lussuosa, sicurezza per l'avvenire dei
figli. Bandiva accuratamente il ricordo della scena
provocata dalla visita di Prospero Louviers,
per dimenticare l'impressione sgradevole e la
strana angoscia che aveva provata.
Aveva per raccontato tutto al signore e alla
signora di Mollens, che venivano talvolta a trovarla,
e ai quali non nascondeva nessun incidente
della propria vita.
Quel miserabile non manca di sfacciataggine!
aveva detto il Marchese, indignato.
Non ha proprio nemmeno l'ombra della coscienza,
per osare insistere con voi, sapendosi direttamente
responsabile della morte di vostro marito.
Da un po' di tempo in qua i suoi discorsi
sono di una violenza inaudita, ed  noto alla Camera
come uno dei pi scalmanati! Sua sorella
si  rimaritata, ha sposato un ateo militante,
molto pi anziano di lei, ma molto ricco. Che
brutto mondo!
In un pomeriggio di estate, la signora di Mollens
arriv a Meudon in compagnia di Cesarina.
Questa non avrebbe potuto permettersi, con i
suoi magri guadagni, di pagare il viaggio, per
quanto modesta ne fosse la spesa; tanto pi che
aveva accolto una bambinetta cieca e sorda, che
portava a tre il numero dei suoi protetti. Ma la
Marchesa, non ignorando il segreto desiderio di
rivedere la sua cara Michelina e i bambini della
ottima vecchietta, era capitata da lei in mattinata,
e le aveva detto:
Vado a Meudon e vi conduco con me, Cesarina.
Una buona casigliana aveva accettato di sorvegliare
gli infermi, e Cesarina era partita, raggiante,
con la sua caritatevole compagna.
Fu una bella sorpresa per Michelina; mentre
Enrico di Mollens, che aveva accompagnato la
madre, se ne andava con Luigi e Luciano nel
giardino, divenuto incolto dopo la morte di nonno
Mariey, le tre donne sedettero, e rimasero
a parlare nella piccola stanza dove Michelina lavorava
tutto il giorno.
Quando suonarono le diciassette, la Marchesa
e Cesarina si alzarono per prendere congedo dalla
giovane vedova. Ma Michelina disse che le
avrebbe accompagnate all'automobile che le attendeva
perch doveva comprare dei legumi per
la zuppa della sera.
Luigi rimarr con Susanna, che non voglio
condurre fuori, oggi, perch  molto raffreddata, soggiunse.
Da bambino bene educato, Luigi non protest,
ma guard con rimpianto le visitatrici ed
Enrico di Mollens, che si allontanavano con il
piccolo Luciano.
La fruttivendola dalla quale si provvedeva
Michelina, non era lontana; la giovane, dopo aver
detto addio alla signora di Mollens e alla sua
compagna, ebbe ben presto fatte le sue provviste.
Torn con Luciano, affrettandosi un po',
come sempre quando lasciava i bambini soli,
perch, malgrado la precoce seriet del maggiore,
non era mai completamente tranquilla.
Quello stordito di Luigi ha dimenticato
di chiudere dietro di noi! mormor, vedendo
aperta la piccola porta di legno stinta, che dava
accesso alla stretta aiuola posta dinanzi alla casetta.
Luciano correva avanti, ed entr per primo
nella stanza: gett un urlo acuto.
Cosa ce? Cosa hai, piccino mio? grid
Michelina, slanciandosi.
Ma una esclamazione di terrore le sfugg dalla
gola. In mezzo alla stanza era steso Luigi, inanimato.
Un filo di sangue sgorgava dalla sua
fronte.
Corse a lui, lo rialz, lo port verso il letto.
Ma il suo sguardo cadde sulla culla nella quale
poco prima dormiva Susanna, e si ferm con
gli occhi sbarrati. La piccola non c'era pi...
Tutte le ricerche, tutte le indagini della polizia,
non riuscirono a ritrovare la piccola scomparsa.
La casetta, costruita in mezzo a terra coltivata
a orti, aveva dei confinanti abbastanza
lontani; nessuno aveva veduto niente, tranne un
vecchio bracciante agricolo, che disse di avere
incontrato, vicino al bosco, un uomo ancora giovane,
piccolo e biondo, vestito da operaio, che
teneva in braccio un bimbo addormentato.
Disperata, Michelina, torturata dal dolore,
non era pi riconoscibile. In pochi giorni era
invecchiata di parecchi anni. La signora di Mollens
veniva a vederla ogni giorno, conduceva
spesso Cesarina, e ambedue aiutavano la povera
mamma a curare Luigi, che si rimetteva, fortunatamente,
abbastanza presto, poich la sua ferita
non era grave.
Il bimbo era stato interrogato; aveva raccontato
che, appena sua madre e le visitatrici se ne
erano andate, era entrato un uomo e si era guardato
attorno. Luigi si era alzato domandando:
Cosa volete?. L'uomo, senza rispondere, si
era fatto avanti, aveva dato un pugno sulla testa
a Luigi. Il bimbo era rotolato per terra, aveva
battuto la fronte in uno dei piedi della tavola,
ed era svenuto.
Potresti dirmi come era questo uomo?
aveva domandato il commissario di polizia.
Era piccolo, mi pare... Ma non ho osservato
altro, rispose il bambino.
Il giorno del rapimento erano stati segnalati
dei saltimbanchi nei dintorni; furono cercati,
trovati facilmente, ma, ammettendo che fossero
gli autori del ratto, la bimba era stata nascosta
cos bene, che nessun indizio permetteva di accusarli.
I giorni passarono cos; giorni dolorosi per
la madre tanto crudelmente colpita. I biondi capelli
di Michelina imbiancavano, la sua figura
delicata si incurvava, i suoi tratti fini sparivano
tra le rughe... E l'anno giunse al termine senza
portare notizie della piccina scomparsa.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
La brezza agitava dolcemente la tela rigata
di rosso che difendeva la terrazza dai raggi del
sole di maggio, accarezzava il viso dai tratti
marcati, la nera e folta capigliatura del giovanotto
steso su una sedia a sdraio. Ozioso, con
la faccia tirata, lasciava vagare nella profondit
del giardino soleggiato, lo sguardo cupo e triste
delle sue nere pupille.
Vicino a lui era seduta una giovane che ricamava
diligentemente. Era svelta e delicata, il
profilo sottile era aureolato da una pesante capigliatura
biondo cenere.
La calma pi completa regnava nel giardino
e nella bellissima villa moderna, una delle pi
lussuose del ricco quartiere che si ergeva sullo
spiazzato dell'antico parco della Maye; ma nel
giardino di fianco, risuonavano ogni tanto giovani
voci allegre, e scoppi di risa, che facevano
aggrottare le nere sopracciglia del giovanotto.
Che noia avere dei vicini! Avrei tanto piacere
che questa casa fosse disabitata! disse
a un tratto, di cattivo umore.
Aveva fatto questa riflessione come per se
stesso, senza che sembrasse rivolgersi alla compagna,
che continuava a lavorare in silenzio. Il
giovane volt la testa verso di lei, e disse con
collera:
Claudina, ti degnerai di fare attenzione a
quello che dico? Non mi piace di parlare a una
sorda.
La ragazza smise di lavorare, e alz gli occhi:
grandi occhi azzurri, seri e dominatori.
Non mi sembrava che quello che dicevi
richiedesse una risposta, disse tranquillamente.
Il giovanotto replic, in tono aspro:
Credi che mi diverta a parlare da solo?
Sei realmente irritante, Claudina! Guarda, lascia
codesto eterno ricamo, che mi d ai nervi, e leggimi
il giornale.
Un breve movimento agitato scosse le mani
fini della ragazza. Tuttavia pos subito il lavoro
sulla tavola vicino a s, chiedendo:
Quale?
Quello del babbo. Leggimi il suo discorso
di ieri alla Camera.
La ragazza prese uno dei giornali posati sulla
tavola, e lo spieg lentamente, poi si mise a leggere,
con voce chiara, nettissima, ed estremamente
piacevole.
Il deputato Prospero Louviers era salito alla
tribuna il giorno prima, per chiedere misure eccezionali
contro il clero. Lo aveva fatto con termini
di eccessiva violenza, che avevano sollevato
le interruzioni indignate della destra e del
centro. Nel ripetere quelle frasi, nelle quali vibrava
l'odio, ed era ostentata la pi rivoltante
ingiustizia, la voce di Claudina si affievoliva e
sembrava esitare.
Alessio, la testa un po' piegata, ascoltava
senza che nessuna espressione apparisse sulla sua
fisonomia impassibile. Disse per, a un tratto,
in tono soddisfatto, interrompendo la giovane
a met di un periodo:
Alla buon'ora, il babbo li tratta come si
meritano, questi preti! Ecco un discorso perfetto,
vero, Claudina?
Un certo imbarazzo vel lo sguardo della ragazza.
Non so... mormor.
Come, non sai? ribatt Alessio, seccamente.
Cosa vuoi dire?
Un misto di timore e di decisione si leggeva
negli occhi di Claudina.
S... non so se... se tuo padre non esagera
un poco.
Una subitanea irritazione infiamm lo sguardo
del giovanotto.
Che significa? Credi che accusi a torto
tutta questa pretaglia?
Non dico questo, ma, infine, vedi, non posso
impedirmi di pensare che non sono tutti neri
a un modo. A Lixen, c'era un giovane prete
che era di una mirabile bont verso tutti i poveri.
I miei balii, che non erano certamente religiosi,
dicevano tuttavia: Quello  un uomo
come non ce ne sono molti. In una parrocchia
vicina, il parroco, molto vecchio, si logorava al
servizio dai suoi parrocchiani. Allora, penso ce
ne  probabilmente un buon numero come questi,
e non bisognerebbe accusarli tutti.
Alessio si sollev bruscamente dalla sedia a
sdraio... La sua fisonomia esprimeva una fredda
collera.
Di' piuttosto che mio padre  un mentitore!
E sei tu, povera ignorante, che osi giudicare!
Vattene via! Vattene!
Prese il giornale e lo lacer con le dita nervose.
Claudina si alz, con gli occhi pieni di lacrime
e, abbandonando il terrazzo, attravers
il salone lussuosamente ammobiliato. Mentre ne
apriva la porta, fu raggiunta dalla voce di Alessio
che sembrava addolcita.
Claudina!
Ma non parve che lo udisse, sal rapidamente
la scala coperta da una striscia orientale, fermata
con bacchette di rame, ed entr in una camera
chiara e civettuola, nella quale fluttuava
il profumo delle rose che cominciavano a fiorire
nelle aiuole.
Claudina si avvicin a una finestra aperta,
si appoggi al davanzale, e lasci vagare sulla
linea scura dei boschi lo sguardo nel quale le
lacrime si erano seccate per lasciare il posto a
una espressione di sorda rivolta.
Qui si parla sempre di libert. Tuttavia
non ho nemmeno il diritto di avere una mia opinione!
sussurr. Fanno di me una specie
di schiava. Senza dubbio credono di compensarmi
sufficientemente lasciandomi partecipare
al loro benessere, al loro lusso. Dopo questo si
possono far sopportare tutte le umiliazioni alla
trovatella, educata dalla carit del signor Louviers!
I suoi begli occhi azzurri diventavano duri,
pieni di risentimento. Tutte le fasi della sua vita
le tornavano alla mente, mentre una tristezza
irritata l'invadeva, e velava di una ombra dolorosa
il suo giovane volto.
Era stata trovata sulla strada da Clrmont
a Riom da Prospero Louviers, che passava di l
durante una breve gita in automobile. Nessuno
sapeva chi fosse, in paese. Il deputato l'aveva
affidata a una contadina del villaggio di Lixen,
aveva generosamente pagato per lei, specificando
chiaramente che la ragazza doveva essere educata
senza religione. La cosa non disturbava affatto
la nutrice, e ancor meno suo marito, ammiratore
di Prospero.
La bimba era stata chiamata Claudina, ed era
vissuta, fino all'et di otto anni, come una contadinella.
Il deputato, allora, l'aveva fatta entrare
in un collegio statale, la cui direttrice era
fedelissima alle sue idee. Claudina aveva ricevuto
una istruzione molto vasta, della quale la
sua vivace intelligenza aveva profittato molto.
Nello stesso tempo le si instillava accuratamente
nell'animo l'odio alla religione, e il disprezzo per
tutte le vecchie pastoie morali che l'avvento della
giustizia sociale avrebbe fatto ben presto sparire
dalla societ.
In quale misura Claudina avesse profittato di
tali insegnamenti, nessuno lo sapeva, neanche
la direttrice, che aveva messo ogni cura nel modellare
questo giovane cuore secondo i desideri
espressi da Prospero Louviers.
Fatene una donna senza pregiudizi,
aveva detto il deputato.
Ma nessuno sapeva ci che si nascondeva
sotto la calma un po' fiera di Claudina, sotto
la dolcezza un po' sdegnosa dei suoi grandi occhi
azzurri.
Sembrava che si desse interamente allo studio,
e ignorasse la civetteria, il desiderio del
lusso e del piacere. Tuttavia provava una specie
di repulsione, e quasi di spavento, passando davanti
alle case povere, o incontrando gente miseramente
vestita, triste o sofferente. Una domanda
angosciosa, una malinconia intensa, erano
allora espresse dal suo sguardo, spesso sognatore.
Aveva trascorso tutte le vacanze in casa del
deputato, che era molto generoso con lei e si
faceva chiamare zio Prospero. Esigeva in
compenso dalla sua pupilla una sottomissione
assoluta, e si mostrava sempre molto autoritario
verso di lei, non riguardandosi, in caso di
resistenza, di ricordarle che gli doveva tutto, e
che poteva toglierle tutto.
Claudina era stata, durante i soggiorni in
casa di Prospero, la compagna di giuochi di
Alessio Louviers e di Leone Morand, figlio di
Zelia. Zelia, vedova ed erede del patrimonio del
marito, era venuta a tener la casa del fratello,
che non si era deciso a risposarsi...
Il figlio di lei, un grosso ragazzo biondo,
molle e brutale al tempo stesso, aveva voluto,
in principio, tiranneggiare Claudina come faceva
con i compagni pi giovani o meno vigorosi
di lui, ma la bimbetta aveva trovato un difensore
in Alessio. Difensore un po' singolare,
perch non si riguardava, per parte sua, pure
usando una certa qual forma ignorata dal cugino,
di assoggettarla alla propria volont dispotica,
di ragazzo guastato e idolatrato dal
padre.
Prospero, in effetti, dopo i primi anni, aveva
persa la propria indifferenza, dinanzi all'estrema
intelligenza, all'aspetto vivo, robusto e deciso,
di quel ragazzo che era suo figlio. Ben presto lo
aveva amato con una specie di passione, e Alessio
era diventato il padrone della casa paterna.
Tra tutti quelli che abitavano nella casa del
deputato, Claudina preferiva Alessio. L'anima
semplice della giovinetta, aveva sentito ci
che differenziava il giovanotto dal padre, dalla
zia e da Leone: la rettitudine, la franchezza, talvolta
un po' brusca, una certa elevatezza di
animo che non poteva disgraziatamente svilupparsi,
a causa dell'educazione data dal deputato
al figlio.
Inoltre, nonostante le esigenze imperiose di
Alessio, apprezzava in lui il reale affetto che le
testimoniava, la sua bont, spesso un po' canzonatoria,
ma che sapeva, talvolta, farsi amabile
e delicata. Accadeva sempre che, il pensiero di
rivederlo, attenuava in lei la noia che la prendeva
all'avvicinarsi delle vacanze.
Pochi istanti furono sufficienti per trasformare
e spezzare i sogni ambiziosi che Prospero
Louviers fondava sul giovane.
Nel corso di una escursione in montagna,
Alessio fece una spaventosa caduta. Nessuno
riusc a capire come non rimanesse ucciso sul
colpo. Stette lungo tempo tra la vita e la morte,
e quando fu finalmente salvo, era, di fatto, irrimediabilmente
infermo.
Prospero, il cui dolore concentrato era terribile,
lasci allora Parigi e venne ad abitare a
Versailles, per dare al figlio un'aria pi pura.
Una cupa disperazione si era impadronita di
Alessio, colpito in piena giovinezza, in pieno vigore.
Per lungo tempo rifiut di vedere gli amici,
e anche il cugino, la cui salute robusta lo irritava
moltissimo. Era divenuto cupo e irascibile;
in certi giorni nessuno osava avvicinarlo, neanche
suo padre, che lo attorniava, bisogna rendergli
giustizia, di un affetto illimitato, delle
pi vigili cure, sorvegliando e spiando ogni suo
minimo desiderio per soddisfarlo subito.
Claudina, che aveva compiuto sedici anni, si
trov da allora incatenata presso la sedia a
sdraio di Alessio. L'affetto che aveva per lui
avrebbe reso tale incarico assai facile e dolce,
senza il cambiamento verificatosi nel carattere
dell'infermo. Inasprito e sordamente in rivolta,
egli lasciava libero corso ai suoi istinti tirannici,
e pretendeva di fare di Claudina una schiava,
che aveva opinioni e gusti in tutto conformi
ai suoi.
Ma l'indole franca e fiera di Claudina, non si
piegava cos facilmente; talvolta non aveva nessun
timore di lasciar vedere delle idee personali...
Questi saggi di indipendenza morale avevano
il dono di esasperare Alessio, facendolo
giungere talvolta fino alla violenza, come era
successo oggi. Claudina doveva sopportare tutte
le burrasche di quel carattere ombroso; Alessio
non le risparmiava le parole dure o mordaci,
che tuttavia non riuscivano a farle dimenticare
i suoi rari momenti di benevolenza e di relativa
dolcezza.
Claudina sentiva profondamente ci che la
feriva; un po' di ribellione, lentamente era germogliata
in lei e, senza averne esattamente coscienza,
si distaccava da colui che sembrava godere
a farla soffrire, a curvarla sotto il giogo dei
suoi voleri.
Fino a quel momento, per, era sempre riuscita
a trattenere le lacrime, non volendo, per
fierezza, dare ad Alessio la gioia di vederla soffrire.
Ma oggi le erano scappate malgrado il suo
sforzo. Forse era un po' nervosa, o forse egli si
era mostrato pi duro, ancora pi ingiusto del
solito. Ora poteva essere soddisfatto, poich era
riuscito a farla piangere.
Credo proprio di odiarti! mormor,
con una certa asprezza.
Il suo sguardo, staccandosi dall'orizzonte limitato
dal verde dei boschi, si posava sulla dimora
vicina, una grande villa a mattoni, con
la facciata coperta di rampicanti. Senza vantare
le apparenze di piccolo castello, che aveva villa
Letizia, dimora del deputato, era in apparenza
molto elegante e comoda.
Due giovani brune e svelte, passeggiavano
davanti alla scalinata. Una di loro si piegava
verso la compagna che leggeva una lettera, e un
fresco riso arrivava ogni tanto alle orecchie di
Claudina.
Ah, ecco il babbo con Enrico!
Due uomini giungevano per il vialetto che
circondava la grande aiuola del centro: padre
e figlio, evidentemente, poich la somiglianza
tra loro era straordinaria. Molto alti, di aspetto
distinto, avevano gli stessi tratti regolari, una
uguale espressione virile, un po' fredda. Il pi
anziano era in abito da citt, il pi giovane indossava
con eleganza la divisa di sottotenente.
Le loro facce si illuminarono del medesimo
sorriso dolcissimo, vedendo le due giovani che
venivano loro incontro.
Avevate l'aria di aspettarci, figlioline mie.
Siamo forse in ritardo? chiese il padre, baciando
le giovani fronti che gli si offrivano.
Ma no, babbo, Roberto non  ancora tornato.
Eccolo, disse l'ufficiale, che si era leggermente
voltato, sentendo aprire il cancello.
Un ragazzetto di una diecina di anni, con il
berretto della scuola San Giovanni, giunse correndo,
e gridando:
Babbo, Enrico, sono il primo nella versione
di tedesco!  bello, vero?
Finalmente! disse il padre, passando
la mano sui capelli scuri del ragazzo. Almeno,
il nostro viaggio dello scorso anno non sar stato
inutile, visto che ti ha fatto fare tanti progressi.
Sono contento, Roberto.
E anche io, piccolino, aggiunse il sottotenente,
dando un colpetto amichevole sulla
guancia del fratello. Se anche la matematica
marciasse altrettanto bene... eh, Roberto?
Il ragazzo ebbe una allegra smorfia e, scuotendo
la testa, si slanci verso la scala sulla
quale stava comparendo una signora di aspetto
ancora giovane, graziosa e molto distinta, con
un abito da casa di una eleganza molto sobria.
Entrarono in casa tutti insieme, e Claudina
li segu con uno sguardo di invidia e di dolore.
Come devono essere felici! sussurr.
Perch vi sono persone in quel modo, e poi
altri poveri esseri senza famiglia, e anche senza
nome, come me? Perch c' chi ha tutto, e altri
niente?
La pendoletta di Sassonia batt lentamente
dodici colpi. Claudina si pass la mano sul viso,
e si avvicin a uno specchio per vedere se le
lacrime avevano lasciato traccia. No, pareva di
no. Ma lei non aveva mai osservato, come oggi,
il pallore e la stanchezza della sua fisonomia.
Scese lentamente, poco frettolosa di ritrovarsi
con Alessio. Questi era gi in sala da pranzo,
dove due domestici lo avevano trasportato
sulla sedia a sdraio... Suo padre, in piedi vicino
a lui, parlava con animazione, e Zelia, seduta
al proprio posto, guardava un giornale.
Prospero Louviers era invecchiato dopo l'incidente
capitato al figlio; la sua alta statura si
era leggermente incurvata, il suo colorito era
ingiallito, i suoi tratti erano pi incavati. Ma
aveva sempre lo sguardo intelligente e freddo di
altri tempi, e quell'andatura di uomo soddisfatto
di se stesso, conseguenza del successo politico
e della grande ricchezza.
Zelia era ora un po' pingue, con suo gran dispiacere;
non riusciva, nonostante tutte le cure,
a dissimulare interamente l'irreparabile oltraggio
degli anni; ma era sempre assetata di lusso,
di feste, di piaceri, ed era elegante quanto prima.
Passava una parte della settimana a Parigi, con
gran sollievo di Claudina, che provava anche
troppo spesso gli effetti del carattere poco facile
della sorella di Prospero, gelosa della giovent
e della bellezza della pupilla del deputato.
All'apparire di Claudina, Louviers si volt
bruscamente e, dall'espressione della sua faccia,
Claudina cap che vi era burrasca nell'aria.
Ah, ecco la signorina predicatrice! disse,
in tono sarcastico. Pare, signorina Claudina,
che enunciate delle opinioni sovversive,
che difendiate i preti, che vi permettete di biasimare
il vostro tutore.
Babbo, ho detto che era inutile parlare
di questo! interruppe la voce irritata di
Alessio.
Le sopracciglia del giovane si aggrottarono
violentemente, e una emozione penosa fu espressa
dallo sguardo che posava su Claudina, molto
pallida, ma ferma, nell'attesa dell'assalto.
Ma s, caro ragazzo, bisogna mettere in
chiaro e sapere quali idee questa giovane si permette
di avere.
Ci mi riguarda, me ne incarico io!
disse freddamente Alessio. Accomoderemo la
cosa tra me e lei. Desiniamo subito, babbo, ho
un po' fame, oggi.
Senza discutere oltre, il deputato sed in faccia
alla sorella, e Claudina prese posto alla sua
destra, senza vedere l'occhiata di malvagia soddisfazione
con la quale l'avvolgeva Zelia.
La giovane tocc appena i manicaretti che le
furono presentati. Una sorda indignazione si agitava
in lei, al pensiero che Alessio l'aveva poco
prima accusata al padre. Non si lasciava intrappolare
da quel desiderio di preservarla dall'ira
paterna. Voleva cos, come sempre, riserbarsi il
diritto di farle sentire la sua tirannica autorit,
sgridandola senza piet, e Claudina sapeva per
esperienza che i rimproveri del suo tutore, per
violenti che fossero, erano meno penosi a sopportare
della mordente durezza e delle violente
collere del figlio!
Contrariamente a quanto aveva detto, Alessio
pareva mangiare senza il minimo appetito.
La sua faccia esprimeva una profonda preoccupazione,
e rispondeva solo a monosillabi ai tentativi
di conversazione del padre. Di tanto in
tanto, il suo sguardo un po' ansioso sfiorava la
faccia stanca di Claudina e, subito addolcito, si
riportava su Zelia, molto occupata ad assaporare
i delicati piatti dovuti al talento della cuoca
di Prospero Louviers.
Hai saputo finalmente chi sono i nuovi
vicini, Zelia? domand il deputato, al momento
della frutta.
Ah, s, ho dimenticato di dirtelo! Degli
aristocratici di grido, caro mio, e dei clericali
della peggiore specie! Dove dunque ho sentito
il loro nome in altri tempi?... Di Mollens...
Prospero ebbe un brusco movimento.
Di Mollens?
Li conosci?
Le labbra di Prospero ebbero una breve
smorfia.
S, nei tempi andati. Ha cercato di giocarmi
un tiro durante una riunione.
Ah, s, con quel briccone di Cipriano!
I lineamenti del deputato si contrassero un
poco. Tir a s un portafrutta pieno di fragole
dal profumo delizioso, e se ne serv macchinalmente
un piatto pieno.
Guarda, ti piacciono dunque tanto le fragole,
ora? fece notare Zelia.
Prospero ebbe un gesto di impazienza, e
vers nel piatto di Claudina una parte del contenuto
del suo.
Ma non le volevo! mormor la ragazza,
con un movimento di protesta.
Tirale gi ugualmente. Mi annoi a mangiare
in punta di labbra e fare la smorfiosa a
ogni piatto, come se la cucina non ti piacesse.
La mia cuoca non  forse abbastanza buona
per te?
Lei arross a questa fredda ironia, e rispose
con voce che fremeva un poco:
Sapete bene, al contrario, che non sono
difficile. Ma da qualche tempo ho poco appetito.
Smorfie e niente altro! disse Prospero,
alzando le spalle.
La voce di Alessio si ud, breve e imperiosa
come al solito.
Passami codeste fragole, Claudina. Non
devi sforzarti, potrebbe farti male.
Silenziosamente gli tese il piatto, senza guardarlo
in faccia. Stava diventando ipocrita, ora,
mostrava sollecitudine per colei che, poco prima,
aveva accusata al padre?
Zelia sghignazz, e disse in tono canzonatorio:
Ecco delle idee! Lasciategliele dunque, le
fragole, non possono fare che bene a quella
calia.
Non ho chiesto il tuo parere! disse
seccamente Alessio che, educato secondo principi
moderni, non stava a scegliere la forma per
rispondere alla zia.
Oh, questo riguarda te, piccino! disse
Zelia alzando le spalle. Io l'avrei obbligata a
prenderle, ma tu sei libero di fare il cortese,
per una volta.
Alessio le lanci uno sguardo cupo, e si mise
a mangiare lentamente la frutta profumata, mentre
suo padre, per cambiare corso alla conversazione,
che senza dubbio temeva veder degenerare
in burrasca, domandava:
Sono numerosi i nostri nobili vicini?
Marito, moglie, e cinque figli, credo. Prima
abitavano in via del Parco di Clagny. Il figlio
maggiore, uscito molto recentemente da Saint-Cyr,
 di guarnigione qui. Il secondogenito 
seminarista a Saint-Sulpice.
Oh! l! l! che famiglia! osserv Prospero
beffardo.
Eh, cosa ti dicevo? Il terzo ragazzo va.
come esterno, alla scuola qui accanto, le ragazzine
hanno una istitutrice.
Perbacco, hai degli informatori seri!
Sei dunque stata a intervistare questi illustri
personaggi?
Puoi crederlo! Ma, dai domestici si sa
quello che si vuole. Pare tutta la famiglia vada
ogni mattina alla Messa, che tutti facciano delle
visite caritatevoli, che si occupano di opere di
non so che cosa... Veri modelli, infine!
Prospero prese un pezzetto di pane e lo sbriciol
nervosamente.
Se ci fossero molti clericali di questa forza,
la nostra opera sarebbe seriamente compromessa!
mormor.
Una ruga di preoccupazione aveva solcata la
sua fronte, e non era sparita quando, bevuto il
caff, si alz per andare a fumare in giardino.
I domestici riportarono Alessio sulla terrazza.
Claudina, dopo un momento di esitazione,
si diresse anche lei da quella parte, prese il
proprio lavoro e, ritirando la sedia, sed abbastanza
lontana dal giovanotto.
Per un tempo assai lungo il silenzio regn
sulla terrazza. Claudina lavorava; Alessio, con la
faccia cupa, seguiva con sguardo distratto l'andare
e venire del padre, per i viali del giardino.
Claudina! disse a un tratto.
La ragazza alz la testa, e chiese freddamente:
Cosa vuoi?
Perch ti metti cos lontana da me? Avvicinati,
devo parlarti.
Il suo accento, sempre autoritario, non aveva
la durezza abituale.
Claudina obbed, si alz e si avvicin senza
fretta, con la stessa freddezza dipinta in viso.
Alessio si pieg un poco, e pos la propria
mano sulla sua, sollevando verso di lei i suoi
occhi neri, a un tratto addolciti.
Claudina, mi tieni il broncio, sono stato
troppo duro con te.  che non mi piace essere
contraddetto, da te, soprattutto. Vorrei che si
avessero gli stessi gusti, le stesse opinioni, che
si potesse senza parlare, leggere l'uno nello spirito
dell'altra. Questo  possibile, Claudina, se
vuoi lasciarti dirigere da me.
E perch, dunque, devo essere io a sottomettere
la mia volont, annullare le mie idee
personali, davanti alle tue? chiese, con un
moto di rivolta.
Un lampo di irritata impazienza pass nelle
pupille di Alessio.
Perch ancora sei solo una bambina, e
non posso sopportare che tu pensi diversamente
da me, disse lui, sordamente.
Lei rialz la testa, replicando con tono risoluto:
Io ho diritto di pensare liberamente. Mi
domando perch questo diritto mi viene contestato.
Le dita di Alessio si contrassero sulla coperta,
parole irritate gli salivano alle labbra, ma si
contenne con un violento sforzo, e disse con
calma:
Va bene, discuteremo di questo pi tardi.
Dimmi soltanto una cosa. Hai creduto che avessi
raccontato io a mio padre la scena di stamani?
Mi domando chi avrebbe potuto, ribatt
lei, con freddezza.
Questo significa che mi hai accusato. Hai
potuto credere che fossi io?
Un misto di collera e di sofferenza scomponeva
la sua fisonomia, e Claudina sent in s un
po' di emozione che scacciava il rancore.
Non eri tu? Ma chi  stato, dunque?
La zia era alla finestra di camera sua, ha
udito tutto, e ha riferito tutto a mio padre. Io
mi sono inquietato con lei, e ho detto a mio padre
che non era il caso di sgridarti, che mi incaricavo
io di sistemare la cosa con te. Dimmi,
ho mai fatto niente che possa farti pensare per
un solo istante che sia capace di andare a riferire,
come  stato fatto?
No, mai niente,  vero! disse lei, spontaneamente.
Rimpiango molto di avere avuto
questo sospetto. Ma tu eri stato cos duro con
me, che ero ancora irritata e pi disposta a credere.
S, lo so, ho avuto torto. Ma mi avevi
esasperato, piccola ribelle. Andiamo, facciamo
la pace e, soprattutto, non piangere pi!
Le tese la mano, e lei vi mise la sua, senza esitazione.
Ma la sua fisonomia rimase un po' fredda,
e la tristezza che la scena del mattino aveva
lasciato nel suo sguardo, non si cancell.
Alessio rimase silenzioso e pensoso per un
lungo momento. Le sue dita nervose stringevano
cos fortemente la mano di Claudina, che la ragazza
mormor finalmente:
Mi fai male!
Piccola smorfiosa! esclam lui, in tono
di indulgente condiscendenza. Non si potr
veramente pi toccarti, tra poco, n moralmente,
n fisicamente!
Ma le sue dita, disserrandosi, lasciavano vedere
una traccia rossa, sulla piccola mano bianca
di Claudina.
Stai veramente poco bene? riprese lui,
con una specie di interesse esitante, avvolgendola
con uno sguardo investigatore.
S, mi sento un po' debole, e perdo completamente
l'appetito. Penso sia anemia.
 probabile. In tal caso ti sarebbe necessario
molto movimento. Stammi a sentire,
Claudina, uscirai tutti i giorni. Incomincia da
oggi, guarda, il tempo  bellissimo.
Rimase un istante interdetta, non osando credere
a tanta benevolenza, a tanta insolita sollecitudine.
Bene! che cosa hai da guardarmi in questo
modo? disse, con una specie di impazienza
irritata. Vai a vestirti, fai un giretto
nei dintorni, non in luoghi deserti, naturalmente,
e ritorna presto, perch possa darti la lezione
di disegno.
Lei disse, con un po' di emozione:
Ti ringrazio, Alessio.
Oh, non ce di che!  semplicemente per
non aver vicino a me una persona con l'aspetto
che hai tu... Non  per te,  per me che agisco
cos.
Oh, non ne dubitavo! mormor lei, con
tranquilla amarezza, voltando un poco il viso
perch non vedesse il lampo doloroso provocato
nei suoi occhi da questa nuova ferita, inflittale
da quella bocca spietata.
La mano di Alessio afferr il polso di lei, la
voce breve e un po' affannosa di lui, chiese:
Lo credi realmente, Claudina?... Non pensi
che io agisca un poco per te?
No, certamente no! disse lei, con uno
slancio di tutta l'anima.
Alessio lasci ricadere la testa sui cuscini
della sedia a sdraio, mormorando con intonazione
di sorda, straziante ironia:
Hai ragione. Vai, vai, Claudina, passeggia
e torna con un colorito fresco.  tutto quello
che domando,  tutto ci che voglio... per la mia
sola soddisfazione, naturalmente.
Usc in un piccolo riso sarcastico, che riecheggi
lungamente alle orecchie di Claudina,
mentre raggiungeva la sua camera per obbedire
al nuovo capriccio di Alessio.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
S, era un capriccio che doveva fruttare a
Claudina pi seccature che soddisfazioni. Certamente
era piacevole per lei avere ogni giorno
una ora di libert, poter fare un po' di movimento,
allontanarsi per un po' dalla lussuosa
dimora che era per lei una specie di prigione.
Ma al ritorno era accolta dallo sguardo sospettoso
di Alessio, dalle sue domande imperative,
dai suoi rimproveri.
Dove sei stata?... Cosa hai fatto?... Chi hai
visto?... Sei rimasta fuori molto a lungo, oggi...
Hai l'aria ben contenta... Cosa ti  successo?...
Non era successo proprio niente. Claudina,
quel giorno, si sentiva meno affaticata, o forse
l'aria e il sole le aveva messo un po' di gioia
nell'anima. Tutte queste domande la irritavano,
e a poco a poco aumentavano il suo sordo risentimento
contro Alessio.
D'altra parte, al di fuori di quegli istanti di
libert che le accordava, il giogo per lei si
appesantiva sempre di pi. Alessio, da quando suo
padre aveva fatto abbandonare gli studi alla sua
pupilla per chiamarla presso il giovane infermo,
si era costituito professore di Claudina, e che
professore, era!
Non che mancasse di cultura, tutt'altro! Aveva
fatto studi brillanti, il suo spirito era insieme
originale e profondo, il suo modo di spiegare
molto chiaro. Ma ignorava totalmente la
pazienza. Claudina doveva comprendere subito,
se non voleva sentirsi ricoprire di rimproveri
mordenti.
Per di pi la giovane doveva inchinarsi a
tutte le opinioni enunciate da lui, senza aver
l'audacia di discuterne nemmeno una. Tuttavia,
per un penoso spirito di contraddizione, le chiedeva
spesso il suo parere, ci che obbligava
Claudina, molto sincera, a enunciare delle idee
contrarie a quelle di lui, e metteva parole dure
o violente sulla bocca del professore, contro le
quali vanamente la giovane si corazzava.
Tutto questo neutralizzava l'effetto che avrebbe
potuto produrre il moto, praticato regolarmente,
e Claudina impallidiva e dimagriva sempre
pi. Spesso aveva anche degli svenimenti,
degli stordimenti. Ma lei non diceva niente e,
sentendosi ogni giorno un poco pi debole, immaginava,
con una certa gioia:
Non vivr molto a lungo, senza dubbio...
Sar finalmente liberata da questa schiavit,
avr il dolce riposo del nulla.
Poi si sentiva invasa da una immensa tristezza,
e mormorava:
Ma allora, perch sono nata? Sventurata
nella vita, e dopo la morte, pi nulla!
Durante le lunghe notti senza sonno, penosi
pensieri attraversavano il suo cervello stanco,
una tranquilla disperazione si infiltrava poco a
poco in lei e si abbandonava con una specie di
felicit alla debolezza che la invadeva.
Un pomeriggio, al ritorno dalla passeggiata
che accorciava ogni giorno, ebbe un violento
stordimento un centinaio di metri prima di arrivare
alla villa; sarebbe caduta se un ufficiale
che passava non l'avesse sorretta.
Quando riprese coscienza di ci che la circondava,
riconobbe il sottotenente scorto un
giorno nel giardino accanto a villa Letizia. Vicino
a lui era un giovanissimo sacerdote, forse
solo un seminarista, che aveva con lui una certa
somiglianza.
Domando scusa! disse Claudina, arrossendo.
Ho avuto uno stordimento, ma  passato
e vi ringrazio, signore.
Felicissimo di essermi trovato qui, rispose
l'ufficiale, salutando.
Claudina fece qualche passo, ma vacill di
nuovo, e tese la mano per reggersi alla cancellata
del giardino.
L'ufficiale, che era rimasto indietro per discrezione,
insieme al suo compagno, si avvicin
premurosamente.
Se osassi pregarvi di accettare il mio braccio
fino a casa vostra, signorina? chiese, rispettosamente.
 vicinissimo a qui, villa Letizia. Ma veramente
mi dispiace...
Non scorse la rapida sfumatura di contrariet
che passava nello sguardo del giovanotto,
alle parole villa Letizia.
 vicinissimo, infatti, ribatt, in tono
impacciato. Appoggiatevi a me, cos non avrete
timore.
Lei si lasci guidare, una specie di nebbia
si agitava davanti ai suoi occhi, e le velava tutto,
intorno.
Al cancello di villa Letizia, un domestico era
occupato a lucidare l'ottone della cassetta delle
lettere. Il sottotenente si ferm, dicendo:
Eccovi a casa vostra, signorina.
Alz gli occhi verso di lui; il suo sguardo riprendeva
poco a poco la sua lucentezza, ed
esprimeva una viva riconoscenza.
Vi ringrazio, signore. Senza di voi, sarei
caduta.
Egli si inchin, replicando:
Sono felice che l'appoggio del mio braccio
abbia potuto evitarvi tale incidente, signorina.
Lei incontr lo sguardo serio e profondo di
quei grandi occhi grigi, nei quali passava una
luce di compassione, ispirata senza dubbio dall'aspetto
triste della giovane vicina. Quello sguardo
addolciva singolarmente la fisonomia un
po' fredda e altera del giovane ufficiale, gli dava
una indefinibile grazia, che colp Claudina.
Gli rivolse un nuovo ringraziamento con voce
commossa, ed egli si allontan con il compagno.
Giuliano, datemi il braccio per accompagnarmi
fino a casa, non mi sento punto bene,
disse Claudina al domestico che, a bocca aperta,
guardava l'ufficiale e il prete.
Sulla scala svenne nuovamente. Prospero e
Zelia, chiamati subito, la fecero trasportare nella
sua camera; fu cercato un medico. Questi prescrisse
riposo e ricostituenti e, uscendo, disse
al deputato che lo accompagnava:
Quella giovane,  estremamente anemica,
ha bisogno di molte cure e di distrazione.
Distrazione! borbott Prospero, quando
il dottore l'ebbe lasciato. Ora mi dovr preoccupare
anche per procurargliene!
And a vedere il figlio in terrazza. Alessio
volse verso di lui un viso un po' ansioso.
Ebbene, babbo?
Non sar nulla, un po' d'anemia. Per
quanto il dottore dica, credo il miglior sistema
per guarirla sia di non farci attenzione. Le ragazze
provano gusto a farsi compiangere e coccolare.
Non Claudina;  molto coraggiosa. Bisogna
farla curare bene, babbo; bisogna che si riposi,
e io far a meno di lei, quanto sar necessario.
Ma no, non sar necessario; il dottore
dice che pu alzarsi, andare e venire, purch
non si strapazzi e prenda molta aria. Ma fino a
che non star meglio, non potr uscire sola.
Essere sola le ha procurato, questa volta,
il piacere di essere riaccompagnata da un bell'ufficiale,
osserv ironicamente Zelia, che
compariva sulla terrazza.
Cosa dice? domand bruscamente Alessio,
raddrizzandosi sulla sedia a sdraio.
Ma s, pare abbia avuto uno stordimento
sul viale, e sarebbe caduta se il figlio del marchese
qui accanto non si fosse trovato l per sostenerla
e aiutarla ad arrivare fin qui.
Le dita di Alessio si contrassero un po' sulla
coperta.
Lo conosci, zia?
S, l'ho veduto due o tre volte, a cavallo;
un bel cavaliere, in fede mia! Lo devo riconoscere,
per quanto tutta la gente di questo genere
mi dia sui nervi, e lui, in particolar modo,
abbia l'aria di guardarci dall'alto!... Ma gli si
far abbassar la testa al mio bel marchese!
L'avvenire  nostro, di noi che loro disprezzano!
Alessio interruppe la zia con voce breve e
un po' mutata;
Cosa le ha detto?
A Claudina? Cosa vuoi che le abbia detto?
Non avevano, del resto, il tempo di far conversazione;
la piccola l'ha ringraziato, lui ha risposto
che non valeva la pena, e che era stato molto
felice, o qualche cosa di simile, infine. Avevi paura
che le facesse dei complimenti? aggiunse
Zelia, con un risolino canzonatorio.
Le sopracciglia di Alessio ebbero un violento
scatto.
Suppongo codesto signore sia un uomo
ben educato, disse seccamente. Va bene per
Leone, commettere una sconvenienza di codesto
genere!
Vorresti dire che mio figlio  un maleducato?grid Zelia, rossa di collera.
 l'opinione generale, credo, replic
Alessio, con tono di tranquilla ironia. Anche
tu glielo hai detto, un giorno.
Era cos per dire, ma non permetto a
nessuno di giudicarlo cos! strill irosamente
Zelia.
Prospero si interpose:
Andiamo, niente dispute! Tu hai sempre
la mania di provocare Alessio.
S, sono sempre io che ho torto! Tu guasti
vergognosamente tuo figlio, lasci che mi tratti
con la peggiore impertinenza. Ma non durer
cos per molto, te ne avverto!
E con l'aria di Giunone offesa, Zelia si allontan,
facendo tintinnare i numerosi braccialetti
che le ornavano i polsi.
Che se ne vada, dunque, mormor
Alessio, lasciando ricadere la testa sulla spalliera
della poltrona.
Prospero si sed vicino a lui, e pos la mano
sul suo braccio.
Ti ha stancato, caro ragazzo? Evidentemente
 proprio insopportabile, talvolta, ma mi
fa comodo per dirigere la casa.
Claudina la sostituirebbe perfettamente.
Uhm!  molto giovane, e la sua posizione
di dipendente non le darebbe alcuna autorit di
fronte ai domestici.
Alessio si mise a strusciare nervosamente il
libro che teneva in mano. A un tratto disse:
La sua posizione potrebbe cambiare, se lo
volesse.
Come?
S, se diventasse mia moglie.
Prospero ebbe un soprassalto di meraviglia.
Tua moglie?
Dici certamente dentro di te che sono
pazzo, nella mia situazione, a sognare il matrimonio?
No, no, Alessio, non credo questo! Ma
questa figliuola, una trovatella... E sei cos giovane,
ancora! Altre occasioni si presenteranno.
S, delle donne che consentiranno a sposare
l'infermo che sono, per il mio patrimonio!
disse Alessio, con cupa violenza. Questo
mai! E d'altra parte, non capisci che l'amo e
non potrei vivere senza di lei? Che mi importa
il mistero della sua nascita, della sua povert!
 lei che voglio, e lei sola sar mia moglie!
Prospero prese la mano del figlio, e avvolse
in una occhiata colma di inquieto affetto la giovane
faccia, scomposta dalla potente emozione.
Non ti agitare cos, figliuolo! Farai ci che
ti piacer, desidero solo la tua felicit. Se credi
che Claudina possa renderti felice...
Non so quali siano i suoi sentimenti per
me.  molto fredda, temo che non mi ami, almeno
non come vorrei.
Va bene, le parleremo di questo, uno di
questi giorni.
No, non ancora, babbo, lascia che si rimetta
completamente. E poi preferisco aspettare
ancora qualche mese, per studiarla e cercare
di sapere.
Come vorrai. Solamente la cureremo
come una gran dama, poich  la futura signora
Louviers.
Se tu le prendessi una cameriera, babbo?
Con la sua salute delicata, ci sar ancora per
qualche tempo il timore di questi stordimenti,
mi sembrerebbe necessario che ci fosse qualcuno
per accompagnarla.
Prospero si mise a ridere, passando una mano
carezzevole sulla folta capigliatura del figlio.
Sei geloso, piccino? Hai paura che la tua
Claudina pensi a un bel sottotenente?
I lineamenti di Alessio si indurirono, sibil
aspramente:
Li odio tutti... Tutti quelli che sono belli,
vigorosi, eleganti!... E vorrei, babbo, che Claudina
non potesse mai uscire di qui!
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Claudina, dopo qualche giorno, scese di camera.
Riprese la sua esistenza solita, un po' meno
penosa di prima, perch Prospero Louviers mostrava
ora, nei suoi riguardi, una certa sollecitudine,
e Alessio attenuava le proprie esigenze,
mostrandosi molto meno duro e autoritario verso
di lei. Si interessava per farle seguire le prescrizioni
del medico, e aveva rinunziato a parte
delle letture che gli faceva, perch aveva notato
che la stancavano. Talvolta si mostrava con lei
perfino affettuoso, come prima del suo incidente.
Ma questo cambiamento, che avrebbe causato
a Claudina un gran piacere qualche tempo
prima, ora la lasciava quasi indifferente. Era la
sua debolezza fisica, sempre grande, che la rendeva
sempre cos sognatrice e distratta, sebbene
riuscisse, in apparenza, a essere simile a quella
di prima? Nonostante tutto si fortificava sempre
pi, e dal giorno in cui era caduta senza
conoscenza sulle scale della villa, aveva ripreso
il desiderio di vivere.
Una cameriera di una certa et l'accompagnava
ora nelle sue passeggiate. Poich questa
persona era intelligente e riservata, la sua compagnia
non era per lei un dispiacere, e le permetteva
di scambiare qualche parola. La scorta
non le risparmiava, per, le domande di
Alessio, alle quali rispondeva con una segreta
irritazione, che non sfuggiva al giovanotto, e
portava una luce di collera nei suoi grandi occhi.
Spesso Claudina incontrava uno dei componenti
della famiglia di Mollens. La prima volta
che incontr il Marchese e la moglie, i due ebbero
un movimento di sorpresa mal repressa e,
dopo aver sorpassata la giovane, la signora di
Mollens disse al marito:
Come somiglia a Michelina ragazzina,
quella giovane; noi l'abbiamo conosciuta cos!
S, la cosa ha colpito anche me, rispose
il Marchese. Tu, non sai chi ?
Per niente.
Spesso era il sottotenente a cavallo, che Claudina incontrava. Se qualcuno avesse allora guardato
la ragazza, avrebbe visto il suo occhio malinconico
e un po' stanco, schiarirsi a un tratto.
E quei giorni sopportava con maggiore indifferenza
le burrasche, ancora assai frequenti, del
carattere di Alessio.
Con l'inizio dell'agosto, la villa vicina fu
chiusa, i di Mollens partirono per il mare. Claudina
li rivide solo al momento della riapertura
della scuola San Giovanni.
Quell'anno il mese di ottobre fu bruttissimo;
Claudina, facilmente raffreddata, usc poco. La
noia la rodeva, e anche una sofferenza segreta
della quale non riusciva a spiegarsi la natura.
Ma cosa hai, vediamo? diceva Alessio,
con impazienza. Ti curiamo bene, veramente,
e dovresti avere gi un altro aspetto.
Ma non ho niente, sono debolissima, ecco
tutto, rispondeva, con la tranquilla freddezza
solita.
Verso la fine del mese ci furono delle belle
giornate di sole, e Claudina ne approfitt per
uscire di nuovo con Leonia, la cameriera.
Una domenica, tornando dal parco, entr
nella chiesa di Notre-Dame, che si trovava lungo
il suo cammino. Vi era stata una volta con Zelia
e, nonostante i sarcasmi di lei, aveva provato
una emozione indefinibile davanti ai segni
di un culto che le era sconosciuto, e che aveva
sentito insultare migliaia di volte.
Oggi la chiesa era piena, e un sacerdote finiva
di parlare. La sua voce chiara scandiva le parole,
e giunse alle orecchie di Claudina: La vera felicit
 nel sacrificio, nella lotta per il dovere,
nella rassegnazione serena e forte; poich il sacrificio,
la lotta, la rassegnazione, ci conducono
all'eterna felicit, alla gioia senza fine, che troveremo
nella contemplazione del nostro Dio.
Vi fu un rumore di sedie, l'organo risuon
sotto le volte. Lo sguardo di Claudina si rivolse
verso l'altare illuminato. L'officiante e i ragazzi
del coro apparvero ben presto, il sacerdote sal
i gradini, apr il tabernacolo, mentre risuonava
L'Osalutaris.
Presa da misteriosa emozione, Claudina guardava.
Nella splendente luce dell'ostensorio, appariva
l'Ostia divina, e i fedeli curvavano la testa,
mentre il sacerdote faceva salire per tre volte
a Dio l'incenso adoratore.
Leonia si pieg verso Claudina:
Signorina, il signor Prospero non sar
contento.
La giovane ebbe un gesto di impazienza. Tuttavia
si allontan con rimpianto, gli occhi ancora
pieni di ci che aveva contemplato.
Ebbene, dove sei stata, Claudina? domand
Alessio, quando torn a riprendere il
suo posto vicino a lui.
Abbiamo passeggiato un poco nel parco,
vicino al canale. Il tempo, oggi, era molto bello.
Siamo rientrate piano piano dalla strada della
parrocchia.
Perch di l? Sarebbe stato pi breve, passando
dal viale della Regina. Avevi qualche cosa
da fare dalle parti della parrocchia?
Punta dal tono inquisitorio, e dall'espressione
sospettosa della sua fisonomia, la ragazza rispose
seccamente:
Nulla di particolare, soltanto, passando,
sono entrata in chiesa.
Alessio sussult sulla sua poltrona.
In chiesa?! Per fare cosa?
Per vedere...  molto bello il culto cattolico.
Alessio la prese per un polso.
Io ti proibisco, Claudina! Ti proibisco di
mettere piede in una chiesa!
Claudina ebbe un moto di collera.
Mi  stato ripetuto un migliaio di volte
che la mia ragione doveva essere sufficiente a guidarmi,
che non dovevo subire alcuna influenza filosofica
o religiosa. Cosa temi, dunque, per me?
E perch pretendi di intralciare cos la mia libert
morale? Se per caso un giorno arrivassi
a credere agli insegnamenti di una religione qualunque,
con quale diritto potresti impedirmelo?
Taci! disse lui, con sordo furore.
Non devi credere a nessuna altra cosa, diversa
da quanto ti insegno io. E che non ti accada pi
di varcare la soglia di uno di questi rifugi di superstizione.
Il tuo debole cervello femminile potrebbe
ricevere pericolose scosse.
Lei sussurr, con una specie di asprezza dolorosa:
Deve essere dolce, tuttavia, per quelli che
soffrono, il pensiero che vi  una felicit al di
l della tomba!
La fisonomia irritata di Alessio si distese a
un tratto, una intensa tristezza invase le sue pupille
cupe, e mormor, come parlando a se
stesso:
S, il pensiero del niente  talvolta ben
duro. Ci si trova a rimpiangere...
Si interruppe con un riso amaro e, sollevandosi
a met sui cuscini, esclam:
 per questo, Claudina, che dobbiamo fare
di tutto per essere felici finch abbiamo la vita!
Possediamo ogni diritto alla felicit.
Questo  giusto, ragazzo mio!
Prospero Louviers entrava nel salone in compagnia
di un uomo di alta statura, dal ventre
abbondante, dal cranio calvo e l'aria importante.
Era il suo ex cognato, Giulio Morand. Zelia lo
aveva sempre incontrato senza il minimo imbarazzo,
e aveva anche relazioni con la seconda
signora Morand, divertendosi molto, confidava
alle amiche, nel vedere il grosso Giulio filare
come un olio davanti a quella donnina secca e
stecchita, che teneva tirati i cordoni della borsa.
S, dici molto bene, piccolo mio, continu
Morand, tendendo al giovanotto l'ampia
mano. Il diritto alla felicit, caspita! E il
primo di tutti! Eh!  anche il tuo parere, Louviers?
Una contrazione pass sul viso di Prospero,
il suo sguardo incupito avvolse il giovane infermo.
Ma certamente! disse, in tono forzato.
L soltanto  la ragione della nostra esistenza.
Il grosso Morand si lasci cadere su una poltrona,
dicendo:
Buon giorno, signorina Claudina. State
meglio? Lo vedo dal vostro viso. Anche voi volete
aver diritto alla felicit?  il titolo di un
grazioso lavoretto che ho veduto recitare l'altro
giorno. Lo conosci, Louviers? No? Mi meraviglio!
Si tratta di una giovane povera che sposa
un infermo molto ricco. Per qualche tempo gli
fa da infermiera, ma lui ha un carattere difficile
e, per quanto si senta amata, nonostante tutto,
si stanca ben presto e chiede il divorzio: difende
il suo diritto alla felicit.
Alessio, livido, si sollev un po' sulla sedia
a sdraio.
E lui, non aveva come lei diritto? disse,
con voce soffocata.
Ah, caspita, ragazzo mio! Bisogna sempre
che ci siano dei sacrificati,  cosa certa!
Perch? Perch i sacrificati? chiese, con
un lampo di rivolta negli occhi neri.
Morand usc in una grossa risata.
Vuoi saperne troppe da me!  cos, ecco!
Sta a ciascuno di noi dare la caccia alla sua parte
di gioia, e tanto peggio per gli altri!
Non ammetto questo! esclam, con
voce un po' rauca, Alessio.
Non ammetti che cosa?
Questo divorzio. Poich aveva accettato
di essere sua moglie, doveva compiere il suo dovere
verso di lui, invece di disertare vilmente!
Morand lo guard, con aria stupefatta.
Ma cosa racconti? In fede mia, sembra di
ascoltare un prete! Tu pretenderesti, allora, in
nome di che e di chi, me lo domando, di condannare
quella poveretta alla sventura e al sacrificio
per tutta la vita? Ma  proprio per far
cadere pi facilmente queste intollerabili catene,
che lottiamo ogni giorno! Allora, tu, dunque, non
sei partigiano del divorzio? Eppure ti ho sentito
elogiare un lavoro che ne era la glorificazione.
S,  vero! ma nel caso che tu presenti, lo
trovo odioso! disse Alessio, con sorda violenza.
Odioso... odioso... non ti capisco! Dal momento
in cui il principio  ammesso, ciascuno
lo applica secondo la propria idea, secondo la
propria ispirazione. Una volta aperta la strada,
diamine, la si prende con larghezza!  cos facile!
Troppo facile! ribatt la voce incisiva
di Alessio. E riflettendoci, trovo che gli avversari
del divorzio non hanno torto, qualificandolo
una piaga sociale.
Ah, cos, ti volteresti al nemico? esclam
Morand, in tono tra stupefatto e irritato.
Ecco delle idee vecchie! Eppure, il divorzio 
un gran progresso! Immagino che la giovane
donna in questione, che diversamente sarebbe
stata ribadita alla catena, doveva trovare simpaticissimo
il fatto di poter essere liberata.
La sua catena! mormor Alessio, in
tono basso.
Il suo sguardo, che esprimeva una specie di
angoscia, si volse verso Claudina. La giovane,
come Prospero, aveva ascoltato la piccola discussione
tra Morand e Alessio, senza prendervi
parte. Mentre il deputato guardava il figlio con
cupa tristezza, lei, con le ciglia un po' abbassate
sulle pupille azzurre, sembrava riflettere,-con le
mani incrociate sulla borsa da lavoro che aveva
posata sui ginocchi, sedendosi presso l'infermo.
E tu, cosa ne dici? domand Alessio,
con la stessa voce leggermente strozzata.
Le ciglia bionde si sollevarono, i grandi occhi
apparvero, gravi e dolci, e c'era, in fondo
alle pupille, una luminosit che non vi si vedeva
poco prima.
No, non rispondermi! ordin bruscamente
Alessio, stendendo la mano. Non ora.
Ti domander ci pi tardi.
Morand batt la mano sulla spalla del giovanotto.
Sempre capriccioso, eh, piccolo? Fortunatamente
Claudina  di buona pasta. Sarebbe
una eccellente infermiera.
Alessio divent pallidissimo, le sue dita serrarono
con violenza il bracciale della sedia a
sdraio.
Non  destinata a questo. Deve essere felice,
e lo sar! disse, quasi con violenza.
Giulio Morand lo guard, sorpreso. Ma Prospero,
che reprimeva a fatica la sua irritata impazienza,
gli indirizz una domanda, in modo
da interrompere il colloquio.
Alessio rimase silenzioso, lo sguardo duro e
cupo fisso dinanzi a s sull'apertura della finestra,
che lasciava vedere la terrazza e la profondit
fiorita del giardino. Disse a un tratto,
con voce che non aveva pi le solite intonazioni
imperative:
Claudina, saresti tanto gentile da andare
in camera mia a prendere il libro che ho dimenticato
sulla tavola?
Lei lo guard, un po' sorpresa, perch questa
amabilit non era nelle abitudini di Alessio.
Alzandosi subito, si Allontan, e raggiunse il
primo piano.
Dopo aver preso il libro nella stanza di Alessio,
entr un momento nella propria camera per
cercare un oggetto dimenticato. Dalla finestra
aperta, giungeva fino a lei un rumore di voci
giovanili.
Si avvicin e dette un colpo d'occhio al giardino
vicino. Tre o quattro ragazzetti correvano
e si inseguivano gioiosamente. Sulla scalinata
il sottotenente di Mollens, in abito civile, fumava
una sigaretta, ascoltando con aria interessata
la sorella maggiore che leggeva un giornale.
Uno dei ragazzi si ferm a un tratto, gridando:
Guarda, ecco Luigi che arriva!... Buon
giorno, Luigi!
Si rivolgeva a un giovanottone biondo, che
si avvicinava.
Buon giorno a tutti, disse questi.
Buon giorno, Luigi, rispose cordialmente
l'ufficiale, mentre la sorella rispondeva
con un amabile cenno della testa al saluto del
nuovo arrivato. Vieni per vedere mio padre?
Oggi, per l'appunto,  assente.
Non fa niente, spiegher a voi la cosa, e
direte a vostro padre perch ero venuto.
Sempre parlando, il giovane operaio si avvicinava,
saliva la scala, e stringeva la mano che
il sottotenente gli porgeva.
Claudina si allontan dalla finestra, rimase
un istante in mezzo alla camera, con lo sguardo
perduto in una misteriosa meditazione.
E perch, dunque, non potrei essere felice
anche io? mormor, rialzando la testa. Il
diritto alla felicit, l'ho come gli altri... Comprendo
che, a quelli che credono nell'al di l,
quel prete, possa predicare il sacrificio e la rassegnazione,
ma io che so che niente sussiste
dopo di noi, io, le cui speranze sono soltanto
nella vita presente, respingo la sofferenza, la
odio... Io voglio, voglio la felicit!...
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Nel salone vasto ed elegante, ove abitualmente
stavano Prospero Louviers e i suoi, risuonavano
quella mattina gli scoppi di una voce
forte e di un riso volgare. Leone Morand, che
generalmente abitava a Parigi, dove stava studiando
legge, si trovava dal giorno precedente a
villa Letizia, con l'intenzione di forzare la cassaforte
materna, come aveva confidato al cugino,
in un momento di espansione.
Sono a secco, vecchio mio, e non ce modo
di ottenere qualche cosa dal babbo. Il dragone
veglia troppo bene sulla borsa! Fortunatamente
la mamma  pi facile a convincere.
Somigliava al padre, era grosso, biondo, colorito
come lui, ma di taglia pi piccola. Nel parlare,
nel modo di tenersi, posava a tipo volgare,
che del resto conveniva perfettamente alla sua
mentalit di livello molto basso, alla completa
assenza in lui di senso morale.
Alessio aveva per lui una profonda antipatia,
che non sempre riusciva a dissimulare, e le scaramucce
tra i due cugini erano abbastanza frequenti.
Ma oggi, il giovane infermo non sembrava di
umore battagliero. Mentre sua zia e suo padre
ascoltavano il chiacchierio di Leone, intramezzato
da grossi scoppi di risa, lui restava inattivo,
con la faccia preoccupata.
Ecco le undici e mezzo! disse a un
tratto. Non capisco perch Claudina non sia
ancora rientrata.
Beh, non aver paura! Leonia non se la lascer
rapire! disse ironicamente Zelia.
Chi  questa Leonia? domand Leone.
La cameriera di Claudina, rispose Prospero.
Caspita! Che lusso!... La curate bene, la
piccina!...  un oggetto raro, forse?
Gi una risposta mordace era pronta sulle
labbra di Alessio. Ma la porta del salone si apr
a un tratto, Claudina apparve, la faccia un
po' arrossata, sostenendo con la mano destra il
braccio sinistro.
Che cosa hai? grid Alessio.
Cosa  successo? aggiunse Prospero
Louviers, alzandosi.
Una piccolezza, ma avrei potuto essere
accoppata...
Accoppata?! esclam Zelia.
Sei stata a passeggiare nel bosco, allora?
chiese Leone. Racconta un poco.
Lascia che, prima di tutto, si metta a sedere,
 tutta tremante, interruppe Alessio.
Zia, sarebbe bene, probabilmente, farle bere qualche
cosa.
Oh, no, no! interruppe vivamente Claudina.
Non ho avuta molta paura,  soltanto
un po' di emozione retrospettiva. Eppoi il braccio
mi fa male.
Cosa ha il tuo braccio? domand Prospero
Louviers.
Ha ricevuto una bastonata. Vedete? 
inerte...
Chi ti ha fatto questo? interrog Zelia.
Tornavamo tranquillamente, Leonia e io
per la via di Bthune. Davanti a noi camminava
un uomo con una andatura strana, non so se
era pazzo o ubriaco; teneva in mano un bastone.
Mentre passavamo davanti alla scuola San Giovanni,
ne uscivano gli scolari. Uno di loro, probabilmente,
ha eccitato questo uomo con un
cenno o con una parola di collera. Il fatto  che
costui si  slanciato, brandendo il bastone, e
cercando di acchiappare i ragazzi, che fuggivano
spaventati. Uno di loro, un ragazzino di una diecina
d'anni,  capitato davanti a noi. L'uomo si
 precipitato su di lui e il bastone stava per cadere
sulla sua testa. Ho respinto il ragazzo, ed
 stato il mio braccio a ricevere in pieno il
colpo.
Caspita! che eroina! esclam Leone, in
tono canzonatorio.
Stai zitto! disse bruscamente Alessio.
E cosa  accaduto, dopo?
Due uomini sono accorsi, si sono gettati
su quell'individuo, e sono riusciti a ridurlo all'impotenza.
Il prete che sorvegliava l'uscita dei
ragazzi,  venuto a ringraziarmi, il ragazzo si
 unito a lui, e ha voluto assolutamente sapere
come mi chiamavo. Quando ha saputo che abitavo
qui, ha esclamato: Oh, ma  vicinissimo
a casa nostra! Abitiamo alla villa Clotilde!.
Ah, era il piccolo di Mollens! osserv
Zelia.
Un lampo di collera era passato negli occhi
di Prospero.
S, era lui. Ci ha volute accompagnare.
 un bambino incantevole, molto vivo, molto
espansivo...
Claudina si ferm per qualche secondo. Una
profonda emozione passava nei suoi occhi azzurri.
Alessio solo la scorse...
Eppoi? chiese, posando uno sguardo
scrutatore sul viso della giovane.
Mentre giungevamo al viale,  apparso il
sottotenente di Mollens, a cavallo. Il fratello si
 slanciato verso di lui, gli ha gridato quello che
era accaduto. Il sottotenente ha messo piede a
terra,  venuto verso di me e mi ha ringraziato
molto.
Guarda, guarda, guarda, tutto ci comincia
a diventare romanzesco! beffeggi Leone.
Che trovi di romanzesco, in questo?
scatt seccamente Prospero. Quel giovanotto
ha semplicemente compiuto un atto di buona
educazione verso Claudina, che ha difeso suo
fratello.
Perch, allora, lei  rossa come una peonia?
chiese Leone, indicando Claudina.
Perch  una piccola sciocca, che conosce
ben poco il mondo, e prende per denaro contante
le prime balordaggini che le vengono smerciate.
Allora, sei stata scortata fin qui dal sottotenente
e da suo fratello?
Claudina si alz vivamente, raddrizzando la
testa con moto pieno di fierezza.
Il signor di Mollens  un uomo troppo
bene educato, troppo al corrente delle convenienze,
per aver solo avuto una simile idea! disse,
cercando di parlare con calma. Dopo aver
ricevuto i suoi ringraziamenti, mi sono allontanata
con Leonia, e lui ha spinto la discrezione
fino a rimanere molto indietro, con il fratello.
Non abbiate timore, non avete niente da insegnargli
in fatto di saper vivere! aggiunse, trasportata
dalla sorda irritazione che si era impadronita
di lei.
Insolente! esclam Prospero, con collera.
Ah, s, gli insegner qualche cosa!...
Quando saremo i padroni, vedr come tratteremo
i gallonati della sua specie! Ha un modo
di guardarmi, quando per caso mi incontra, quell'animale
l... E suo padre  uguale. Ma staremo
a vedere chi rider per ultimo!
L'odio vibrava nelle sue parole, e lampeggiava
nel suo sguardo irritato.
Ben detto, zio Prospero! esclam Leone.
Dai addosso agli aristocratici, ai preti, ai
militari! Tutta gente da impiccare, anche senza
sentenza! Ah, siamo antimilitaristi, noi! Non
come Alessio, che ha ancora, in fondo alla sua
testona, qualche idea stupida sulla patria.
Che ne sai, tu?
Alessio era rimasto in silenzio fino ad allora,
nel suo sguardo splendeva una collera contenuta,
ma cupa, e non abbandonava la faccia di
Claudina. Si volt per rivolgere questa brusca
domanda al cugino.
Caspita, amico, sei tu che lo hai detto, un
giorno! Ci hai anche raccontato che se tu fossi
sano, saresti uno dei primi a correre in difesa
della Francia minacciata, e ti sei quasi bisticciato
con tuo padre che sosteneva le proprie
teorie.
Ho potuto avere certe idee, in altri tempi,
ma oggi sono allineato tra i vostri. Odio tutto
ci che si collega, da vicino o da lontano, al militarismo,
desidero con tutte le mie forze il
giorno in cui avremo annientata questa piaga
che rode la nostra societ! osserv Alessio,
con sorda passione.
Una vivissima contentezza si diffuse sulla
faccia di Prospero.
Alla buon'ora, Alessio! Questa divergenza
nelle nostre idee mi rattristava, lo confesso.
Non pi nubi! Perfetto! esclam Leone.
Tutti siamo d'accordo!... A meno che
Claudina non abbia sul militarismo delle opinioni
personali...
La giovane era rimasta in piedi, un po' pallida,
ora, aveva una penosa emozione nello
sguardo.
Alla domanda canzonatoria di Leone, pos
su di lui uno sguardo, divenuto a un tratto fermo
e splendente.
Non conosco il militarismo, ma solo il patriottismo!
disse nettamente. Per poco
che me ne sia stato parlato, ha fatto vibrare il
mio cuore. E mi domando, quando avrete tolto
alla societ questo ultimo ideale, come sar possibile
la vita per esseri che vogliono solo le gioie
materiali o le passeggere soddisfazioni dello spirito.
Oh, l, l, questa reazionaria! grid
Leone, raddrizzandosi sulla poltrona, con uno
scoppio di risa.
Delle parole simili in casa mia! esclam
Prospero, con voce un po' soffocata dalla collera.
Credo la tua avventura ti abbia fatto
girare un po' la testa. Ora andrai a calmare la
tua esaltazione in camera tua, e potrai restarci
tutta la giornata. Il riposo ti sar salutare sotto
ogni aspetto.
Lei usc a testa alta, con il cuore palpitante
di indignazione. Giunta in camera sua, si lasci
cadere su una poltrona e, con la fronte appoggiata
alla mano, si mise a riflettere dolorosamente.
Oh, come si accanivano tutti per farla soffrire,
per ferirla profondamente! Per loro, quella
gente che si diceva amici del popolo, lei, la trovatella,
la povera creatura dipendente, non era
che una paria! Che anime vili, senza ideali, senza
onore! Ecco che anche Alessio rinnegava l'idea
di patria, fino ad allora ancora un po' viva in
lui. Non aveva detto una parola per difendere
Claudina contro l'ingiustizia e la durezza di suo
padre.
Chi erano mai costoro in confronto a lui
il cui sguardo rivelava con tanta evidenza alto
valore morale, e nobilt d'animo; in confronto
a lui, il gentiluomo che aveva saputo cos bene,
con delicata e rispettosa cortesia, esprimerle la
propria riconoscenza per il servizio reso! Le
sembrava di sentire ancora la sua voce vibrante,
di sentire ancora su di s lo sguardo commosso
di quegli occhi grigi tanto profondi... E la tranquillit
si impadroniva di lei, una misteriosa
dolcezza invadeva l'anima sua.
Fu bussato alla porta, e vide entrare Leonia.
Il signor Alessio vi fa avvisare che il
dottore verr tra poco per vedere il vostro
braccio.
Il dottore? Ma non ne ho bisogno! Dite
al signor Alessio che  inutile.
Pietro  gi partito per avvertirlo, bisogner
bene che la signorina lo riceva.
Claudina riaffond nella poltrona. Un rossore
di collera copriva le sue guance, le sue labbra
avevano una smorfia di disprezzo.
Ipocrita! mormor. Dopo avermi
fatta tanto soffrire, finge di interessarsi di me.
Preferisco il modo di agire di suo padre; almeno,
quando mi strapazza, non viene poi a
cercare di farmi credere che pensa a me.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
In quella medesima ora, la signora di Mollens,
passata la prima emozione causata dal racconto
di Roberto, diceva al marito:
Sar necessario, ora, andare dai Louviers,
per ringraziare questa giovane!
Infatti  indispensabile, cara! Certo, ringrazio
Dio di avere permesso che questa estranea
si trovasse l, per evitare al nostro Roberto
un colpo, forse mortale, ma avrei preferito che
fosse stato chiunque altro, piuttosto che gente
della famiglia di quel tristo individuo.
Lei  molto bellina, babbo, e ha l'aria
molto dolce, molto buona, disse Roberto.
 vero, soggiunse Enrico e aggiungerei
che mi sembra anche molto distinta. La
sua faccia mi ricorda qualcuno.
Somiglia a Luigi Mariey, dichiar Roberto.
Guarda,  vero, piccino,  proprio vero...
Si, gli somiglia davvero.
Chieder soltanto di lei. Se potr vedere
solo lei, la noia sar minore. Ma temo l'arrivo
della sorella del signor Louviers, o, probabilmente,
di lui stesso.
La signora in questione si d certe arie,
quando la incontriamo! osserv Teresa, la
maggiore delle figliuole.
E con me, dunque! soggiunse Enrico,
con un sorriso canzonatorio. Questo si capisce,
non devono essere amati i militari, nella
famiglia di Prospero Louviers. Andiamo, povera
mamma, sar una bella seccatura! Conduci con
te Roberto?
S, sar meglio.  anche il pomeriggio in
cui non ha scuola!
Il domestico apr la porta e annunzi il desinare.
Terminato che fu, la Marchesa sal a
prepararsi e, verso le quattordici, and a suonare
il campanello di villa Letizia.
Fu fatta entrare in un lussuoso salone moderno,
ove giunse quasi subito Zelia, con un ricco
abito da casa. Quando il domestico era venuto
ad avvertirla che la signora di Mollens chiedeva
della signorina Claudina, aveva esclamato:
Ah, ah, cede, la bella dama, e varca la
soglia di Prospero Louviers! Ma le mostrer io
che non  la sola a stare sulle sue.
Tuttavia, dinanzi alla correttezza e alla riservatezza
senza pose della visitatrice, Zelia, che
non era sciocca, ebbe la buona idea di mantenere
un tono cortese. Rispose alle domande
della signora di Mollens sulle conseguenze che
aveva avuto per la giovane il colpo che aveva
stornato da Roberto, e lei stessa offr di far
scendere Claudina.
No, no, non voglio stancarla! intervenne
la Marchesa. Le direte soltanto che la
ringrazio con tutto il cuore.
Ma il dottore non le ha proibito di scendere.
Cinque minuti dopo, Claudina, avvertita da
Leonia, entrava nel salone. Era rossa per l'emozione,
e pi graziosa che mai, nel suo abito da
casa chiaro.
La Marchesa ebbe un movimento di stupore
appena represso. Si alz, con le mani tese, e rivolse
alla giovane un caloroso ringraziamento,
al quale si associ subito, con molta gentilezza,
Roberto.
Rientrando in casa, dieci minuti pi tardi,
la signora di Mollens and diritta verso lo studio
del marito. Il Marchese, seduto alla scrivania,
chiacchierava con il figlio maggiore, che era
in piedi vicino a lui, pronto per uscire. Si interruppero
all'ingresso della signora di Mollens,
e il Marchese disse con un sorriso:
E allora? la cosa  andata bene?
Molto bene. Ma immagina chi ho veduto
or ora!
Chi, dunque?
Michelina! Michelina giovane!
Che vuoi dire?
S, quella giovane che ci aveva colpiti un
giorno, sulla via di Bthune, era lei.
La figlia di Louviers?
Non  sua figlia,  la sua pupilla.
Una parente, allora?
Non so. Non ho osato domandare di pi
alla sorella di questo Louviers, che mi ha ricevuta.
Guarda, guarda! mormor il Marchese.
Incontr lo sguardo della moglie, e senza
dubbio vi lesse la stessa idea che si era gi impadronita
di lui; perch continu:
Sarebbe interessante sapere chi  questa
ragazza, cos stranamente somigliante a Michelina
e a suo figlio. Bisognerebbe trovare modo
di sapere qualcosa, Maddalena.
Sar facile, cercher il miglior modo per
sapere.
Enrico guard i genitori, con viva sorpresa.
Ma non capisco...
Hai dunque dimenticato che l'ultimo figlio
della signora Mariey, una bambina, spar misteriosamente,
e non si  mai potuto scoprire cosa
ne era accaduto?
 vero, non ci pensavo pi. E avreste
l'idea che questa ragazza?...
Chiss, mormor il signor di Mollens.
Allora, Louviers...
Ti dir che, senza averne mai parlato a
nessuno, tranne a tua madre, lo avevo un po' sospettato,
al momento del fatto. Ho anche fatto
fare delle ricerche, che non sono approdate a
niente.
Perch questo sospetto, babbo?
Aveva domandato alla signora Mariey di
sposarlo, e poich lei respinse con orrore colui
che considerava il vero responsabile della morte
del marito, le dichiar che ormai la odiava.
Ah! comprendo che abbiate pensato... Infatti,
bisogner informarsi. Non  vero che sembra
una brava ragazza, mamma?
Assolutamente incantevole. Lo ripeto: 
Michelina in persona, ma con meno calma e
meno serenit nello sguardo. Povera figliuola,
con quali principi  stata educata?
Certamente non con i nostri! disse Enrico,
voltandosi per prendere il suo berretto posato
sulla tavola. Ma il suo fare, la sua fisonomia,
la differenziano completamente da quella
specie di vanesia che , a quanto sembra, la
sorella di Louviers. Via, fuggo, il mio bravo Kadji
deve rodere furiosamente il morso. Cerca di
avere presto le informazioni, mamma. Se hai indovinato
giusto, potrebbe venirne tanta felicit
per quella santa Mariey, per Luigi e Luciano!
Si pieg, baci la fronte della madre, e si
allontan, seguito dallo sguardo della signora
di Mollens.
Il nostro Enrico! mormor il Marchese.
Che bel carattere ha, forte e tenero nello
stesso tempo! E dire che, da un giorno all'altro,
la sua carriera pu essere spezzata!
E l'ama tanto! Ha saputo rendere utile
e feconda questa vita di guarnigione, che altri
trovano monotona e insipida. Si occupa tanto
dei suoi uomini, e si interessa alla loro vita morale.
Ecco il suo gran delitto! Un ufficiale cristiano
militante, che segue i propri uomini e si
fa amare da loro! Mi aspetto, da un giorno all'altro,
di vederlo obbligato a dare le dimissioni.
O sar inviato senza indugio in qualche piccola
guarnigione.
Lo so. Fortunatamente sar sposato, avr
un focolare, e sapr crearsi, non importa dove,
utili occupazioni. Certo, non lo avremo pi vicino
a noi, sar un gran sacrificio! Che figliuoli
Dio ci ha dato, Renato. Quanto siamo felici, nonostante
le nostre preoccupazioni e prove, in
confronto a tanti altri; per esempio, in confronto
a questi disgraziati qui accanto, che vivono senza
ideali, senza speranza!
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Claudina soffr molto, per parecchi giorni,
per il braccio contuso, e una piccola febbre tenace
l'obblig a stare a letto. Se ne rallegr, perch
non aveva alcuna fretta di ritrovarsi insieme
con i Louviers. Un profondo risentimento le rimaneva
contro di loro e lo lasciava penetrare
in se stessa, senza cercare di combatterlo.
Mai aveva avuto simpatia per Prospero e Zelia,
e per quanto la direttrice del liceo le cantasse
le lodi del suo benefattore, era arrivata a
provare verso di lui solamente una riconoscenza
comandata. Alessio solo aveva avuto il suo
affetto. Ma anche questo era finito, egli aveva
fatto di tutto perch arrivasse a detestarlo.
Nella solitudine in cui passava tutta la giornata,
Claudina lasciava errare il suo spirito tra
la tristezza dello stato presente e il sogno, il sogno
impreciso e radioso, che lentamente invadeva
il suo giovane cuore.
Il quarto giorno fu finalmente costretta a
scendere. Entr, poco prima dell'ora di desinare,
nel salottino dove si trovava Alessio. Il giovanotto
leggeva, o piuttosto, faceva finta di leggere,
perch il suo sguardo cupo, passando al
disopra delle pagine della rivista, si fissava vagamente
nello spazio.
All'arrivo di Claudina trasal un po', e disse,
cercando di prendere un tono gaio:
Ecco infine questa ferita! Il tempo mi 
sembrato molto lungo, Claudina!
Lei si fece avanti, gli tese la mano, domandando
freddamente:
Come stai, tu, Alessio?
Non peggio. Ma tu? non ti sei annoiata
un po' troppo, sola sola lass?
No, mi sono riposata, ora mi sento meglio,
afferm, con la stessa freddezza, attirando
a s una sedia per sedersi accanto a lui.
Allora potremo riprendere le nostre conversazioni,
i nostri studi? Mi annoiavo senza di
te, e non avevo pi gusto a niente.
Lei lo guard, sorpresa dell'emozione improvvisa
che passava in quella voce breve, e si accorse
allora del pallore e della accresciuta magrezza
del giovane.
Egli mormor, con voce un po' soffocata:
Non posso vivere senza di te, Claudina!
Un brivido di spavento la percorse dalla testa
ai piedi. Ma, dominando l'inquietudine istintiva
che la colpiva, rispose con una sorta di
ironia:
Vuoi farmi credere che ti sono indispensabile?
Saresti senza dubbio troppo felice, se ti
rispondessi affermativamente...
Felice!?
Nel suo sguardo, nella sua voce, nel moto
della sua testa, era espressa la protesta dolorosa
che si sollevava in lei.
Alessio divenne ancora pi pallido, i suoi lineamenti
ebbero una smorfia di sofferenza. Ma
le parole che gi socchiudevano le sue labbra, furono
arrestate dall'arrivo del padre e della zia.
Ti senti male, Alessio? esclam Prospero,
alla vista del viso alterato del figlio.
Rispose negativamente; ma durante il pasto,
tocc appena i manicaretti che gli furono presentati,
e si chiuse in un cupo silenzio, nonostante
i tentativi di conversazione del padre e
della zia.
Prospero Louviers mostrava verso Claudina
una eccessiva freddezza. Evidentemente non perdonava
le audaci parole che la sua pupilla aveva
pronunziate contro le teorie enunciate da lui. Ma
poco importava a Claudina, ora si corazzava
contro queste ferite, contro tutte le durezze di
quelli da cui dipendeva. Il suo sogno cantava in
lei e le velava, in quel momento, la tristezza
della sua sorte.
Le rimaneva, tuttavia, una certa apprensione,
pensando al momento in cui si sarebbe trovata
sola con Alessio. Lo conosceva abbastanza da
aver capito che avrebbe voluto indagare per conoscere
tutto il suo pensiero. Cosa gli direbbe,
lei, allora? Bisognerebbe forse rivelargli che
l'esistenza, per colpa di lui, le era divenuta penosa,
tanto che non aveva pi altro desiderio
che di allontanarsi da lui?
Dopo il desinare, Prospero lasci subito la villa
per recarsi a Parigi. Zelia and a vestirsi con
l'intenzione di fare delle visite. Claudina, dopo
una breve passeggiata in giardino, dov infine
venire a sedersi vicino ad Alessio.
Il giovanotto, la testa appoggiata sui cuscini,
fantasticava, con gli occhi fissi al cielo di un
bianco grigiastro, che si scorgeva, carico di neve,
dietro i vetri della grande finestra... Senza guardare
Claudina, pronunci a un tratto, con voce
bassa e un po' fremente, la sua domanda:
Allora, Claudina, considereresti una disgrazia
rimanere sempre vicino a me?
Lei alz la testa, e una piet profonda le serr
il cuore, dinanzi a quel viso contratto, tormentato
dalla sofferenza morale, a quell'essere inchiodato,
in piena giovent, a quel letto da infermo.
No, non poteva dirglielo. Ma quali parole trovare
per rispondergli senza ferirlo, e senza fargli
credere a dei sentimenti che in lei non esistevano
per niente?
Volse verso di lei lo sguardo, pieno di una
inesprimibile angoscia, la vide silenziosa, esitante...
La sua mano afferr bruscamente quella
della ragazza.
Si direbbe che non osi rispondere.  cos?
E no? Parla francamente, non ti chiedo che la
verit.
Si esprimeva con una contenuta violenza, le
sue dita rattrappite, affondavano nel delicato
polso di Claudina... La piet scomparve. Claudina
vide davanti a s solo l'essere spietato che
non aveva mai saputo fare altro che tiranneggiarla.
Si alz bruscamente, con la testa alta, lo
sguardo brillante.
Avresti potuto astenerti dal farmi questa
domanda! disse, con voce vibrante. Non
avevi che da ricordare la tua durezza, le tue ingiustizie
verso di me, povera orfana senza difesa,
non avevi che da riflettere a quanto mi hai fatto
soffrire per due anni...
Come vuoi che non abbia l'ardente desiderio
di sfuggire alla schiavit che mi  imposta
in questa casa? Come puoi non comprendere
che i vostri benefici... benefici... che ironia... mi
sono un peso intollerabile, e che il pi bel giorno
della mia esistenza sar quello in cui abbandoner
questa casa?
Tutta l'amarezza accumulata nell'anima sua,
sfuggiva irresistibilmente, come un torrente trattenuto
per lungo tempo che infine rompe gli argini...
Alessio ascoltava, con la faccia contratta.
Questo vuol dire che mi odii? chiese,
con voce rauca e velata, lasciando andare il polso
di Claudina.
Non rispose, e guard i lividi, lasciati dalle
dita di Alessio.
Anche lui li guard; una intraducibile espressione
di dolore e di collera pass nei suoi occhi
neri. Lasci ricadere la testa sulla spalliera della
poltrona a sdraio, dicendo con voce stranamente
alterata:
Puoi risalire in camera tua, so ormai
quello che mi importava di sapere. Non temere,
ora non avr pi bisogno di te.
Lei si volse per allontanarsi. Ma un subitaneo
rammarico le morse il cuore. Non era andata
troppo lontano con la sua franchezza? Era
un infermo, soffriva, poteva avere una scusante.
Volt la testa verso di lui, dicendo con tono
addolcito:
Sar sempre a tua disposizione, Alessio.
Nonostante tutto quello che ho potuto soffrire,
non dimentico che qualche volta sei stato buono
con me.
Ti dispenso da questa riconoscenza, rispose,
in tono gelido. Ti ripeto che non ti
dovrai pi occupare di me, ormai.
Lei si allontan con il cuore stretto, senza
vedere lo sguardo di immensa disperazione che
la seguiva.
Dopo questa scena, Claudina ebbe di nuovo
la febbre dalla quale si era appena liberata il
giorno precedente. La giovane dov mettersi a
letto verso le sedici. Un cerchio dolente le attorniava
la fronte, tremava sotto le coperte, malgrado
la borsa di acqua calda portata da Leonia.
Rifiut decisamente l'offerta di chiamare il
medico. Voleva essere sempre meno in debito
con i Louviers.
Appena riprese un po' di forze, avrebbe dichiarato
a Prospero che voleva lavorare per bastare
a se stessa. Non poteva rifiutarle quel permesso,
che lo avrebbe liberato dal peso di lei,
e se, come era probabile, avesse rifiutato di cercarle
un lavoro, avrebbe sempre potuto rivolgersi
alla signora di Mollens, che sembrava tanto
buona, e che accetterebbe certamente di aiutare
una orfana in difficolt.
Sul tardi la febbre si abbass un poco, Claudina
si addorment. Si svegli di soprassalto.
Dei rumori di passi, degli scoppi di voce, risuonavano
nel corridoio, delle porte si aprivano e
si chiudevano.
Guard l'orologio: erano le ventuno.
Ce qualche malato? pens.
Tese l'orecchio. La voce di Prospero Louviers
si levava, rauca e affannata, dando degli ordini;
quella di Zelia mandava esclamazioni...
Claudina si alz, si avvolse in una veste da
camera, e apr la porta. All'altra estremit del
corridoio, i domestici erano raggruppati vicino
alla camera di Alessio. Anche Zelia era l, giunta
senza dubbio da Parigi, e ancora in abito da passeggio.
scorse Claudina, e avanz vivamente verso
di lei.
Ma cosa ce? domand la giovane, colpita
dal viso scomposto e dal tremito che agitava
Zelia.
Alessio ha cercato di uccidersi... una ferita
orrenda...
Ha cercato di uccidersi? Oh,  spaventoso!
balbett Claudina, con un gesto di terrore.
S. Quando Pietro lo ha lasciato dopo
averlo aiutato a mettersi a letto, gli ha chiesto
l'astuccio del rasoio, che sta abitualmente nel
bagno. Pietro glielo ha dato senza pensare, ma,
appena uscito dalla camera, ha pensato: Ma
cosa ne fa del rasoio, il signorino, a quest'ora?....
Aveva notato che aveva una espressione
ancora pi cupa del solito, l'espressione
di chi si prepara a fare un brutto colpo, ha detto,
incontrando Prospero sulla scala.
In due salti Prospero era dal figlio... Era gi
troppo tardi, aveva nel collo una larga ferita.
E ora si dibatte, grida che vuol morire, che non
vuole essere curato. Prospero e Pietro durano
fatica a trattenerlo. Io non posso star l. Quel
sangue... no, non posso vedere tutto ci!
 stato avvertito un medico? chiese la
voce tremante di Claudina.
S,  venuto. Fortunatamente non abita
lontano... Bene, ecco questa che sviene, ora! Leonia! Leonia!
Sostenne Claudina e, con l'aiuto della cameriera,
la port sul letto. Il calore rianim ben
presto la giovane, ma le era ritornata la febbre,
e ben presto si manifest un po' di delirio. Claudina
vedeva davanti a s Alessio, con la gola insanguinata,
lo sguardo scintillante di furore;
tendeva la mano verso di lei, dicendo:
Sei tu che mi uccidi!
E lei mormorava, con gesti pieni di spavento:
No, no! Sai bene di no, Alessio! Oh, vattene,
lasciami! Mi fai paura!... verr lui a liberarmi...
Lui  buono!
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Tutta la mattina seguente, Claudina rimase
in uno stato di torpore. Dopo quella febbre, che
l'aveva tenuta sveglia tutta la notte, si sentiva
come spezzata e incapace del minimo sforzo.
Leonia le disse che il medico sperava di salvare
Alessio. Questa notizia diminu un po' l'angoscia
che le serrava il cuore. Per tutta la notte si era
domandata: Perch voleva uccidersi? Forse
nelle parole che gli ho dette ieri, qualcosa ha
fatto nascere in lui questa idea?.
E, per quanto il suo affetto per Alessio fosse
completamente scomparso, provava una penosa
emozione al pensiero che forse lo aveva fatto
soffrire. Ma non riusciva a rimproverare al giovanotto
l'atto che aveva cercato di compiere. Il
diritto alla morte volontaria faceva parte degli
insegnamenti che le erano stati dati, e Claudina
non si ferm nemmeno per un istante a dirsi
che Alessio aveva tentato di disertare la sofferenza.
Non avendo nessuna speranza nell'al di
l, tanto l'uno che l'altra, come avrebbero compreso
la rassegnazione alla sofferenza?
Claudina pranz a letto, ma verso le quattordici
si alz e, ben rinvoltata in una calda veste
da camera, and a battere alla porta di Zelia
per avere notizie di Alessio.
Il dottore  tornato ora,  molto rassicurante,
adesso. In questo momento Alessio riposa
un poco.
Claudina rientr in camera. Si avvicin macchinalmente
alla finestra, sollev la tenda.
Era nevicato per tutta la notte, tutto era bianco
davanti agli occhi di Claudina. Un piccolo brivido
la scosse; la sola vista di quella neve la
ghiacciava.
Fece un movimento per allontanarsi dalla
finestra. Ma si immobilizz improvvisamente,
un po' di colore sal alle sue guance...
La porta della villa Santa Clotilde si era
aperta, il sottotenente di Mollens apparve sulla
scalinata. Gett un colpo d'occhio sul cielo leggermente
rischiarato, e rientr in casa. Due minuti
pi tardi, una giovane apparve, vestita di
stoffa chiara e avvolta in una pelliccia. Il sottotenente
la seguiva; si inchin un po' per presentarle
il braccio, sul quale lei appoggi la mano,
e ambedue scesero lentamente i gradini. Molto
pallida, ora, gli occhi dilatati, Claudina li guardava.
Venivano proprio verso il muro che separava
il giardino del Marchese da quello di villa Letizia.
Claudina, ora, vedeva distintamente la vaporosa
capigliatura bionda della ragazza, la sua
figura svelta ed elegante, il grazioso viso dalla
tinta delicata. Un sorriso commosso socchiudeva
le sue labbra, mentre ascoltava il giovane
ufficiale che le parlava, un po' piegato verso di
lei, con la faccia illuminata dalla felicit.
Quando arrivarono all'estremit del viale, si
fermarono qualche secondo, ed Enrico, prendendo
la piccola mano posata sul suo braccio,
la port alle labbra.
Claudina, divenuta livida, arretr fino in mezzo
alla camera.
Fidanzato!  fidanzato! balbett.
Si trascin fino a una poltrona, e vi si lasci
cadere nascondendo la testa tra le mani.
Tutto quello che aveva sopportato fino a quel
momento, non era niente in confronto al crollo
di questo sogno, chiuso in lei quasi a sua insaputa,
e gi cos profondamente radicato. Per lei,
povera bambina diciottenne, inesperta, molto vibrante
sotto la tranquilla apparenza, molto invaghita
di un ideale che non poteva certo trovare
attorno a s nell'atmosfera deprimente di villa
Letizia, Enrico di Mollens rappresentava la nobilt
di animo, la bellezza fisica e morale, la
bont cavalleresca; realizzava tutte le segrete
aspirazioni dell'anima di Claudina, che ignorava
le adorabili perfezioni divine, delle quali l'uomo,
anche il pi dotato, il pi santo, non possiede
che un riflesso.
Silenziosamente, il suo cuore si era dato a
lui. Il ricordo del giovane era stato per lei, da
molto tempo, una specie di armatura da opporre
ai nemici dai quali era oppressa in quella casa.
Non si era chiesta quale sarebbe stato il seguito
del sogno. Nonostante l'educazione moderna che
aveva ricevuto, Claudina era rimasta molto bimba
nell'anima e si lasciava andare alla dolcezza
del suo sentimento, felice per parecchi giorni
quando aveva incontrato nel viale il giovane ufficiale
a cavallo, e aveva ricevuto il suo rispettoso
saluto.
Ora le sembrava che una rottura fosse avvenuta
in lei, e comprendeva quale follia era stata
la sua. Come aveva potuto sperare che lui, il
gran signore, il cattolico militante, il valoroso
ufficiale francese, avrebbe abbassato lo sguardo,
fermato il pensiero sulla trovatella, la pupilla
di Prospero Louviers, l'ateo?
S, come ho potuto? Come ho potuto?
mormorava macchinalmente.
Le sue tempie battevano con violenza, soffriva
nel corpo e nell'anima, nell'anima soprattutto.
Le sembrava che tutto crollasse attorno
a lei, e di trovarsi in mezzo a uno spaventoso
deserto.
Ma allora, perch sono nata? balbett,
torcendosi le mani. A che serve la vita, se
non pu darmi la felicit? Il diritto alla felicit?
A che mi serve se non posso mai essere
felice?
Da quanto tempo era l, annientata, gelida,
con il cervello in tumulto? Un colpo secco battuto
alla porta la fece sussultare. Disse con voce
fioca:
Avanti!
Vide comparire Prospero Louviers. Nello stato
di prostrazione in cui si trovava, non pot
notare subito la fsonomia cupa e dura del deputato.
Ho da parlarti, Claudina, disse, in tono
gelido. Stai peggio? Hai un aspetto...
S, non mi sento affatto bene, rispose
lei, con la medesima voce fioca.
Egli prese una sedia e si sed in faccia alla
ragazza. In un altro momento, sarebbe rimasta
colpita dall'alterazione del suo viso, dalla sua
aria stanca e invecchiata. Ma in quel momento
non vedeva niente.
Bisogna che ci spieghiamo, Claudina.
A forza di insistenze ho potuto strappare ad
Alessio la ragione di... di questo atto di disperazione.
Ti ripeto le sue parole, ma non saprei
ripetere il tono in cui sono state pronunziate:
Claudina mi odia, sar sempre un disgraziato.
Soltanto il pensiero che sarebbe divenuta mia
moglie, che non si sarebbe mai allontanata da
me, poteva darmi la forza di vivere, nello stato
in cui sono ridotto. Ora posso solo rinunziare
alla vita. E ha aggiunto: Non mi avete lasciato
morire questa volta, ma  solo una cosa
rimandata. Ricomincer.
Claudina lo ascoltava, con gli occhi dilatati
dallo stupore.
Sua moglie?! Pensava che sarei diventata
sua moglie? balbett infine.
Non hai capito che te lo chiedeva?
Ma no, si trattava soltanto di continuare
il compito che mi era riservato fin qui; compito
di sorella e di infermiera.
Prospero ebbe un impaziente movimento delle
spalle.
Sciocca! Le donne sono per il solito pi
perspicaci per questo tipo di cose. Non hai capito
che il mio povero figliuolo ha la debolezza
di amarti, quanto tu non meriti certamente, cio
al punto di preferire la morte volontaria all'esistenza
priva di te?
Lui... lui! mormor Claudina. Lui
che mi ha fatto tanto soffrire?!
Perch  geloso di tutto e di tutti. Andiamo,
non mi guardare con quegli occhi strani,
hai l'aria di una allucinata! Si tratta ora di riparare
al male che hai fatto. Alessio ha rifiutato
di ripetermi le tue parole, ma ho capito
che eri stata dura e cattiva verso di lui.
Questo pu esser riparato, fortunatamente.
Verrai con me, gli dirai che ti scusi, che eri
malata, innervosita, quando gli hai risposto;
che non hai compreso cosa ti aveva chiesto, ma
che lo ami sempre, che vuoi soltanto vederlo
felice, e che diverrai sua moglie con gioia, quando
vorr.
Malgrado la sua debolezza, Claudina si alz,
le mani tese in segno di protesta.
Io divenire sua moglie?! Sopportare questa
schiavit per tutta la vita?! Oh, mai!
Prospero si alz bruscamente; le prese il
polso investendola con uno sguardo furioso.
Mai?! Osi dirlo quando sei la causa del
suo atto di disperazione? Mi sono trattenuto,
fin qui, per parlarti con tranquillit, malgrado
la collera e il risentimento che riempiono l'anima
mia. Ma non sopporter resistenze. Voglio, voglio
che tu sposi Alessio, perch so che senza
questo, ricomincer.
Mai! Mai! disse la giovane con energia.
Le scosse il polso con violenza.
Lo voglio, capisci? Lo farai, e se gli fai
capire che accetti controvoglia, attenta a quello
che fai! Ti do tempo fino a domani, perch tu
prenda un'altra espressione.
Domani sar come oggi. Non pensate che
mi presti mai a questa ipocrisia! esclam lei,
indignata.
Ah, vuoi resistere?! Ebbene, domani, se
la tua risposta non  quale la voglio, ti scaccio
di casa mia, te ne andrai errando per la pubblica
strada, e non ci sar pi nulla di comune
tra noi! Lo far, te lo giuro! La sottomissione
completa, oppure, fuori!
Abbandon il polso della giovane cos bruscamente
che questa cadde. Poi usc, sbattendo
con violenza la porta.
Claudina rimase per qualche istante stordita,
stesa sul tappeto, poi si alz penosamente e si
lasci cadere su una poltrona. Aveva adoperato
tutte le sue forze per rispondere a Prospero, e
la prostrazione la riprendeva, pi pesante.
Non riusciva pi a pensare; solo qualche parola
del suo colloquio con Prospero si ergeva
nel suo cervello confuso. Rinvi Leonia dicendo;
Lasciatemi, voglio essere sola. E le ore passarono,
lasciandola completamente annientata
nel corpo e nell'anima.
Mezzanotte, l'oscurit era completa nella camera
di Claudina, la giovane giaceva sempre
nella poltrona....
La febbre tornava con violenza, bruciandola
e ghiacciandola a turno, sovreccitando il suo
cervello, e popolandolo di immagini strane e dolorose.
Di tanto in tanto, parole sfuggivano alle sue
labbra, mentre stringeva la fronte con le mani.
Voglio essere felice! Non voglio pi soffrire...
Oh, la morte, la liberazione!
Una ora... due ore., tre ore... L'esaltazione cresceva
con il passare delle ore. Finalmente, al-
all'alba, una forza fittizia, prodotta dalla febbre,
la fece alzare dalla poltrona.
Soffro troppo. Quale speranza mi rimane?
disse forte, con una voce roca, che risuon
stranamente nell'assoluto silenzio della notte.
Oggi sar gettata in mezzo alla strada, me
lo ha detto, e so che lo far.  meglio farla finita
prima.
Un ricordo le torn a un tratto... quello delle
parole ascoltate un giorno da un pulpito cattolico:
La vera felicit  nel sacrifcio, nella lotta
per il dovere, nella rassegnazione serena e
forte....
Scosse la testa, mormorando, con cupa disperazione:
Va bene per quelli che credono nell'al di
l. Ma a me hanno insegnato che tutto finiva
con la morte. Perch, allora, il sacrificio e la
lotta, perch sopportare la sofferenza, quando
la morte pu liberarmene?
Si alz e cammin verso la porta. L'apr dolcemente,
scese le scale a passi silenziosi. Nel
vestibolo prese la chiave del cancello che vi si
trovava appesa, e tir il chiavistello della porta
di casa... Si avvi nel giardino. I suoi piedi, calzati
di pantofole, affondavano nella neve, un
freddo intenso le ghiacciava le spalle, coperte soltanto
dalla veste da camera. Non sentiva niente;
camminava, camminava sempre, come in un sogno
terribile.
Varcato il cancello, se ne and con passo
stranamente fermo. Dopo la via Bthune, raggiunse
la via Duplessis. Ma ora le sue gambe si
piegavano, una grande stanchezza, un appesantimento
doloroso, cominciavano a invaderla, insieme
al folle terrore di trovarsi sola, in quella
intensa oscurit.
Devo tuttavia arrivare. Devo, mormorava.
Credeva di vedere gi l'onda gelida che l'attirava,
laggi, nel canale limitato dalla cornice
di boschi. Tra poco vi sarebbe scesa, e sarebbe
scomparsa. Finalmente non avrebbe pi sofferto!
Ma potrebbe giungere fin l?
Ecco che, trascinandosi, raggiunse il viale
della Regina, l dove incrociava via Duplessis.
Si ferm, esitante. Era a destra, o a sinistra?
Non lo sapeva pi.
A caso, prese a sinistra. Le sue idee si oscuravano
completamente; procedeva per un ultimo
residuo di volont. Ma era finito, non ne
poteva pi. Due passi ancora, tre passi, e si abbatt
intirizzita, inanimata. La neve, che incominciava
a cadere, la copr ben presto di una
pelliccia immacolata.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Non venir fuori, mamma, ripulir tutto in
due minuti, con poca fatica.
Sulla soglia della porta aperta apparve una
figura maschile, rischiarata dalla viva luce di
una lampada elettrica appesa al soffitto della
piccola stanza da pranzo. La luce si diffondeva
nella corte, lasciava vedere un vasto e bel fabbricato.
Di fronte, sulla soglia della portineria,
un giovanotto, in tuta da operaio, aveva pronunziate
quelle parole.
Guarda, ecco la pala e la lampada, Luigi,
disse dietro di lui una voce femminile, con
una intonazione molto dolce.
Si volt, e prese i due oggetti, sorridendo al
viso delicato un po' appassito, ma sempre grazioso,
incorniciato da capelli completamente
bianchi.
Grazie, mamma. Questa birbona di neve
ci d da fare! Beh! cos mi riscalder prima di
partire per lo stabilimento.
Chiuse la porta, e si diresse verso la porticina,
posta a sinistra di quella grande riservata
alle auto. Quando l'ebbe aperta, si trov sul
viale, completamente deserto, a quell'ora molto
mattutina.
Pos in terra la grossa lampada, e si mise a
spalare vigorosamente la neve, che, nella notte,
aveva formato uno strato un po' spesso.
Il vento ha girato a nord-est! Male! Il
freddo pizzicher! mormor il giovanotto.
Una finestra della casetta, al primo piano,
venne socchiusa, e una giovane voce maschile,
disse:
Rientra, Luigi, vengo io a finire cost!
Inutile, qui  finito in due minuti, la neve
 sempre molle, si leva facilmente, e...
Si interruppe bruscamente, e fece qualche
passo nella direzione di un albero, ai piedi del
quale si scorgeva un rialzo insolito.
Guarda un po', cosa ? Si direbbe... Ma
s,  una creatura umana! Tutta coperta di neve!
Disgraziata! Scendo, Luigi.
E la finestra fu chiusa rapidamente.
Il giovane operaio si pieg, e spazz in un
batter d'occhio la neve che avvolgeva quella
creatura inerte.
Una donna! Che pena!
Una porta si apr, si avvicin un passo rapido.
Un giovanotto pi basso del primo, apparve,
e si slanci verso di lui.
Ebbene?
 una donna. Aiutami a trasportarla, vedremo
se  ancora viva.
Unite le loro forze, i due presero la disgraziata
che non era un fardello molto pesante,
come fece osservare Luigi. Rientrarono. La madre
and loro incontro.
Signore! disse, giungendo le mani.
Portatela sul mio letto, figliuoli!
Rientrarono tutti in casa, e i giovanotti entrarono
in una stanza vicina al tinello, una graziosa
camera chiara, mirabilmente tenuta. Deposero
la sconosciuta sul letto, e la madre, che li
aveva seguiti, si avvicin e si pieg verso di lei.
Una esclamazione di stupore sfugg dalle sue
labbra alla vista del giovane viso rigido, rischiarato
dalla lampada elettrica.
Come ti somiglia, Luigi!
 proprio vero! disse il pi giovane
dei due fratelli. E anche a te, per conseguenza, mamma.
Dominando lo sbigottimento, Michelina si
mise in moto per prodigare senza ritardo, le
sue cure alla disgraziata, mentre i due giovani,
nella stanza vicina, si occupavano di scaldare
dell'acqua e riempire bottiglie di acqua calda.
Sentirono la madre esclamare:
Il cuore batte! Corri presto dal dottor
Murand, Luciano, io, aspettando, cercher di
fare tutto il possibile.
Quando il medico arriv, la sconosciuta si era
un po' ripresa. Mormor, dopo averla esaminata:
Uhm!  molto debole, se se la cava, sar
una gran fortuna!
Una ragazza cos giovane, mormor Michelina,
con voce soffocata dall'emozione.
La sconosciuta aveva aperto gli occhi. Ma le
sue pupille azzurre sembravano non vedere.
Uhm! potrebbe anche darsi che non avesse
la testa a posto! disse il dottore. Questo
spiegherebbe la sua avventura. Perch, vedete,
non  una poveretta.  vestita con eleganza, per
quanto si tratti di una vestaglia. Forse  fuggita
in un accesso di pazzia.
And via dopo aver prescritte le cure da fare,
e disse che sarebbe tornato nella mattinata.
Appena l'ufficio di polizia sar aperto, andrai
ad avvertire di ci che  accaduto, Luigi,
disse Michelina al figlio maggiore verr certamente
ricercata, povera figliuola, potranno
cos essere date subito, a chi la cerca, le indicazioni
necessarie.
Torn presso la giovane, e osserv lungamente
il grazioso viso, poco prima cos pallido,
che la febbre cominciava ora a imporporare. Una
profonda emozione si era impadronita di lei, da
quando aveva vista bene quella sconosciuta, cos
somigliante al suo figlio maggiore. Una emozione
che era qualche cosa di pi della piet prodotta
dallo stato in cui si trovava la giovane; vi era
unito un sentimento che Michelina non avrebbe
potuto spiegare, ma che l'attirava imperiosamente
verso quella disgraziata figliuola.
La febbre aumentava, sopraggiungeva l'affanno.
Luigi e Luciano erano andati al lavoro.
Michelina non poteva neppure pensare di lasciare
sola l'ammalata per andare a cercare il
medico. Apr la porta della portineria, e vide
sulle scale del casamento un domestico che batteva
un tappeto.
Signor Romano, chiam.
Quello volt la testa, e chiese:
Cosa ce, signora Mariey?
Potreste farmi un piacere? Correre dal
dottor Murand, perch venga subito?
 per quella disgraziata che, mi ha raccontato
Luciano, avete raccolta stamattina?
S, mi pare che stia molto peggio.
Bene, vado, signora Mariey, il tempo di
mettermi il cappotto.
Michelina torn a sedersi vicino alla giovane,
che cominciava ad agitarsi, a delirare. Frasi incomplete
sfuggivano dalla sua gola affannosa.
Fidanzato! Oh, quanto soffro! No, non
sar sua moglie!... Alessio, mi fai male! Oh, morir!
Infine, ecco il niente!...
Povera creatura! mormor Michelina,
giungendo le mani. Deve certamente essere
una disgraziata vittima dell'educazione senza Dio,
che non ha potuto sopportare qualche grande
dolore.
E inginocchiandosi vicino al letto, Michelina
si mise a pregare per la malata che commoveva
cos profondamente il suo cuore.
Il medico non dissimul che il pericolo era
grande. La giovane aveva una congestione polmonare,
che minacciava di complicarsi con una
Febbre cerebrale.
Non so come farete, signora, disse a
Michelina. In questo stato, e con il freddo
glaciale, sarebbe meglio non trasportarla all'ospedale,
per vicino che sia.
Ma rester qui! Nulla di pi facile!
ribatt Michelina, spontaneamente.
Sar un bel disturbo per voi! Infine, vedremo
se la ricercano. In seguito bisogner
prendere delle decisioni a seconda delle cure da
fare, forse non ve ne potrete prendere la responsabilit.
Specialmente se la febbre cerebrale
si aggrava, e bisogna tenere la malata a letto
con la forza.
Trover qualcuno per aiutarmi, non abbiate
timore. Alla peggio, la cameriera della
Contessa non rifiuter di darmi una mano. E poi,
spero la cercheranno, e i suoi genitori prenderanno
le necessarie decisioni.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Il dottore se ne era appena andato, che Michelina
vide entrare la contessa di Revals, alla
quale apparteneva il casamento del quale la vedova
di Cipriano Mariey era portinaia da parecchi
anni. Era il signor di Mollens, cugino della
signora, che aveva procurato a Michelina quel
posto tranquillo e piacevole, perch la Contessa,
nonostante i suoi modi un po' vivi, era straordinariamente
buona e generosa.
Aveva saputo del ritrovamento fatto da Luigi
sul viale, e veniva a vedere la giovane sconosciuta
e chiedere cosa aveva detto il medico.
Sussult, vedendo la malata.
Ma  Luigi! Siete voi, Michelina!
Anche voi, trovate, signora?  stato il mio
primo grido e anche quello di Luciano, vedendo
questa povera figliuola.
 una rassomiglianza straordinaria, tale
da farla credere sorella di Luigi!
Sua sorella, mormor Michelina, pallidissima.
Probabilmente  viva... Ma dove?...
Se tuttavia fosse lei?...
Si sono vedute cose pi straordinarie. La
vostra piccina, non aveva alcun segno particolare?
S, nel dorso, la mia Susanna aveva un
grosso punto nero. Il dottore mi aveva detto
che non sarebbe mai scomparso.
Ebbene! Non avete guardato?
S, poco fa, quando il dottore l'ha ascoltata.
Non ho visto niente, ma non ho potuto
guardare bene, perch il dottore, che non  molto
paziente, ha detto bruscamente: Cosa fate?
Aiutatemi, piuttosto a ricoprirla presto; non 
il caso di farle prender freddo. Non ho osato
rivelargli quello che pensavo. E una idea cos
folle...
Non poi tanto folle! Esamineremo la cosa,
Michelina; bisogna essere sicuri. Una automobile
si ferma! A quest'ora, mi domando chi pu
essere.
Forse i suoi genitori, disse Michelina,
impallidendo. Stavamo creando delle chimere
che svaniranno in un istante.
Il campanello elettrico suon. Michelina tir
la corda, poi si fece avanti sulla soglia della portineria.
Una esclamazione le si arrest in gola. Un
uomo di alta statura, avvolto in un ricco soprabito
di pelliccia, veniva innanzi rapidamente, e
riconobbe in lui Prospero Louviers.
Questi aveva avuto un moto brusco, ed era
indietreggiato; un colorito quasi verdastro si
era diffuso sul suo viso.
Ah! mormor.
Ma riprendendosi subito, sollev il cappello
e disse freddamente:
Siete voi, signora, che avete trovato stamani,
una giovane davanti alla vostra porta di
casa?
S, l'ha trovata mio figlio.
La voce di Michelina usciva a fatica dalla
sua gola, serrata da una emozione inesprimibile.
Sono alla ricerca di mia nipote, che  fuggita
di casa sotto l'impulso di un accesso di follia.
Al commissariato di polizia, hanno detto che
una giovane sconosciuta era stata raccolta da
voi. Mia nipote  bionda, alta e sottile, gracile
in apparenza, indossa una veste da camera, calza
pantofole.
S,  lei, mormor Michelina. D'altra
parte, la potete vedere.
Lo preced nella corte, poi attravers il tinello.
Un tremito interno l'agitava, una nebbia
offuscava i suoi occhi.
Nella camera, Prospero salut la signora di
Revals, e si avvicin al letto.
S,  proprio Claudina, disse lui, con
voce leggermente tremante. Ne ero quasi
certo, del resto. Ma sembra molto malata.
Ha una congestione polmonare, e il dottore
teme una febbre cerebrale, rispose la
voce tremante di Michelina.
Che complicazione! Occorreranno delle
precauzioni per ricondurla a casa.
Volete forse portarla via? grid Michelina.
E perch no? disse lui, con alterigia.
Perch sarebbe ucciderla quasi sicuramente.
Il dottore ha detto che per ora non 
trasportabile.
Alz un po' le spalle.
Esagerazioni! Torno a casa, prendo delle
coperte e delle pellicce, e non avr niente da
temere. D'altra parte, non posso accettare che vi
disturbiate pi a lungo.
Non mi disturba affatto! interruppe
vivamente Michelina. La terr volentieri qui
fino a che non potr essere trasportata senza
pericolo.
Vi ringrazio, ma non posso accettare questa
offerta, rispose lui, freddamente.
La signora di Revals, che fino ad allora aveva
ascoltato in silenzio, prese la parola con voce
ferma:
Oh, signore, volete dunque che questa
povera piccina perda le poche possibilit che
le restano di sfuggire alla morte?
Le lanci una occhiata di sorda collera, e
disse seccamente:
Non penserete una cosa simile, signora,
quando vi avr detto che questa giovane  la
fidanzata di mio figlio, e che lui non sopravviverebbe
alla sua morte.
Allora non capisco davvero il significato
del vostro rifiuto. Dal momento che la signora
Mariey vi offre di trattenere sotto il proprio
tetto vostra nipote, niente di pi semplice che
porre vicino a lei una infermiera. Sono la contessa
di Revals, proprietaria di questa casa, e
rispondo nel modo pi completo della mia portinaia.
Posso anche testimoniare che non  facile
trovare maggior devozione e intelligenza.
D'altra parte, fate venire il vostro medico, e vedrete
cosa ne penser.
Prospero si mordeva violentemente le labbra,
i suoi occhi splendevano di contenuta irritazione,
alla quale si univa, sembrava, una certa inquietudine.
Forse avete ragione, disse, con calma
forzata. Vado subito dal dottore e lo condurr
qua. Capirete, signora, che preferisco aver
mia nipote in casa mia, per poter seguire tutte
le fasi della sua malattia, ed essere subito informato
del minimo miglioramento nelle sue condizioni.
Lo comprendo perfettamente, signore, ma
sarebbe, mi sembra, un malinteso affetto, rischiare
un aggravamento nello stato di questa
poverina. Certo, farla vedere al vostro medico,
 la soluzione migliore.
Evidentemente. Se lo trovo a casa, sar
qui tra un momento.
Salut e si allontan, senza guardare Michelina.
Quello  il parente di vostro marito, quel
Louviers, il deputato del quale mi avete parlato?
domand la signora di Revals, appena la porta
si fu chiusa.
S, signora. Lo conoscete, dunque?
Ho assistito ultimamente a una seduta
della Camera. L'ho veduto e ascoltato. La cosa
comincia a chiarirsi. Presto, vediamo se la piccina
ha quel segno.
Con movimenti dolcissimi, che non ci si sarebbero
aspettati da lei, ordinariamente un
po' brusca, la Contessa aiut Michelina, tremante
di angoscia, a sollevare la giovane, che
la sola presenza di Prospero, e il suono della
cui voce, sembravano avere agitata dolorosamente.
Le mani tremanti di Michelina scoprirono
il dorso di Claudina, la vedova si pieg.
Una esclamazione di felicit sfugg dalle sue
labbra:
S, eccolo!... Guardate, signora! Si  un
po' attenuato con il tempo, ma c'.
Esatto. Questa ragazza  vostra figlia, Michelina.
Mia figlia! la mia Susanna! balbett
Michelina, appoggiando le labbra sulla bionda
capigliatura.
Come se la malata avesse avuto coscienza di
quel bacio materno, mormor:
Oh,  buono!
Michelina la ricopr con movimenti affettuosi
e dolci, poi si inginocchi vicino al letto,
per meglio contemplare la giovane, con uno
sguardo nel quale erano uniti gioia e dolore.
Oh, grazie, grazie, mio Dio, di avere infine
esaudita la mia preghiera! esclam, giungendo
le mani. Ma me la rendete per togliermela
subito?... La mia Susanna, la mia piccola
Susanna!
Quasi veniva meno per l'emozione indescrivibile
che la prendeva. La Contessa l'aiut a
rialzarsi, e la fece sedere su una poltrona.
Andiamo, Michelina, siate forte; si tratta
di mettere in luce la parte sostenuta da questo
briccone.
Michelina si rialz rapidamente.
Lui!  vero! S, ha rubato mia figlia!
Su questo non c' ombra di un dubbio.
Si  vendicato in modo basso e crudele.
Bisogner avvertire il signor di Mollens.
Sapr cosa si deve fare. Perch ora, non posso
permettere che questo uomo conduca via la mia
Susanna!
Ah, no, non bisogna pi lasciarla! Mando
subito Giovanni in bicicletta da mio cugino. Speriamo
che quel briccone non trovi subito il medico,
altrimenti sarebbe di ritorno molto prima
dell'arrivo di Renato.
Comunque, non la lascerei andar via!
esclam energicamente Michelina.
Pass un quarto d'ora. Il medico di Prospero
era certamente gi uscito di casa, e il deputato
aveva dovuto cercarlo. Michelina gi sperava che
il signor di Mollens sarebbe arrivato prima
di lui.
Ma no, ecco che si ud il rombo di una automobile.
Ebbe un soprassalto di angoscia, e inalz
il cuore a Dio, con una ardente supplica.
Pochi istanti dopo Prospero entrava, seguito
da un uomo di una certa et.
Ecco il dottor Charlier. Esaminer subito
la mia pupilla.
Malgrado l'emozione che la turbava. Michelina
not l'ultima parola. Prospero non diceva
pi mia nipote, come poco prima.
Volete entrare, dottore? disse, precedendo
il medico.
Lasci la porta aperta, e Prospero si mise
a passeggiare in lungo e in largo nel piccolo tinello.
Il suo sguardo, cupo e duro, era attratto,
come magnetizzato, da due grandi fotografie, poste
sotto un Crocifisso e raffiguranti Cipriano e
Michelina all'indomani del loro matrimonio.
L'esame si prolungava; non si sentiva, nella
stanza vicina, altro rumore che quello della respirazione
affannosa della malata e, ogni tanto,
la voce breve del dottore che faceva domande
a Michelina.
Prospero si avvicin alla porta.
Ebbene? domand, a voce bassa.
Un minuto e sono da voi, rispose il
dottore.
Ben presto, infatti, ricomparve nel tinello.
Le condizioni sono gravissime, signore.
Spero di scongiurare la febbre cerebrale, ma la
polmonite  in atto, ed  cos debole che, uhm!...
In ogni caso, non pu certamente essere mossa
di qui.
I lineamenti di Prospero si contrassero un
poco. Ma disse, con forzata calma:
Sia, visto che bisogna fare cos... Conoscete,
signora, una infermiera disponibile?
Queste parole erano dirette a Michelina, che
stava sulla soglia della camera, e aveva trasalito
di soddisfazione ascoltando l'ultima dichiarazione
del dottore.
S, signore, la trover facilmente. Del resto,
sono io stessa abituata ad assistere malati,
e potete essere sicuro che non tralascer nulla
per la vostra pupilla.
Vi ringrazio molto. Vi lascer il denaro
necessario per i primi giorni; mi direte in seguito...
Ma lei tese la mano con una vivacit che
non riusc a padroneggiare.
No, tenete il vostro denaro. Non posso accettare...
Ma perch, dunque? Non penserete che
vi lasci curare la mia pupilla a vostre spese...
La guard con una specie di alterigia, che
era simile a una sfida. Michelina riusciva a dominarsi
perch non voleva spiegazioni davanti
al medico, disse semplicemente:
Regolerete tutto pi tardi, quando sar
guarita.
Si udiva dalla corte un rumore di passi, si
apr la porta, lasciando scorgere l'alta figura
del signor di Mollens e, dietro a lui, la signora
di Revals.
Prospero divenne livido, e si contenne a
forza, per non indietreggiare.
Il medico, sorpreso, rispose al saluto del Marchese,
che disse con disinvoltura, tranquillamente,
volgendosi a Prospero:
Avrei qualche chiarimento da chiedervi,
signore. Mentre il vostro autista riaccompagna
il dottore, avremo tempo di parlare.
Prospero si era prontamente ripreso.
Se volete un colloquio, venite a trovarmi
a casa mia! disse, in tono arrogante. Qui
non  n il luogo, n il momento...
Ben presto giudicherete diversamente. Del
resto, se avete ha parlare ancora con il dottore,
aspetto fuori.
No, non ho niente da dirgli. Ma mi domando,
signore, come mai un uomo, detto bene
educato, piomba su di me, in casa di estranei,
per obbligarmi a parlare con lui.
Il signor di Mollens non parve affatto turbarsi
per il tono insultante del suo interlocutore.
Per prima cosa, vi preciso, che non sono,
qui in casa di estranei, perch la signora di Revals
 mia cugina. Seconda cosa, vi ripeto che
capirete subito il mio modo di agire, a meno
che non lo abbiate gi compreso.
I due uomini si misurarono con lo sguardo.
Senza dubbio Prospero lesse negli occhi del Marchese
una risoluzione incrollabile, perch si volt
al dottore, dicendo in tono impacciato:
Bene, dottore, fatevi riaccompagnare e
scusatemi. Vedete che sono obbligato a cedere
all'importunit di questo signore, se voglio sbarazzarmene
al pi presto.
Oh, non sar cosa lunga, se volete!
disse il signor di Mollens, ironico.
Quando la porta si fu chiusa dietro al medico,
Prospero fece due passi verso il Marchese
e, incrociando le braccia sul petto, disse in tono
arrogante:
Ora ditemi cosa significa...
Ho semplicemente qualche domanda da
farvi. Mi  stato detto che questa giovane non
vi  unita da nessun grado di parentela, che
l'avete trovata, ancora piccolina, sulla strada da
Riom a Clrmont.
S. Ebbene?
Sapete che la signora Mariey aveva avuto
una bambina, che le fu tolta... rubata, a Meudon,
dove allora abitava?
Seccamente, senza abbassare lo sguardo, che
scrutava quello del Marchese, Prospero rispose:
No, lo ignoravo.
Ah, veramente? Ebbene! La signora Mariey,
avendo constatato la straordinaria somiglianza
di questa giovane con suo figlio maggiore,
ha avuto l'idea di guardare se possedeva
un segno particolare, esistente sul corpo della
piccola Susanna. Questo segno lo ha trovato.
Le vene si gonfiavano sulla fronte di Prospero,
gli occhi lucevano di un contenuto furore.
Ecco una storia imbastita rapidamente,
ribatt con insolenza. Ma non mi farete inghiottire
tutto questo in un sorso! Non bisogna
prendere Prospero Louviers per un imbecille,
signor di Mollens!
Prospero balz con una esclamazione rabbiosa,
e fece l'atto di gettarsi sul signor di Mollens.
Ma la mano del Marchese gli afferr il
polso, e lo serr come in una morsa.
Non un imbecille, ma un briccone! Niente
violenze, servirebbero solo ad aggravare il caso.
Poich vi accusiamo, la signora Mariey e io, di
aver rubato la piccola Susanna, allo scopo di
vendicarvi del rifiuto sprezzante della vedova di
Cipriano.
Mentitore! Miserabile! balbett Prospero,
la cui fisonomia era scomposta dal furore.
Gli insulti di un essere della vostra specie
non possono turbarmi. Avete immaginata
questa storia della bambina trovata, che vi dava
anche una aureola di bont e di carit; avevate
saputo sviare i sospetti, conducendo misteriosamente
la povera piccina in Alvernia, forse in
automobile. E un modo comodo di organizzare
i rapimenti!
Prospero ebbe una specie di rauco scoppio
di risa.
Ma avete immaginato benissimo la vostra
storiella! Che talento possedete! Soltanto, lo vedete
Prospero Louviers, il deputato conosciuto
come il Ponte Nuovo da tutti gli operai dei
dintorni di Parigi, andare a rapire una bambina
senza che nessuno se ne accorga?
Avevate un complice, evidentemente, non
sono cos semplicione da pensare che abbiate
agito voi stesso.
Con un brusco movimento, Prospero si liber
dalla stretta del signor di Mollens.
Ne ho abbastanza! Fino a qui ho avuto
la pazienza di ascoltare le vostre invenzioni, ma
non lo far a lungo.
S, potete andare, ora; vi ho detto quanto
era necessario. Susanna  in casa di sua madre,
e ci rester. La signora Mariey vi far la carit
di perdonarvi, per quanto l'abbiate fatta soffrire.
Ah! esclam Prospero, digrignando i
denti. Mostratemi prima di tutto le prove di
quanto sostenete.
Prove assolute non ne ho ancora, ma forti
sospetti, s. Se si mettesse la cosa nelle mani
della giustizia, vi sarebbe del rumore attorno al
vostro nome. Avete molti nemici, Prospero Louviers,
la vostra popolarit  in ribasso. Credo
che abbiate tutto l'interesse a tacere.
Gli occhi di Prospero si iniettarono di sangue,
si fece rosso in viso, e i suoi pugni si contrassero
furiosamente.
Tacere? Vedremo! La giustizia sar avvertita
subito, e dovrete rendere conto dei vostri
insulti e anche del vostro tentativo di ricatto.
La prospettiva non mi spaventa. Se non
temete di essere accusato pubblicamente, avrete
presto occasione di darne prova.
Di fronte alla calma sdegnosa del signor di
Mollens, Prospero sembrava un animale messo
alle strette. Bruscamente, volt le spalle, dicendo,
con voce strangolata dalla rabbia:
Vedremo un po' chi la spunter!
S, vedremo! rispose il signor di Mollens.
E probabilmente sapremo anche la causa
della fuga di questa povera figliuola, che forse
non era troppo felice in casa vostra, nonostante
le idee di libert che proclamate!
Appena la porta si fu chiusa dietro a Prospero,
la signora di Revals, esclam:
Ma Renato, non pensi mica, suppongo, di
lasciare impunito quel briccone?
Cara mia, disgraziatamente non ho prove
formali.  mai possibile, in un caso simile, prevedere
il risultato di un processo? Ma, fortunatamente,
ho tutte le ragioni per credere che
eviter di mettersi su questa strada. Si trova, in
questo momento, in una brutta posizione, e i
suoi nemici farebbero presto ad approfittare dell'avventura
per creargli la rovina politica. S,
credo, signora Mariey, che potete tenervi senza
timori la vostra Susanna.
 proprio lei, vero? balbett Michelina,
pallida di emozione.
Ne dubitereste ancora, dopo aver visto il
contegno di quell'uomo? C' in lui il furore di
vedersi scoperto, e nulla, assolutamente nulla,
dell'indignazione che avrebbe potuto verificarsi
se si fosse visto accusato ingiustamente. Gli era
quasi impossibile negare, davanti alla somiglianza
straordinaria tra questa giovane e il vostro
figliuolo maggiore. Tuttavia, per la giustizia, il
fatto non avrebbe forse grandissima importanza,
nemmeno il segno che avete ritrovato, a meno
che altri lo avesse veduto a suo tempo.
Lo avevo fatto notare a Cesarina, disse
Michelina.
Questa  una buona cosa! Abbiamo un
testimone. Infine, signora Mariey, se vorr andare
oltre, metteremo in opera tutto. Per il momento,
la giovane  in mano vostra. Si tratta
di curarla e di salvarla.
Oh, mio Dio, se dovesse morire! mormor
Michelina. Cosa ha potuto farle quel
mostro, perch sia partita cos, la mia cara Susanna?
Un po' me lo figuro. Bisogna che dica che
sospettavo qualche cosa, e sorvegliavo molto le
azioni dei nostri vicini.
E il Marchese raccont la visita della moglie
a villa Letizia, la sorpresa di lei alla vista di
Claudina, ritratto vivente di Michelina a venti
anni, i sospetti dai quali loro erano stati assaliti.
Poco tempo fa, seppi che il figlio di Louviers,
che  infermo, aveva cercato di suicidarsi.
I domestici raccontavano che era stato a causa
del rifiuto opposto da Claudina al progetto di divenire
sua moglie. Lei era malata e non usciva
pi di camera. Pu darsi che Louviers abbia
ancora provato a imporre la sua volont, che
abbia minacciato la povera creatura, che, in un
momento di disperazione,  fuggita di casa.
S, nel delirio diceva qualche cosa di questo
genere. Povera figlia mia, quanto ha dovuto
soffrire!
Ma ora, l'attornierete di cure e di tenerezza,
cara Michelina, disse la signora di Revals,
prendendole la mano. Avete degli arretrati
di affetto da darle, e credo Luigi e Luciano
saranno molto contenti di ritrovare la loro sorella.
Oh, signora! Ne parlavano tanto spesso!
E non hanno mai disperato di ritrovarla un
giorno.
Che bravi ragazzi! Andiamo, vi lasciamo,
Michelina, vi mander subito Emilia per aiutarvi.
Non mi ringraziate, ho agito molto normalmente.
Per passare la notte, ci vorr una infermiera,
andr a cercarne una.
Signora, come siete buona! Ma  inutile,
baster io.
Ah! S! Siete tanto forte, voi! Lasciatemi
fare, accomoder tutto. E pregheremo perch la
piccina guarisca.
Le mie figliuole vanno oggi a Nostra Signora
delle Vittorie, e pregheranno per la giovane
malata, aggiunse il signor di Mollens,
tendendo la mano a Michelina.
Grazie! Grazie di esservi disturbato per
me, di esservi addossato la noia di rispondere
a quell'uomo! Che sia benedetto il Signore per
averci dato, nelle nostre prove, dei veri e fedeli
amici!
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Che ore di angoscia pass Michelina al capezzale
della figlia! A un certo momento il medico
disper di vincere il male. Disse alla signora
di Revals, che lo aveva interrogato:
 perduta, a meno che non si verifichi un
miracolo.
Quel miracolo Dio lo concesse alla madre che
lo pregava con ardore. I polmoni si liberarono,
la febbre cadde un poco, e vi fu un momento in
cui Claudina, o pi esattamente Susanna, pot
infine rendersi conto del luogo in cui si trovava.
Il suo sguardo sorpreso incontr i dolci occhi
azzurri di Michelina, raggianti di felicit e
di tenerezza. Mormor:
Ma cosa mi  successo?
Il dottore e la signora di Revals avevano
consigliato Michelina a non rivelare subito all'ammalata
che aveva ritrovato la madre; temevano
che la notizia l'agitasse, e le tornasse la
febbre. Michelina, reprimendo dunque l'ardente
desiderio di stringere la ragazza tra le braccia,
si content di rispondere con dolcezza:
Sei presso qualcuno che ti vuole molto
bene e ti sar di appoggio. Non sarai pi infelice,
ora, cara figliuola.
Il grazioso viso, sciupato dalla malattia, si
contrasse un poco, un lampo di terrore pass
nelle pupille azzurre.
Alessio? Il signor Louviers?
Michelina le pos teneramente la mano sulla
fronte.
Non aver timore. Prospero Louviers non
pu niente contro di te. Non ti tormentare, e
lasciati curare bene, cara.
Chi siete, dunque? mormor la malata
prendendole la mano.
Non mi conosci. Te lo dir domani, se
il dottore permetter. Riposa, ora, cara.
Susanna chiuse docilmente gli occhi. Ma li
riapr dopo un momento, e il suo sguardo incontr
il Crocifisso, le immagini di piet appese
al muro vicino al letto. Disse, stupefatta:
 come in chiesa, qui!
Il cuore della madre si serr a queste parole.
Sapeva gi con certezza, ahim, che genere
di educazione era stata data alla figlia da Prospero
Louviers!
Si curv e depose un bacio sulla fronte della
malata.
S,  come in chiesa, si prega il buon Dio
e la sua santa Madre. Hanno voluto guarirti,
figlia mia diletta, e ti insegner a ringraziarli
con me.
S, lo voglio, mormor la giovane.
Chiuse gli occhi e, questa volta, si addorment
di un sonno tranquillo.
Nel pomeriggio, la signora di Revals e la signora
di Mollens vennero a prendere notizie.
Michelina le ricev nella sala da pranzo, dopo
aver detto loro che il dottore, salvo imprudenze,
aveva dichiarata la malata fuori pericolo. Poi
le fece entrare nella camera dove Susanna, sveglia,
cercava di ricordare quello che era accaduto.
La ragazza volt la testa verso le visitatrici;
un gran brivido la scosse a un tratto, mentre
una espressione di intensa sofferenza riempiva
lo sguardo che fissava sulla signora di Mollens.
La Marchesa se ne accorse e, dopo aver detto
alla giovane qualche parola affettuosa, usc con
la cugina e Michelina.
La mia presenza pare le sia stata penosa,
fece osservare. Forse le ha ricordato villa
Letizia, dove deve aver molto sofferto.
Probabilmente. Si vede che ha paura di
Prospero. Parla anche di un certo Alessio.  forse
il figlio di quell'uomo?
S, mi pare si chiami cos. Sempre nessuna
notizia di quel personaggio?
Sempre niente, signora. Purch non trovi
qualche modo di giocarci un brutto tiro!
No, no, preferir lasciar passare la cosa
in silenzio. Abbiate fiducia, Michelina, la vostra
Susanna, rester.
Quando Michelina fu di ritorno presso la
figlia, constat che la febbre era risalita; era ripreso
un po' di delirio, e Michelina, stupefatta
e piena di angoscia, afferr queste parole sfuggite
dalle labbra della malata:
Fidanzata sua! Ero pazza! Lui si chiama
Enrico, l'ho sentito da sua sorella, Enrico di
Mollens. Ma io sono la pupilla dell'ateo. Oh,
come soffro!
Pallida e tremante, Michelina alz gli occhi
verso il Crocifisso.
Signore, sarebbe quello il segreto della
mia povera piccina? Oh, mio Dio, se  cos, guariscila
di questa follia! Permetti che la mia tenerezza
sia tanto forte da cancellare in lei ogni
ricordo!
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Susanna sapeva ora che aveva ritrovato la
madre. Davanti all'immensa felicit testimoniata
dalla faccia della giovane a questa rivelazione,
Michelina comprese quanto alla povera bimba
era mancato ogni affetto, e quanto le sarebbe
facile legare a s il cuore della propria figliuola...
In principio, non aveva parlato della parte sostenuta
da Prospero nel ratto della bambina; ma
le domande di Susanna, la sua meraviglia per il
silenzio del deputato, l'avevano costretta a rivelare
tutto alla giovane figlia.
Oh, miserabile! aveva esclamato Susanna.
E per colmo di ipocrisia, mi umiliava
continuamente, ricordandomi le sue benemerenze,
e voleva obbligarmi a diventare moglie del
suo figliuolo!
Aveva raccontato alla madre la sua penosa
esistenza, a fianco dell'infermo dispotico e geloso;
le aveva rivelato tutti i propri sentimenti...
Tutti, tranne ci che Michelina, tuttavia, sospettava.
La madre aveva seguito, passo passo, le
sofferenze, le rivolte, le aspirazioni verso la felicit
di quella giovane anima dritta e pura,
molto buona, ma sulla quale era passato il gelido
soffio dell'ateismo. Susanna le confess lealmente
che aveva cercato di suicidarsi.
Ero,  vero, sotto il dominio di una violenta
febbre, il mio cervello era indebolito dalla
malattia, esasperato dalle minacce di quell'uomo.
Oh, mamma, quanto ho sofferto! Quanto ho sofferto!
Povera figliuola mia! Non conoscevi Dio,
non avevi il soccorso della nostra religione. Ma
ora, dimmi, cara, desideri imparare a pregare?
Oh, s, se mi insegni, mamma! Vedi? Senza
speranza al di l della vita, l'esistenza  cos
cupa, cos scoraggiante!
Luigi e Luciano erano pazzi per la loro giovane
sorella; non sapevano cosa inventare per
farle piacere. Lei dimostrava una riconoscente
affezione, e li ringraziava con un grazioso sorriso,
dicendo:
Come siete buoni! Non sono abituata a
essere coccolata in questo modo.
Ma, sotto la gioia profonda causata dall'affetto
della mamma e dei fratelli, Michelina sentiva
sempre viva una sofferenza della quale temeva
di sospettare la natura.
In un giorno soleggiato, il dottore permise
infine che la malata lasciasse la camera per sedersi
nella stanza da pranzo. Michelina la sistem
in una poltrona, vicino a una tavola carica
di libri prestati dalla signora di Revals,
che veniva a trovare ogni giorno la ragazza.
Susanna apr uno di quei volumi, ma invece
di leggere, si mise a seguire con lo sguardo la
madre, che andava e veniva, mettendo in ordine
la piccola stanza.
Mamma, vorrei tanto essere guarita per
poterti aiutare! disse a un tratto.
Lo farai assai presto, cara.
S, ma ti affatichi troppo, nel frattempo.
Non ti preoccupare per questo, figliuola;
sono cos felice, ora, vedi? Oh, se soltanto il tuo
povero babbo fosse qui!
Avrei voluto conoscerlo! Luciano gli somiglia,
vero?
Molto. Ha anche l'ottimo carattere di lui;
 laborioso e ordinato come lui. Oh, sono veramente
privilegiata nei miei figliuoli!
 che tu stessa sei tanto buona, mamma!
disse teneramente Susanna, afferrando la
mano della madre, mentre passava. Devi aver
sofferto tanto! E per l'errore di quell'uomo!
Quanto lo devi odiare!
Michelina si curv, e mise il proprio braccio
attorno al collo della figlia.
Susanna, una cristiana non deve odiare
nessuno; non solo, ma deve pregare per quelli
che la fanno soffrire.
Oh, mamma!
 cos che ha agito il nostro Salvatore,
figlia mia, e cosa siamo noi di fronte a Lui, che
 la santit stessa?... S, prego per quel disgraziato
che  da compiangere mille volte pi di
quanto sia mai stata da compiangere io stessa.
Desidererei sapere come sta Alessio,
disse pensosamente Susanna. Ho sofferto
molto per causa sua, ma qualche volta  stato
buono con me, e credo che, in fondo, valga assai
pi di suo padre. Forse sono stata troppo dura
con lui in questi ultimi tempi. Ma mi rivoltavo
di fronte al sacrificio, all'umiliazione. Sembra
che i cristiani debbano sopportare tutto ci.
S, cara, sopportano, con la grazia divina,
le peggiori situazioni. Cristiana, lo sei gi per
il battesimo, ma ti insegner a diventarlo davvero.
Oh, s, mamma, ti prego! Ho tanto bisogno
di forza, di...
Un leggero colpo battuto alla porta, la interruppe.
Avanti! invit Michelina.
La porta si apr, lasciando apparire la signora
di Mollens. Un po' pi indietro si profilava una
alta figura maschile, la cui vista fece trasalire
Michelina.
Vengo a prendere notizie della nostra
piccola malata, disse gentilmente la Marchesa,
facendo qualche passo avanti.
Michelina dette una occhiata alla figlia. Susanna
era diventata bianca, e un tremito agitava
le sue fragili mani.
Siete troppo buona, signora. Entrate, dunque,
signor Enrico.
Ma l'invito non era stato fatto con la solita
premura. Michelina aveva una espressione confusa,
che non sfugg n alla madre n al figlio,
come non sfugg a nessuno dei due la penosa
emozione di Susanna.
La giovane rispose con sforzo alle affettuose
domande della signora di Mollens. Era visibile
la sua sofferenza, tanto che la Marchesa ed Enrico,
rifiutando di sedersi, andarono via quasi
subito.
Sembra ancora molto debole, molto impressionabile,
povera figliuola! fece osservare
il sottotenente, quando ebbero varcato la soglia
della casa dei Revals.
S, ci vorr del tempo perch si rimetta.
Ma  strano, Enrico: la nostra presenza sembra
averla turbata.
 strano, mamma, tuttavia ci conosce.
Deve essere anche molto buona, mi  sembrata
profondamente scossa quando le hai riferito che
il figlio di Prospero, che l'ha fatta tanto soffrire,
deperisce lentamente, e rifiuta di uscire dalla
propria camera.
Se somiglia veramente a sua madre, potr
divenire una santa. Che cara creatura quella
Michelina! Ma vorrei sapere la causa dell'emozione
di quella povera piccola...
Per qualche istante la Marchesa segu con
occhio distratto la carretta trascinata da una
venditrice di fragole primaticce. E a un tratto,
mormor a se stessa: Forse ho indovinato...
Povera bambina!.
In quello stesso momento Susanna, con la testa
appoggiata alla spalla della madre, piangeva
convulsamente, lasciando sfuggire il suo segreto.
E Michelina mormorava teneramente:
Piccola mia, che pazzia! Ti consolerai, via,
dimenticherai questa chimera. Nella preghiera,
nel compimento dei tuoi doveri, troverai la forza,
la rassegnazione, e anche la felicit.
La felicit. Oh, mamma, questa  la prova
che non pu esistere sulla terra!
Completa e stabile, no, ma Dio ce ne concede
un po' aspettando la pienezza che ci sar
data lass. Io sono stata felice per qualche anno,
con il mio caro marito. Sar lo stesso per te,
cara.
Susanna scosse la testa, e mormor tristemente:
No, non lo credo.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
La convalescenza volgeva al termine, ormai.
Susanna riprendeva ogni giorno un po' di forza,
nel fisico e nel morale. La chimera che era profondamente
penetrata nel suo cuore affamato di
felicit terrena, in mancanza della speranza dell'al
di l, svaniva lentamente sotto l'influenza
della calda tenerezza, dei saggi consigli di Michelina,
dei suoi insegnamenti tratti dalle sorgenti
della pi pura morale evangelica.
La povera anima martirizzata guariva cos,
a poco a poco, e si schiudeva in quell'atmosfera
cristiana, nella quale trovava infine realizzate le
sue segrete aspirazioni verso una vita ben diversa
da quella, cos materialistica, dei Louviers
e dei loro amici.
Quel giorno, dato che la temperatura era particolarmente
dolce per la stagione, Susanna aveva
avuto il permesso di fare qualche passo sul
viale. Michelina, trattenuta dalle sue occupazioni,
non poteva accompagnarla, ma ogni volta
che la giovane passava davanti alla casa, batteva
nel vetro della finestra del tinello, e scambiava
un sorriso con la madre...
Per la quinta volta Susanna faceva il suo piccolo
va e vieni, e si preparava a rientrare in casa,
quando scorse da lontano due figure che riconobbe
subito. Dovevano essere la signora di Mollens,
con la figlia maggiore.
Susanna era riuscita a dominare l'impressione
penosa che le causava la vista di uno dei
componenti della famiglia di Mollens. Ora era
anche contenta di vedere la Marchesa o le sue
figliuole, sempre cos amabili, cos affettuose
con lei.
Si affrett dunque ad andare loro incontro.
Dalla prima occhiata si accorse che sembravano
in preda a una certa emozione.
Ah, passeggi un po' mia cara figliuola?
disse la signora di Mollens, tendendole la mano.
E fai bene, cos il miglioramento camminer
a passi da gigante... Ma ci vedi commosse, Susanna!
Ho avuto ora notizia di un tremendo incidente
capitato a dei vicini.
Veramente! A chi dunque, signora? domand
Susanna, con interesse.
La Marchesa esit un po', avvolgendo con
una occhiata il viso ancora stanco della giovane.
Sii coraggiosa, figlia mia.  sempre penoso
pensare che delle persone con le quali si
 vissuto sono morte in quel modo, senza aver
avuto tempo di pensare alla loro anima.
Volete dire che si tratta dei Louviers?
grid Susanna, impallidendo.
S, Prospero Louviers, sua sorella e il nipote,
sono stati vittime stamani di un incidente
di auto. I due ultimi sono morti sul colpo, il signor
Louviers vive ancora, ma  condannato.
Oh, mio Dio, mio Dio! mormor Susanna,
giungendo le mani. Povero Alessio,
che sar di lui?!
 gi molto malato, e rifiuta di lasciarsi
curare. Via! Eccola tutta tremante! Susanna,
dammi il braccio, e rientriamo per dare a tua
madre la triste notizia.
Si erano appena accomodate nel piccolo tinello,
che squill il campanello della porta d'ingresso.
Michelina apr, e apparve un autista, che
tese una lettera, dicendo:
Per la signorina Mariey. C' risposta.
Susanna apr la lettera, e lesse queste parole,
tracciate dalla mano di Alessio:
Mio padre  morente, vorrei vederti, Claudina,
e anche tua madre. Se un tempo hai avuto,
come un giorno mi hai detto, un po' di affetto
per me, vieni alla nostra chiamata.
Alessio
La mano tremante di Susanna tese la lettera
a Michelina, che la lesse, e guard la figlia. Nel
loro sguardo lessero reciprocamente lo stesso
pensiero.
Rispondete al signor Alessio che saremo
a casa sua al pi presto.
Quando, una mezz'ora pi tardi, l'automobile
che portava Michelina e la figlia si ferm davanti
alla scala di villa Letizia, Susanna ebbe
un lungo brivido alla vista di quella dimora che
le rammentava tante umiliazioni e cos penosi
ricordi.
Tutte le persiane erano chiuse, della gente
sconosciuta andava e veniva. La morte era entrata
nella lussuosa dimora nella quale non si
era mai voluto pensare a lei, e dove si era vissuti
solo per trarre dalla vita presente tutte le
gioie possibili, fosse pure a spese del prossimo,
del quale Zelia e suo fratello se la ridevano ben
volentieri.
Susanna preced la madre per la scala, una
cameriera che la giovane non conosceva, rispose
alle sue domande, che il signor Alessio era sistemato
nella camera accanto a quella del padre.
Susanna, con il cuore che le batteva, and a
bussare alla porta indicata. La voce di Alessio
rispose:
Avanti!
Il giovanotto era steso sulla poltrona a sdraio.
All'arrivo di Michelina e della figlia, volse la testa
verso di loro, e Susanna trattenne un grido
di spavento vedendo il cambiamento terribile
di quel viso. Una immensa emozione sconvolse
la fisonomia di Alessio alla vista della ragazza.
Le tese la mano, dicendo:
Eccoti, infine, Claudina! Oh, sapevo che
eri buona!
Questo grido, cos sincero, commosse profondamente
Susanna. Si fece avanti rapidamente,
e pose le mani in quelle dell'infermo.
Alessio, sono stata impaziente e cattiva,
ho parecchie cose da farmi perdonare da te.
E io! io, Claudina! Ah, come sono punito
da qualche tempo! Mio padre, il mio povero
padre!
Un inesprimibile dolore si leggeva sulla sua
faccia contratta, divenuta di un pallore terreo.
Alessio, non si pu proprio sperare?
domand Susanna.
I medici mi hanno detto di no. Ah, signora,
scusatemi! Dall'emozione di rivedere la mia
cara Claudina, non vi avevo scorta. Oh, come vi
somiglia!
Michelina prese la povera mano magra che
le tendeva, e la sua dolce voce pronunzi qualche
affettuosa parola di consolazione. Ma lui
scosse la testa, mentre le sue labbra si piegavano
amaramente.
Non ce pi nulla per me. Fortunatamente
sar ben presto liberato dalla vita.
Alessio! protest Susanna.
La guard con una espressione indefinibile,
e mormor:
S, sar finita presto.
Si pass la mano sulla fronte, e riprese con
voce alterata:
Vi aspetta. Andate presto, le ore per lui
sono contate.
Michelina e Susanna entrarono nella stanza
vicina. Il deputato era steso nel letto, con la testa
avvolta in bende. L'infermiera, seduta presso
di lui, si alz all'arrivo delle due donne, domandando
a voce bassa:
Siete voi che il signor Louviers ha fatto
cercare?
Nello stesso momento le palpebre chiuse di
Prospero si sollevarono; fece verso Michelina e
Susanna un cenno di chiamata.
Lasciateci, disse all'infermiera.
Michelina e la giovane si avvicinarono. Egli
tese la mano, e prese quella della vedova di Cipriano.
Ascoltate, disse, con voce affannosa
voglio sappiate che... che rimpiango ci che
ho fatto. Ma mi avevate trattato cos duramente!
Vi odiavo quanto, fino a quel momento, vi avevo
amata.
Respir con fatica, e riprese:
Ditemi che mi perdonate, ditelo, Michelina?
S, vi perdono, come il mio Dio me ne ha
dato l'esempio, rispose gravemente Michelina.
Prospero ebbe una specie di smorfia.
Sempre bigotta! Questo deve mutare. Claudina...
ho qualche cosa da chiedere anche a te, Claudina.
La sua mano, lasciando quella di Michelina,
prese quella di Susanna.
Sei stata dura con il mio povero Alessio,
ma infine, anche io sono stato troppo severo
verso di te... Rester solo, povero ragazzo. Claudina,
non vorrai aiutarlo a passare questi terribili
momenti? Accettereste, ambedue, di tentare
di riportarlo al gusto della vita? Il pensiero di
lasciarlo solo, abbandonato a dei mercenari, 
la mia tortura. Soltanto a voi lo affiderei senza
timore.
La madre e la figlia si guardarono, e Michelina
disse dolcemente:
S, non abbandoneremo il povero ragazzo,
ve lo prometto.
E non gli direte quello che ho fatto? Crede
che il caso mi abbia fatto raccogliere la vostra
figliuola sulla strada, laggi, e che voi mi rimproverate
solo di aver preparato lo sciopero del
quale fu vittima Cipriano.
No, non dir niente, mormor Michelina.
Povero ragazzo!  proprio inutile rivelargli
tutte queste cose.
Grazie, Michelina. Ma se Claudina volesse,
se accettasse di diventare sua moglie...
Sar molto ricco, sapete, ora eredita anche
dalla zia.
Susanna arretr, con un moto di indignata
protesta.
Non parlate di questo! Pensate dunque
che per denaro... Oh! No, no, no!
Una smorfia di collera pass sul viso di Prospero.
Povero il mio figliuolo! Non comprendo
che...
Un soffocamento gli tolse la parola. Michelina
chiam l'infermiera, e allontan Susanna,
per la quale temeva tutte quelle emozioni. La
giovane and a sedersi, come prima, vicina ad
Alessio, e rimasero ambedue silenziosi, spiando
i rumori della camera vicina.
Prospero riprendeva il respiro. Fece cenno
all'infermiera di allontanarsi di nuovo, e disse
a Michelina:
Restate vicina a me, tra poco sar finita.
Tra poco finita! E quell'anima si sarebbe presentata
davanti a Dio con un formidabile peso
di iniquit, con la spaventosa responsabilit di
altre anime, che Prospero Louviers aveva trascinato
lontane da Lui!
Fremente di orrore e di compassione, Michelina
prov a parlargli di Dio. Rispose con rabbia.
Ma la dolce voce di Michelina era senza
dubbio molto persuasiva, poich si calm a poco
a poco, senza parere, tuttavia, che volesse lasciarsi
convincere.
Prospero, siete stato battezzato, e avete
fatto la prima Comunione...
S, ma il babbo diceva sempre che erano
sciocchezze... e poi  troppo scomoda, la religione.
Non si  liberi di fare ci che si vuole...
S, ma che pace si possiede al momento
della morte!
Ma non ce nulla, dopo, mormor Prospero.
Ma una ombra di terrore era passata nei
suoi occhi.
Michelina si mise a pregare con ardore.
L'istante fatale si avvicinava rapidamente.
Si sollev a un tratto, mormorando spaventato:
Ho paura! Tutto  nero intorno a me!
Lei si curv verso di lui, e gli prese la mano.
Volete essere rassicurato? Volete che vada
a cercare un prete?
Un prete! No, no!
La porta si apr, lasciando entrare Giulio Morand
e un'altra persona pi piccola, molto magra,
dal naso pronunziato e dalla lunga barba
grigia. Si fermarono un istante, sorpresi, alla
vista di Michelina.
Sono la vedova di un parente del signor
Louviers, disse lei con fredda dignit.
Ah, benissimo, signora! rispose il grosso
Giulio. La madre di Claudina, vero? Una
curiosa storia quella di questa piccina, trovata
su una strada da Prospero, che salta fuori essere
un po' sua parente!
La voce forte di Morand risuonava nella camera,
senza preoccupazione di disturbare il disgraziato
che stava morendo.
Prospero ebbe un soprassalto, e tese le mani.
Ho paura! Un prete!
Ehm! Cosa! esclam Morand, con aria
sbalordita, mentre il suo compagno si lasciava
sfuggire una esclamazione di stupore.
Michelina, con il cuore palpitante, si pieg
sul morente.
Vo a cercarne uno, Dio permetter che
viviate fino a che non viene.
Si avvi verso la porta. Ma con un rapido movimento,
Morand si trov davanti a lei.
Ah, no, non ci giocherete questo scherzo!
Un prete qui?! State ferma, signora, e lasciatelo
morire in pace!
Gli occhi di Michelina, splendenti di indignazione,
si posarono sul viso impassibile di Morand.
In pace? Ma  la pace che vado a cercargli!
Non commetterete l'infamia di impedire che
un prete giunga fino a lui!
Oh, l, l! Che parolone! Del prete lui se
ne burla! Siete voi, che glielo avete messo in
mente. Ma soltanto vedendo quella veste nera,
lascer la vita a un tratto.
Un prete! ripet la voce affannata.
Lasciatemi passare, signore, non avete il
diritto... esclam Michelina.
Nello stesso tempo cercava di allontanarlo.
Ma lui le prese brutalmente un braccio, e la
costrinse a indietreggiare.
Ah, mi indisponete! Sedetevi laggi, e non
vi occupate di quello che dice il povero Prospero,
che ormai non ha gi pi la testa a
posto.
Lei gett una occhiata verso la porta che comunicava
con la stanza vicina. Ma il tipo con la
barba grigia vi era piantato davanti, come una
sentinella.
 odioso! esclam con indignazione.
Sono sicura che se suo figlio fosse qui, mi
lascerebbe obbedire all'ultimo desiderio del
suo disgraziato padre.
Morand ebbe un sogghigno.
Sarebbe abbastanza stupido, probabilmente,
da farlo. Ma non pu muoversi, sono io
che comando, qui. Cercate di stare zitta, ora,
tutto quello che potreste raccontarmi non cambierebbe
per niente la situazione. Prospero 
vissuto da nemico della religione, e morir tale,
e anche io.
Sconsolata, comprendendo che non poteva
vincere la spaventosa fermezza di quel settario,
Michelina si sed presso il moribondo. Per una
mezz'ora assist alla sua terribile agonia, che
si addolciva solo per gli incoraggiamenti e le
preghiere mormorate al suo orecchio dalla vedova
di Cipriano, malgrado i grossolani sarcasmi
di Morand e del compagno... Di tanto in
tanto la medesima supplica usciva dalle aride
labbra di Prospero:
Un prete!
E Michelina diceva:
Domandate perdono a Dio. Se il vostro
pentimento  sincero, nonostante tutto, Egli pu
salvarvi.
Prospero ebbe a un tratto un violento spasimo.
Michelina appoggi sulle labbra di lui il
piccolo Crocifisso che portava sempre al collo.
Morand salt fino al letto, e cerc di prenderlo.
Ma Michelina lo respinse con forza inaspettata,
squadrandolo con una occhiata di disprezzo, che
lo ferm bruscamente.
Prospero ebbe un ultimo spasimo. E fu la
fine di quella vita, la fine di colui che aveva condotto
alla loro perdita tanti dei suoi fratelli, che
aveva, talvolta, presso certe anime, riempito
l'odioso ruolo che Giulio Morand aveva ora compiuto
vicino a lui.
Chi non aveva permesso al sacerdote di avvicinarsi
al capezzale di disgraziati pentiti dei
loro errori, si era veduto rifiutare, al letto di
morte, questo stesso, supremo favore, e Dio solo
sapeva se il suo pentimento era stato sufficiente
per meritargli, malgrado tutto, il perdono.
Michelina gli chiuse gli occhi, poi si volt e,
molto pallida, and verso la porta. Questa volta,
l'uomo dalla barba grigia si era fatto da parte.
I due uccelli di rapina non temevano pi che
si sottraesse loro l'anima di Prospero.
Michelina apr la porta, ed entr nella stanza
vicina. Alessio si raddrizz bruscamente, la sua
voce un po' rauca, domand:
Signora, come va?...
Ma prima di aver terminato la frase, aveva
letto la risposta sulla fisonomia turbata di Michelina.
E con un sospiro di dolore, lasci cadere
la testa sulla spalliera della poltrona a
sdraio...
Mi sembra impresa impossibile salvarlo...
Soltanto una grande felicit potrebbe far risorgere
in lui il desiderio di vivere. Senza tale desiderio,
non possiamo sperare in una guarigione.
Questa era stata la diagnosi enunciata dal
dottore, in presenza di Michelina e di Susanna,
che gli domandavano il suo parere su Alessio,
qualche giorno dopo la morte di Prospero.
Il giovanotto deperiva in modo spaventoso.
Aveva ritrovato un po' di forza all'indomani
della morte del padre, per scacciare Giulio Morand,
che pretendeva di essere il padrone di
villa Letizia. C'era stata tra loro una scena violenta,
al termine della quale Morand, ubriaco di
rabbia, aveva gridato:
Quella signora Mariey e sua figlia, sanno
quello che fanno! Eccoti padrone di tre bei miliardi,
che non si lasceranno sfuggire, e tutto
andr ai preti!
Tanto meglio, sar roba tolta agli avvoltoi
della tua specie! aveva risposto Alessio,
al quale Michelina aveva narrata l'odiosa scena
che si era svolta nella camera del moribondo.
Morand si era slanciato furente sull'infermo,
incapace di difendersi. Fortunatamente Susanna
vegliava nella camera vicina, e aveva chiamato
un domestico, che, per ordine di Alessio, aveva
messo alla porta Giulio Morand.
Dopo questa scena, Alessio si era indebolito
ancora. Michelina e Susanna non lo lasciavano
mai. La signora di Revals aveva sostituita temporaneamente
la portinaia, affinch potesse prodigare
le sue cure al giovane parente.
Alessio si mostrava molto riconoscente verso
la madre e la figlia. Il suo carattere sembrava
addolcito, si lasciava curare come volevano Michelina
e Susanna. Ma nonostante questo deperiva
visibilmente, e la ragazza sentiva ogni giorno
l'angoscia serrarle il cuore, alla vista della tristezza
di quelle cupe pupille.
Si crederebbe realmente che non vuoi guarire!
disse un giorno, in tono di dolce rimprovero.
Ma  proprio questo, infatti, rispose
con calma straziante. Non  comprensibile?
A chi sono utile, quaggi? A chi mancherei?
E poi libererei voi due pi presto da queste
cure che la vostra bont, e la promessa fatta
a mio padre, vi impongono nei confronti di un
povero infermo.
Alessio, te ne prego!  per affetto per te,
soprattutto, che lo facciamo!
Per affetto? No,  soltanto per dovere,
non dimentico quanto mi hai detto, o lasciato
capire un giorno... Ricordi? Ti chiesi se avresti
considerata una disgrazia vivere sempre vicino
a me. E mi rispondesti... Ricordi quello che mi
rispondesti, Claudina?
Lei abbass la testa, le sue mani tremanti si
posarono su quelle dell'infermo, brucianti di
febbre.
Dimentica questo! Ero cattiva. Ora che
comincio a conoscere gli insegnamenti del cristianesimo,
non lo dir pi.
Non lo dirai pi?  proprio vero?
I suoi occhi scrutavano avidamente la faccia
della giovane.
Verissimo, te lo assicuro. Non lo direi.
Tanto pi che ora, sei molto buono con me.
Mormor con dolorosa ironia:
Ah, non comprendevi, non comprendevi
quello che soffrivo! Vedermi incatenato, povero
essere inutile e spregevole, quando avrei voluto
possedere tutta la gloria del mondo per offrirtela,
Claudina! Oh, posso ben dirtelo, ora, ora
che sto per morire, posso confessarti quanto
sei stata amata! Non ho saputo fartelo comprendere,
e hai sofferto per colpa mia.
Ero inasprito, in rivolta, sentivo attorno a
me solo la negazione disperante del bello, del
bene, l'esaltazione delle gioie materiali; non vedevo
che uomini affamati, all'assalto degli onori,
alla conquista dell'oro, trascinando le loro convinzioni
e quelle degli altri, servendosi come
trampolino del disgraziato popolo ingannato, del
quale ridevano sfrontatamente tra loro. Tutto
questo mi ha reso cattivo. Forse una morale simile
a quella insegnata dai cristiani, mi avrebbe
trasformato in un altro uomo.
Oh, ne sono sicura! Il tuo cuore  tanto
nobile, nonostante tutto! esclam Susanna,
con le lacrime agli occhi.
Aveva ascoltato con emozione inesprimibile
le parole di Alessio, pronunziate con voce sorda
e ardente, che le rivelavano ci che era stata, ed
era ancora, per il giovane malato, e che contemporaneamente
le rivelavano le rovine operate
nell'anima di Alessio dall'educazione senza
Dio.
Se tu cercassi di conoscere questa religione
che mi sembra cos bella, cos consolante,
se tu volessi permettere alla mamma di parlartene?
Oh, volentieri! disse, con un gesto di
indifferenza. Mi piace sempre ascoltare tua
madre, parla con tanta dolcezza che vorrei ascoltarla
senza interruzioni. Ma  proprio inutile;
ora ho cos poco tempo da vivere, che non ne
avr a sufficienza per profittare dei suoi insegnamenti.
Oh, non ci vorr molto tempo, vedrai!
D'altra parte, tu vivrai, perch lo voglio!
Cosa vuoi dire? esclam lui, prendendole
la mano.
Te lo far sapere stasera.
Lasciata la camera dell'infermo, Susanna
and a trovare la madre ed ebbe con lei una
lunga conversazione, a conclusione della quale,
Michelina abbracci la giovane, dicendo con tenerezza
commossa:
Fallo, dunque, cara, poich Dio te ne
ispira il pensiero; fallo per salvare questa anima
che mi pare molto bella, e vicino alla quale potrai
veramente essere felice, se sai trovare la
felicit nel dovere compiuto per Dio.
Dopo desinare, madre e figlia vennero a sedersi
vicino ad Alessio. Il giovanotto pareva,
quella sera, molto pi abbattuto, ed estremamente
cupo. Susanna gli prese la mano, e disse
con dolcezza:
Non ricordi la promessa di stamattina,
Alessio?
Egli ebbe un gesto vago, e mormor:
E perch mai? Non voglio vivere!
Neanche se rimanessi sempre vicino a te?
Trasal, un raggio di felicit attravers il
suo sguardo stanco. Ma rispose sordamente:
Non accetterei mai questo. Non voglio la
tua infelicit, Claudina.
Ma se fosse una felicit, per me, attorniarti
di cure, vederti felice quanto potresti esserlo?
Se ti dicessi: Alessio, sar la tua moglie
fedele e amante, come tuo padre mi ha chiesto
un giorno?
I tratti stravolti, gli occhi splendenti di una
espressione in cui si univano la felicit e l'angoscia,
il giovane guardava Susanna, rossa per
l'emozione, e ne ascoltava la voce fremente.
A un tratto tese bruscamente la mano.
Taci! Non ne voglio sapere del tuo sacrificio!
Ho potuto desiderarlo un tempo, in un
momento di folle egoismo... e ancora, per un
momento, speravo che arriveresti ad amarmi.
Ma ora non accetterei una simile immolazione
da parte tua. Oh, non protestare, questa parola
immolazione non  troppo forte, se ricordi
i termini dei quali ti sei servita, il giorno in cui
ti ho lasciato capire che non avrei potuto vivere
senza di te!
Le lacrime riempirono gli occhi di Susanna.
Sei crudele a ricordarmi la mia cattiveria!
Egli le prese la mano, dicendo con dolcezza:
Perdonami. Ti ringrazio per la bont che
ti anima in questo momento, mi sar di conforto
per il poco tempo che mi rimane da vivere.
Ma io voglio che tu viva! disse lei, con
voce soffocata. Non mi crederai dunque, se
ti dico che sar felice vicino a te?
No, no, ribatt lui, con voce sorda.
Sei molto buona, ma non voglio. Tu pensi, cos,
di strapparmi alla morte. Forse ci riusciresti,
ma al prezzo della tua felicit. Questo no, poich
ti amo troppo per poter sopportare di vederti
infelice.
E se, invece, fosse quella la mia felicit?
La tua felicit! E sarebbe possibile?
Susanna si chin verso la madre, mormorando:
Mamma, diglielo tu, quanto sono stata
sciocca e pazza. Ma ora,  finita...
S, racconter tutto ad Alessio, cara. Ma
fino da ora, posso dirgli che trover in te una
sposa amante e fedele, una sposa cristiana,
Alessio.
Oh, tanto meglio, perch allora vi somiglier!
Ma non oso. Veramente, Claudina, non
rimpiangi nulla?
No. Conosco ora il valore di una anima
nobile, di un reale valore morale, e questa anima
 la tua, questo valore tu lo possiedi. Se vuoi
permettere alla mia cara mamma e a me, per
ignorante che sia ancora, di parlarti delle bellezze
immense, dei tesori contenuti nella nostra
religione, credo che saremo felici, perch il nostro
affetto si alimenter alla sorgente di Dio,
che non ha fine.
Mi insegnerai quello che vuoi, sar ben
ricompensato se acquister la rassegnazione e
la forza morale. Se mi vedi ancora duro e cattivo
come un tempo, non temere di dirmelo, ricordami
la promessa che ti faccio oggi, al momento
del nostro fidanzamento: Claudina, voglio
renderti felice, non voglio mai, volontariamente,
farti piangere.
Alcune lacrime riempivano gli occhi di Susanna,
lacrime di emozione, che colmavano il
suo cuore di dolcezza.
Grazie! Oh, sapevo che eri buono! Ma ho
qualche cosa da chiederti.
Di' presto, sar felicissimo di contentare
tutti i tuoi desideri.
Mamma, gli vuoi spiegare? domand
Susanna, volgendosi verso la madre.
Ecco di cosa si tratta, caro Alessio. Siccome
siamo povere, e tu molto ricco, si dir, naturalmente,
che Susanna agisce solo per interesse.
Oserebbero veramente?
Lo diranno, figliuolo mio, e chiss se tu
stesso, talvolta...
Oh, no, no! esclam lui, con calore,
prendendo la mano di Susanna. So che la sua
anima  troppo bella, troppo leale per agire sotto
un impulso tanto basso. No, Claudina mia, non
hai niente da temere da me.
Lo crediamo, disse Michelina, con gravit
commossa. Ma non tutti giudicheranno
cos. Eppoi, devo dirtelo, una parte di questo
patrimonio, quella che viene da tuo zio, non sembra
legittimamente acquisita. Il denaro del secondo
matrimonio di Zelia, che gliene ha portata
la maggior parte, non  denaro onesto, ai
nostri occhi. Ti chiediamo un sacrificio. Susanna
vorrebbe che tu conservassi, del tuo patrimonio,
solo l'indispensabile per vivere semplicemente
e provvedere alle cure che ti sono necessarie.
Il resto verrebbe usato per opere caritative,
per sovvenzionare grandi centri sociali.
Alessio avvolse con uno sguardo commosso
la madre e la figlia.
Chiami questo un sacrificio? Il lusso, le
comodit dalle quali sono stato circondato, mi
hanno forse dato la felicit? Mi dibattevo nella
notte senza speranza, il mio cuore era roso dalla
gelosia. Ora vedo splendere una speranza al di
l della tomba, ora so che la mia Claudina ha
fiducia nel mio affetto, e non abbandoner il suo
povero Alessio.
In confronto a queste pure felicit, cosa
vale per me la ricchezza? Vivremo modestamente,
tutti insieme, poich vi voglio tutti intorno
a me, e consegner il mio patrimonio a te e a
Claudina, affinch lo usiate per il bene.
Grazie, caro Alessio! disse Susanna, con
gli occhi brillanti di gioia. Oh, ti prover, stai
certo, che ti amo veramente, e che la mia sola
ambizione  darti un po' di felicit!
Lui mormor:
Claudina mia!
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Il matrimonio fu celebrato solo quattro mesi
pi tardi, quando Alessio ebbe superata la terribile
debolezza fisica alla quale non aveva voluto
opporre resistenza. Nello stesso periodo, si
era istruito dal punto di vista religioso, aveva
ricevuto il battesimo, e la prima Comunione.
Il matrimonio ebbe luogo a villa Letizia. Fu
una cerimonia semplice e commovente quella
che un la giovane, in tutto lo splendore della
sua bionda bellezza, all'infermo inchiodato per
sempre alla sedia a sdraio. Ci fu davvero chi
tent di insinuare che il grosso patrimonio di
Alessio era il solo movente di Susanna, ma queste
favole non ressero, quando si seppe che il
figlio di Prospero Louviers si era disfatto della
massima parte dei suoi beni, a profitto di numerose
opere, e che i giovani sposi, abbandonata
la lussuosa villa, sarebbero andati a vivere
con la signora Mariey e i suoi figli in una comoda,
ma semplice casa, gi affittata nel quartiere
di Montreuil. Susanna e sua madre avrebbero
pensato alla casa, mentre Luigi e Luciano
avrebbero continuato il loro mestiere, uno di
fabbro, l'altro di ebanista.
Tutti i di Mollens erano presenti, meno Enrico.
Sposato da un mese, era stato inviato in
una piccola guarnigione, ben poco importante.
Cosa poteva infatti sperare il governo, da un ufficiale
noto per queste caratteristiche: Clericale
militante, intelligenza superiore, molto pericoloso
per l'influenza esercitata sul soldato che
finge di trattare con bont e interesse. Da inviarsi
immediatamente in una guarnigione "scelta".
Ma stabilito da meno di quindici giorni nel
suo buco, il sottotenente scriveva al padre:
Ho potuto apprezzare subito, e una volta di
pi, caro babbo, la verit di quelle parole che
sono state la regola della tua vita: "c' da poter
fare del bene dappertutto, il terreno pi ingrato
 suscettibile di migliorare...". Tra i miei doveri
di sposo e quelli di ufficiale, posso, aiutato dai
miei principi cristiani, condurre una vita utile
e felice. I settari mi mettono degli ostacoli, sta
a me romperli, con la superiorit d'animo e
l'invariabile attaccamento alle cause sacre della
religione e della giustizia.
Anche Cesarina era venuta per assistere al
matrimonio della piccola Susanna, che aveva
cos spesso cullata, un tempo. Era invecchiata
e sciupata, ottima donna, ma il suo cuore era
pi caldo che mai, e il suo povero alloggio accoglieva
sempre dei diseredati.
Dopo la cerimonia, mentre i pochi invitati,
in mezzo ai quali si trovava la signora di Revals,
attorniavano Michelina, incantevole, nell'abito
di seta bianca offerto da Alessio, Susanna
venne a sedersi accanto al marito. Lui le prese
la mano, e l'avvolse con uno sguardo di tenerezza
commossa, nel quale passava un lampo
di incertezza.
Non rimpiangerai niente, vero, Susanna
mia? mormor.
Oh, non temere, caro Alessio! Ormai ho
apprezzato tutta la bellezza del tuo cuore!
E piegando la testa verso di lui, gli porse la
fronte, sulla quale egli pos dolcemente le
labbra.
Grazie, Susanna, cara moglie mia. Saremo
dunque uniti... uniti come avevo sognato. Ricordi
quando ti dicevo che volevo vederti pensare
come me, volevo trovare in te gli stessi miei
gusti, le stesse opinioni? Ebbene, questo sogno
si realizzer poich eccomi anche io cristiano,
ed  solo nella religione, lo sento, che si trova
la vera unione dei cuori, la vera gioia dello spirito!
Rimase per qualche istante silenzioso, con lo
sguardo fisso sul gruppo formato da Michelina,
il signore e la signora di Mollens, Cesarina.
Susanna, ecco chi ama davvero il popolo,
chi pratica realmente la fratellanza! disse a
bassa voce. I politici fanno solo la commedia.
S, vi sono due fraternit nel mondo: quella
che si pratica nella sincerit del proprio cuore,
a prezzo anche di sacrifcio, e quella che serve
di insegna per ingannare il mondo.
...
.
...
FINE.